Dissesto idrogeologico. Clini: “Quello che è stato fatto in Italia non ha senso”

Quello che non abbiamo ancora fatto a livello europeo è assumere un impegno per la protezione dei territori e per il loro adattamento ai cambiamenti climatici”. Non usa mezzi termini il neo ministro dell’ambiente Corrado Clini, parlando di tutela del territorio e del dissesto idrogeologico che minaccia gran parte del territorio italiano. In una intervista a Radio Anch’Io, Clini ammette che nel passato una parte delle risorse destinate alla protezione del territorio sono state impiegate per completare, invece, interventi di risistemazione delle rete urbane o piuttosto sulle infrastrutture.

 

Tra le prime proposte di Clini vi è l’istituzione di un fondo stabile per la prevenzione del dissesto idrogeologico e la sicurezza del territorio. Le risorse che andrebbero a costituire questo fondo potrebbero essere reperite all’interno delle entrate fiscali.

 

Per reperire risorse destinate alla sicurezza del territorio” ha aggiunto Clini, intervendo mercoledì scorso al termine di un incontro presso la Regione Liguria, “dobbiamo considerare tutte le possibilità, non c’è una soluzione unica. Abbiamo già fatto ricorso, per esempio, all’utilizzo dell’aumento dell’accise sul carburante per ottenere risorse destinate alla protezione del territorio e gestite dalla Protezione Civile”.

 

Sempre a margine dell’incontro, il governatore della Regione Liguria e Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni e Provincie autonome hanno avanzato l’ipotesi che gli interventi di sistemazione del territorio sui comuni a rischio idrogeologico possano non entrare nei patti di stabilità fatti dagli stessi comuni.

 

Il ministro dell’ambiente ha poi sottolineato come sia necessario riscrivere la legge urbanistica, trovare nuovi criteri di riferimento per le autorizzazioni e ripensare le procedure autorizzative (leggi anche Pianificazione e governo del territorio: la rassegnazione dei professionisti).

 

Non si tratta di creare una nuova mappa delle zone a rischio”, conclude Clini, “ma di aggiornare la mappa della vulnerabilità del nostro territorio rispetto ad eventi climatici estremi, avendo presente che la serie storica degli eventi degli ultimi 20 anni suggerisce che si sta passando da un regime climatico ad un altro”.
Insomma per Clini occorre al più presto dotarsi di infrastrutture adeguate: reti fognarie correttamente dimensionate, bacini idrici e interventi sui territori più sensibili.

 

Infine, citando a modello “la competenza e l’organizzazione della Regione Liguria per quanto riguarda la gestione della Protezione Civile” Clini ha detto di stare pensando a una nuova “linea guida per le procedure autorizzative” in materia di urbanizzazione.

 

Bisogna rivedere la legge urbanistica italiana”, ha concluso il ministro dell’ambiente. “In troppi casi quello che è stato fatto in Italia non ha senso. Bisogna essere consapevoli che vi sono state e vi sono in Italia autorizzazioni edilizie che non avrebbero dovuto essere date”. Ci sono voluti troppi morti in tutta Italia per accorgersene.


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