Dl Semplificazioni. Quali novità previste in campo edilizio?

Dl Semplificazioni. Quali novità previste in campo edilizio?

Dl Semplificazioni

Arriva in Senato il Dl Semplificazioni (Dl 14 dicembre 2018, n. 135). Molti gli ostacoli incontrati, ma dopo aver ottenuto il via libera delle commissioni, in questi giorni dovrebbe essere licenziato e finire alla Camera, con l’ottenimento del voto di fiducia per la seconda lettura per poi essere approvato e convertito in legge entro il 12 febbraio 2019.

Tra le significanti novità previste in campo edilizio, oltre all’estensione dai tre ai ventiquattro mesi del termine entro il quale il datore di lavoro potrà regolarizzare il versamento dei contributi senza incorrere in sanzioni, vi sono lo snellimento delle procedure relative all’avvio dei lavori, che interessano interventi di rilevanza minore o nessuna, in zona sismica.

In Senato, si attende il sub-emendamento che conferma l’obbligo di utilizzare il Dm Parametri per definire gli onorari dei professionisti, riparando così il danno creato negli scorsi giorni, con l’approvazione dell’emendamento 5.27 (testo 2).

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Altre importanti novità interessano l’eliminazione dell’obbligo di presentazione allo sportello unico, in triplice copia dei progetti e della relazione ultimata oltreché la cancellazione dello specifico riferimento ai materiali di costruzione delle opere nel T.U. che di conseguenza, consente al materiale legno di prendere parte alla categoria.

Tali modifiche sono state approvate con l’emendamento 5.0.22 nella seduta n. 2 del 22/01/2019 dalle Commissioni Prima ed Ottava. Vediamo nel dettaglio, tutte le novità.

Dl Semplificazioni. DURC estensione dei termini

All’articolo 2, comma 1-bis, del Dl 12 settembre 1983, n.463, si legge:

  1. Le ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, ivi comprese le trattenute effettuate ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153, debbono essere comunque versate e non possono essere portate a conguaglio con le somme anticipate, nelle forme e nei termini di legge, dal datore di lavoro ai lavoratori per conto delle gestioni previdenziali ed assistenziali, e regolarmente denunciate alle gestioni stesse, tranne che a seguito di conguaglio tra gli importi contributivi a carico del datore di lavoro e le somme anticipate risulti un saldo attivo a favore del datore di lavoro.

1-bis. L’omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1 è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire due milioni. Il datore di lavoro non è punibile se provvede al versamento entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

Il termine di tre mesi indicato al comma 1-bis, viene sostituito con il termine di ventiquattro mesi.

Lavori in zona sismica, iter più veloci

L’articolo 5-bis del Dl 135/2018, introduce semplificazioni in materia di edilizia con l’inserimento dell’articolo 3-bis nel DPR n.380 del 6 giugno 2001 e la modifica degli articoli 65,67,93, 94 e 90.

Con l’art. 3-bis, che riguarda gli interventi in zone dichiarate sismiche, vengono classificati:

a) Interventi rilevanti nei riguardi della pubblica incolumità, ovvero:

  1. gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico di costruzioni esistenti nelle località sismiche ad alta sismicità (Zona 1 e Zona 2);
  2. le nuove costruzioni che si discostino dalle usuali tipologie o che per la loro particolare complessità strutturale richiedano più articolate calcolazioni e verifiche;
  3. gli interventi relativi ed edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, nonché relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso;

b) interventi di minore rilevanza nei riguardi della pubblica incolumità:

  1. gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico dì costruzioni esistenti nelle località sismiche a media (Zona 3) e bassa sismicità (Zona 4);
  2. le riparazioni e gli interventi locali sulle costruzioni esistenti;
  3. le nuove costruzioni che non rientrano nella fattispecie di cui al punto a. 2);

c) interventi privi di rilevanza nei riguardi della pubblica incolumità:

  1. gli interventi che, per loro caratteristiche intrinseche e per destinazione d’uso, non costituiscono pericolo per la pubblica incolumità.

Degli interventi, in quelli di minore rilevanza o privi di rilevanza, non è necessario predisporre la relazione a struttura ultimata ed il certificato di collaudo è sostituito dalla dichiarazione di regolare esecuzione, resa dal direttore dei lavori. Altra modifica riguarda, l’inizio dei lavori relativi a tali interventi (modesta o privi di rilevanza) che potrà avvenire senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione.

Cosa cambia nell’articolo 65 del Testo Unico Edilizia, con il Dl Semplificazioni?

Le modifiche che saranno introdotte con il Dl Semplificazioni, toccano l’art. 65 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Vediamo cosa accade.

Come anticipato sopra, il comma 1 che definisce:” le opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica, prima del loro inizio, devono essere denunciate dal costruttore allo sportello unico, che provvede a trasmettere tale denuncia al competente ufficio tecnico regionale” è sostituito dall’espressione: Le opere realizzate con materiali e sistemi costruttivi disciplinati dalle norme tecniche in vigore, prima del loro inizio, devono essere denunciate dal costruttore allo sportello unico”.

Con tale modifica, pertanto scompare la specifica individuazione dei materiali quali conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica a favore di opere realizzate con materiali e sistemi costruttivi disciplinati dalle norme tecniche in vigore.

A subire modifiche, con il Dl Semplificazioni, è anche il comma 3, dal quale scompare la richiesta della triplice copia del progetto dell’opera e della relazione illustrativa. Difatti, Il nuovo comma recita:

“alla denuncia devono essere allegati:

a) il progetto dell’opera firmato dal progettista, dal quale risultino in modo chiaro ed esauriente le calcolazioni eseguite, l’ubicazione, il tipo, le dimensioni delle strutture, e quanto altro occorre per definire l’opera sia nei riguardi dell’esecuzione sia nei riguardi della conoscenza delle condizioni di sollecitazione;

b) una relazione illustrativa firmata dal progettista e dal direttore dei lavori, dalla quale risultino le caratteristiche, le qualità e le prestazioni dei materiali che verranno impiegati nella costruzione.”.

Con il nuovo comma 4, che recita: “lo sportello unico rilascia al costruttore, all’atto stesso della presentazione, l’attestazione dell’avvenuto deposito, non sarà più previsto il rilascio di una copia del progetto e della relazione, ma la sola attestazione dell’avvenuto deposito.

L’obbligo della triplice copia della relazione sull’adempimento degli obblighi, scompare anche dal comma 6.

Gli emendamenti non piacciono agli Architetti. Illusoria semplificazione

Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, manifesta la contrarietà verso quanto predisposto negli emendamenti e commenta:

l’emendamento 5.27 è del tutto incomprensibile in quanto vieta alle stazioni appaltanti di ricorrere al cosiddetto Decreto parametri, ma solo per affidamenti diretti di cui all’art. 31 comma 8 del Codice. Forse sfugge a chi ha proposto l’emendamento che, in ogni caso, per procedere all’affidamento diretto, le stazioni appaltanti devono prima calcolare l’importo a base di gara con il Decreto parametri, come prescrive l’art.24 comma 8 (che non è stato abrogato), e solo dopo possono essere attivate le procedure di affidamento diretto, per le quali il Codice prevede peraltro l’applicazione del criterio di selezione del prezzo più basso. Non si intuiscono, quindi, le finalità di un emendamento inutile, contraddittorio e pericoloso che produrrà solo confusione, errori e contenziosi, finendo per appesantire anziché semplificare gli affidamenti”.

Altri emendamenti incomprensibili sono il 5.0.22 e il 7.0.5  che, perseguendo un’illusoria semplificazione nell’ambito del testo unico per l’edilizia, finiscono per complicare  notevolmente le procedure per il deposito di progetti strutturali all’Ufficio della Regione (Genio Civile), per tramite dello sportello unico. Infatti, mentre il testo vigente prescrive l’autorizzazione preventiva solo per gli interventi strutturali nelle zone ad alta sismicità, per effetto dell’emendamento l’autorizzazione preventiva sarebbe necessaria anche per le nuove costruzioni ricadenti in zona a bassa sismicità, se ritenute “rilevanti dal punto di vista della pubblica incolumità”. Con il risultato di avere appesantito le procedure attualmente adottate dagli addetti ai lavori, attribuendo notevoli responsabilità al professionista incaricato che, in relazione all’intervento progettato,  dovrà assumere la decisione di  procedere al semplice deposito o, al contrario,  richiedere l’autorizzazione preventiva”.

Consulta il Dossier sugli emendamenti 

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