Dissesto idrogeologico: crollo ponte a Cagliari. Perché accade?

Dissesto idrogeologico: crolla ponte a Cagliari. Perché accade?

Dissesto idrogeologico

Non sono rare le notizie sui danni che i collegamenti stradali subiscono a causa di piogge molto intense e del dissesto idrogeologico. Ad essere, purtroppo, passata alla cronaca in questi giorni è la regione Sardegna per la quale è stata diramata un’allerta rossa sui settori orientali e meridionali. L’azione delle piogge è causa di disagi che spesso interessano le infrastrutture.

Questa volta a crollare è parte del ponte sul rio Santa Lucia lungo la statale 195 che collega Cagliari al comune di Capoterra. Un tratto di strada, qualche chilometro prima, era già ceduto provocando una voragine che ha costretto la Polizia municipale a chiudere la statale all’altezza del ponte della Scafa. La forza dell’acqua, a seguito dell’esondazione del rio avvenuta nella mattinata del 10 ottobre 2018, ha causato il collasso parziale del ponte.
Stando a quanto riportato dall’ANSA: l’esondazione del rio Santa Lucia ha completamente allagato la cittadina di Capoterra costringendo il sindaco a chiudere le scuole e l’Anas diverse strade su tutte, la statale 195 Sulcitana. Il paese è isolato.
Questo è uno dei tanti casi che purtroppo, interessano la cronaca e costano caro anche la vita delle persone coinvolte in avvenimenti di questo tipo.

Guarda il video dell’area colpita dal nubifragio

Le cause principali del dissesto idrogeologico

Il cambiamento climatico e la frequente manifestazione di eventi piovosi brevi ma acuti e localizzati, combinati alla condizione geologica, morfologica ed idrica della nazione, determinano le condizioni di dissesto idrogeologico del paesaggio. La saturazione dei versanti da parte delle acque meteoriche è sicuramente la principale causa di instabilità.

Tuttavia, il dissesto idrogeologico non ha un’origine esclusivamente naturale. La cattiva gestione del territorio che include la meccanizzazione dell’attività agricola, l’insufficiente manutenzione delle opere idrauliche di regimazione, la modifica degli assetti idrografici, con l’asportazione di materiale e scavi sregolati, hanno causato mutamenti lungo le aree fluviali.

Molte le infrastrutture e le città a sorgere in prossimità di sbocchi valligiani e corsi d’acqua. Le strade restano, le più colpite in assoluto perché sviluppate lungo versanti colpiti da fenomeni di instabilità gravitativa o in prossimità di terrapieni nati con l’esigenza di collegamenti comodi e diretti. Spesso le aree edificate o le strutture realizzate fungono da imbuto causando esondazioni a seguito di fenomeni precipitativi abbondanti.

Prevenzione come cura

La mappatura delle aree a rischio idrogeologico a livello nazionale pone stretti vincoli all’edificazione nelle aree interessate ed esistono legislazioni in materia di difesa del suolo.

Fondamentale è l’azione preventiva e comunicativa del Servizio Nazionale di Protezione civile, che opera a livello centrale, regionale e locale. Un sistema complesso di competenze che coinvolge Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, le Forze Armate, le Forze di Polizia, il Corpo Forestale dello Stato (assorbito dal 1° gennaio 2017 nell’Arma dei Carabinieri), la Comunità scientifica, la Croce Rossa Italiana, le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, le organizzazioni di volontariato, il Corpo Nazionale di soccorso alpino e speleologico costituiscono le strutture operative.

Ciò nonostante, si continuano a subire i danni e purtroppo a costruire nelle aree soggette a rischio. Parlare di prevenzione non è mai abbastanza, perché necessaria e improcrastinabile. Può rappresentare un inizio, ri-dare spazio ai fiumi, intervenire con la risistemazione del reticolo drenante, la manutenzione dei bacini, canalette e fossi di guardia ed il drenaggio profondo attraverso gallerie pozzi e trincee.

In Italia si verificano in media 7 eventi disastrosi per anno connessi a frane e alluvioni.

Dal rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) , le aree a pericolosità idraulica elevata in Italia risultano pari a 12.405 kmq, le aree a pericolosità media ammontano a 25.398 kmq, quelle a pericolosità bassa (scenario massimo atteso) a 32.961 kmq. Le Regioni con i valori più elevati di superficie a pericolosità idraulica media, sulla base dei dati forniti dalle Autorità di Bacino Distrettuali, risultano essere Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto.

Mentre per la popolazione residente esposta a rischio alluvioni in Italia, i dati sono: 2.062.475 abitanti (3,5%) nello scenario di pericolosità idraulica elevata P3 (tempo di ritorno fra 20 e 50 anni); 6.183.364 abitanti (10,4%) nello scenario di pericolosità media P2 (tempo di ritorno fra 100 e 200 anni) e 9.341.533 abitanti (15,7%) nello scenario P111 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi).
Dissesto idrogeologico

Scarica il rapporto ISPRA completo

Le statistiche parlano chiaro sull’elevata esposizione del territorio italiano al rischio alluvioni, pertanto ricordarsi della tutela del paesaggio solo alla luce di eventi catastrofici, non ha senso. La strategia da percorrere è quella di investire periodicamente e a lungo termine, rendendo una priorità la sicurezza del territorio e dell’ambiente, mettendo in atto una limitazione al consumo di suolo, facendo così fronte ai fenomeni idrogeologici (anche sismici) per non arrivare impreparati e cercare colpevoli solo a disastro avvenuto.

Fonti: immagine di copertina della Statale 195 e della zona di Capoterra effettuate dall’elicottero AB412 del reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza, Cagliari, 10 ottobre 2018. ANSA/UFFICIO STAMPA GUARDIA DI FINANZA, video di La Repubblica

Per approfondire:

Dissesto idrogeologico e stabilità dei versanti

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