Donne ingegnere, stipendi più bassi: la questione di genere è ancora aperta

Il solito ritornello (ma guai a dimenticarlo): tra i confini italiani le donne ingegnere sono un’eccellenza nel settore delle professioni tecniche ma non vengono ancora considerate adatte ad un ruolo di leadership professionale alla stregua dei colleghi maschi. Questo uno dei temi emersi con maggior forza dal convegno “Ingenio al femminile. Storie di donne che lasciano il segno” organizzato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri ed andato in scena lo scorso 25 Febbraio a Roma.

Minori possibilità di arrivare a posizioni apicali e stipendi più bassi: questi i due elementi affiorati nel corso della giornata. Due temi evidente correlati tra loro in una concatenazione di causa-effetto. Nel corso della giornata è stata presentata anche una ricerca del Centro Studi CNI “Leadership al femminile” con la quale si è voluto fare il punto sulla presenza delle donne nelle posizioni apicali. Dalla ricerca si comprende come la strada che conduce alla parità tra uomini e donne, e ad una presenza più consistente delle donne nelle posizioni di vertice delle imprese, è ancora lunga e difficile. “A fronte dei cambiamenti del mercato e della maggiore istruzione delle lavoratrici femminili, l’equiparazione non c’è e spesso le donne risultano meno pagate, più a rischio di perdere il lavoro e meno libere di scegliere”.

Ingegneri: un elevatissimo gap di genere
Il ruolo delle donne ingegnere fa molta fatica ad emergere in Italia, soprattutto se si fa il paragone con il resto d’Europa; è infatti pari al 19% l’indice relativo al gender eployment gap, ovvero la differenza tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile. Mentre raggiunge il 6% il gender pay gap, ovverosia l’indice che misura la differenza di retribuzione oraria tra uomini e donne in rapporto alla retribuzione oraria media degli uomini, uno dei dati peggiori del contesto europeo.

Altro dato critico in questa direzione è rappresentato dal tasso di occupazione femminile che si attesta in questo momento al 50,3%, ben 13 punti sotto la media dell’Unione Europea. Numeri che devono far riflettere sulla necessità di garantire una piena eguaglianza di opportunità di accesso nel mercato del lavoro.

Armando Zambrano, Presidente del CNI ha dichiarato: “Come Consiglio Nazionale  abbiamo dato un forte contributo per la crescita delle donne ingegnere italiane. Altro faremo in futuro. Le prossime iniziative che prenderemo per raccontare l’eccellenza dell’ingegneria italiana nel mondo, ad esempio, daranno molto spazio alle donne che si sono distinte in questa nostra professione”.

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Due voci femminili
Ania Lopez
, Consigliere CNI e curatrice dell’evento, ha commentato: “Finché nel nostro e in altri paesi ci sarà questa cultura che tende a penalizzare il ruolo della donna nel mondo del lavoro, in particolare per quanto riguarda le posizioni di vertice, le quote rosa continueranno a svolgere un’importante funzione. Potremo abbandonarle solo quando la parità farà parte della nostra cultura”.

Carla Cappiello, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Roma, ha dal canto suo giudicato l’evento “un’ottima occasione per riflettere sullo stato delle donne nel mondo del lavoro, con particolare riferimento all’ingegneria. La nostra presenza è ancora scarsa, anche in ambito tecnico-scientifico”.

Leggi l’intervista effettuata poche settimane fa dalla redazione di Ediltecnico a Carla Cappiello.


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