Dove è finita la documentazione delle strutture prefabbricate in c.a.?

Dove è finita la documentazione delle strutture prefabbricate in c.a.?

documentazione delle strutture prefabbricate in c.a.

La domanda su dove sia finita la documentazione delle strutture prefabbricate in c.a. sorge nel momento in cui un tecnico interviene in un secondo tempo sulla struttura. 

Gli edifici realizzati con strutture prefabbricate in cemento armato sono destinati, nella maggior parte dei casi, ad ospitare attività produttive; ne contengono e proteggono quindi negli anni le vicende, e sono inevitabilmente coinvolti, prima o poi, nelle necessità di cambiamento che le attività “contenute” manifestano.

È del tutto normale che ciò accada, e sta accadendo sempre più spesso per una serie concomitante di fattori: gli edifici esistenti cominciano ad avere 30, 40 o 50 anni, la velocità con cui cambiano processi produttivi ed organizzazioni del lavoro sono sempre più rapide, la percezione del pericolo in caso di incendio o di terremoto è, grazie al cielo, in continua crescita, ecc.

Se accade per scuole, ospedali, residenze, che in qualche modo ospitano attività più “stabili”, a maggior ragione e con più frequenza accade per gli edifici produttivi; inoltre, nella nostra cultura facciamo una grande fatica a considerare “provvisorio” un edificio: complici una serie di norme e di prescrizioni (regolamenti comunali, soprintendenze, Autorità di bacino o di Ambito territoriale omogeneo, leggi regionali, ecc.) si tende a modificare e “stiracchiare” anche gli edifici che sarebbe più sensato radere al suolo e rifare da zero.

La prima domanda che sorge quando si inizia a ragionare sulle modifiche da apportare ad un edificio esistente è: “Sono disponibili dei disegni? Si può recuperare una ragionevole documentazione delle strutture prefabbricate in c.a.?”.

Vediamo nello specifico cosa occorre fare in questi casi.

Potrebbe interessarti: Progettazione edifici prefabbricati in c.a. approccio e scelte consigliate

Documentazione delle strutture prefabbricate in c.a. Come reperire la documentazione?

L’esperienza di chi scrive (ndr Giovanni Marini), ma anche di tanti colleghi, soprattutto dal 2012 (terremoto in Emilia) è che in questi casi la Proprietà scopre che la documentazione tecnica “è sparita”, o più spesso nessuno sa più se ci sia e dove sia.

Per evitare ciò, o per cercare di porvi rimedio, è opportuno:

per un edificio in fase di realizzazione

farsi consegnare da tutte le imprese che hanno contribuito a realizzare l’edificio una serie completa, su carta e su supporto informatico (in un formato decentemente standard), della documentazione tecnica esecutiva, come realizzata (as built), di ciò che è stato di loro competenza. Quindi, ad esempio, anche le carpenterie e le armature dei pannelli di tamponamento; anche il fascicolo con le istruzioni per il montaggio, completo della lista dei materiali e degli accessori.

Farsi consegnare una copia “conforme” del registro di produzione dei manufatti prefabbricati, e copia dei certificati delle prove “interne” e di laboratorio ufficiale che il prefabbricatore ha effettuato sui materiali (calcestruzzo, acciaio ordinario, acciaio armonico, acciaio da carpenteria, ecc.) impiegati nella confezione dei manufatti e nell’assemblaggio dell’edificio.

Farsi consegnare la documentazione di “qualificazione” (attività prescritta dalle vigenti Norme) relativa ai collegamenti strutturali realizzati: lista di tracciabilità, certificati, eventuali verifiche interne eseguite. Infine, importante ma non scontato, assemblare tutta questa documentazione e fornirla (meglio se in duplice copia) alla proprietà ed al titolare dell’attività che andrà ad insediarsi nell’edificio, raccomandando di conservarla con estrema cura;

per un edificio esistente

se la fortuna ci assiste, può essere che il proprietario o un suo storico collaboratore ripeschi in archivio la cosiddetta “Pratica del Genio Civile”, o che il tecnico a suo tempo incaricato della realizzazione abbia conservato lui la stessa pratica e la possa mettere a disposizione. Altrimenti bisogna andare per tentativi, confidando nella correttezza dei tecnici e degli uffici pubblici nel tempo coinvolti:

– dalla emanazione della legge n. 1086 del 5 novembre 1971 (con qualche mese di “rodaggio” variabile da zona a zona) e fino al 31 dicembre 2001 fu obbligatorio depositare, presso i competenti uffici regionali, la pratica strutturale completa relativa ad ogni opera di ingegneria civile che ci si apprestava a realizzare; su richiesta della proprietà o di altra persona avente titolo, tale documentazione viene resa disponibile per poterla consultare e/o duplicare.

Per poter individuare con precisione la pratica che interessa, è opportuno conoscerne il numero: spesso il documento emesso dal comune competente per consentire l’utilizzo dell’edificio (Certificato di abitabilità, o di agibilità, o equivalente) riporta gli estremi dell’Atto di collaudo statico, che contengono il numero della pratica; in alternativa, conoscendo il comune di edificazione, o il nome dell’impresa (spesso quella che realizzò le opere di fondazione, le prime depositate), o il nome del direttore dei lavori, o il nome del committente, e l’anno di deposito della pratica, e dotandosi di pazienza, si può riuscire a venire in possesso del numero cercato; si deve notare che alcune regioni hanno mantenuto la gestione delle pratiche a suo tempo depositate, in certi casi con ottimi risultati di efficienza del servizio, mentre altre hanno preferito consegnare ai comuni interessati le “vecchie pratiche”, con il risultato che la preziosa documentazione è spesso inaccessibile o dispersa; infine, ci sono stati in alcuni casi anche incendi, alluvioni o crolli che hanno colpito gli edifici in cui le pratiche erano stoccate, con conseguente perdita di tutti i documenti;

Leggi anche: Fascicolo fabbricato BIM. Come gestire le informazioni degli edifici esistenti

-dal 1° gennaio 2002 ad oggi, il deposito va effettuato presso l’Ufficio comunale competente, che dovrebbe essere in grado di mettere a disposizione del richiedente la pratica desiderata.

Se poi, sfruttando la “memoria storica” della proprietà o qualche targa ancora incollata ai manufatti, si riesce ad individuare il prefabbricatore che a suo tempo realizzò l’edificio, si può tentare di contattarlo; molti hanno cessato l’attività, specialmente nell’ultimo decennio, e molti non conservano la documentazione per più dei dieci anni obbligatori per legge, ma un tentativo si può comunque fare.

In ogni caso, una volta entrati in possesso della pratica contenente la documentazione tecnica, è di fondamentale importanza duplicare, se presenti, anche tutti i certificati relativi alle prove sui materiali che furono effettuate in occasione del collaudo.

Il testo sulla documentazione delle strutture prefabbricate in ca è di Giovanni Marini.

Per saperne di più, leggi il volume:

Strutture prefabbricate in cemento armato

Strutture prefabbricate in cemento armato

Giovanni Marini, 2019, Maggioli Editore
Andando oltre l’apparente semplicità degli edifici realizzati con struttura prefabbricata in cemento armato, che sembrano assomigliarsi un po’ tutti, la realtà è invece più complessa e sfumata e conviene approcciarla con particolare...

22,00 € 19,80 € Acquista

su www.maggiolieditore.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *