Digitalizzazione nell’edilizia: gli orizzonti del Digitally Enabled

Si è svolta ieri la prima giornata di incontro organizzata dall’associazione culturale dei docenti universitari della produzione edilizia dedicata al tema sempre più urgente della digitalizzazione nell’edilizia.

Il prof. Angelo Ciribini dell’Università degli studi di Brescia, tra i massimi esperti di Building Information Modeling, ha riassunto per noi i contenuti dell’incontro che presentiamo in anteprima ai nostri lettori.

Il workshop organizzato da ISTeA aveva un obiettivo preciso, vale a dire quello di precisare meglio i contorni dell’orizzonte della digitalizzazione in Europa nel settore dell’ambiente costruito, partendo da una esperienza sistemica trainante, quella britannica, e da un contesto assai simile al nostro, quello tedesco.

In realtà, il seminario è coinciso con due eventi assai significativi:

1) la presentazione alla Camera, da parte dei relatori, di un emendamento inerente alla progressività dell’introduzione della modellazione informativa nel Codice dei Contratti pubblici;

2) l’affare Volkswagen.

Il secondo tema probabilmente può essere ascritto a una serie di fattori, tra cui i conflitti intestini al gruppo di Wolfsburg, presenta una ricaduta occupazionale che investe anche l’indotto Italiano, investe indirettamente i rapporti storici assai stretti tra il Governo federale e il top management, a partire da Adenauer e Nordhoff, potrebbe segnare l’avvio della transizione verso l’autoveicolo ibrido, ma, soprattutto, ai Nostri fini, è in grado di incrinare pericolosamente la credibilità del paradigma del 4.0, la Quarta Rivoluzione Industriale.

Il primo tema, invece, può segnare un passaggio decisivo per il settore delle costruzioni nel nostro Paese, ma ciò dipenderà dalla prevalenza dei metodi sugli strumenti.

Premesso tutto questo, Anne Kemp ha ottimamente dimostrato come l’intento trasformativo del Governo Britannico, per quanto ovviamente emblematico di una leadership strategica, da condividere, però con gli Stati Uniti, sia inclusivo e adattivo.

Anne, soprattutto, ha evidenziato il nesso strettissimo che intercorre tra gestione del dato e dell’informazione, tramite BIM, GIS o quant’altro, vedi Simulazione e Gamificazione, e processi decisionali legati al Programme, al Portfolio e al Project Management.

In questa occasione, infatti, si è potuto constatare chiaramente come il ruolo di primazìa del settore e del mercato britannici sulla digitalizzazione sia, in definitiva, ascrivibile a una visione di lungo termine, propria della Digital Built Britain, a cui occorre rispondere con eguale intensità.

L’orizzonte di tale strategia, contraddistinta dalla nozione di ciclo di vita, è behavioural e operational, in quanto le implicazioni della digitalizzazione sul settore sono assai inedite e, di conseguenza, fortemente imprevedibili, ma denotano una estensione di esso, dell’ambiente costruito, che va molto oltre i confini tradizionali poiché intercetta l’Innovazione sociale che riguarda l’invecchiamento della popolazione, i fenomeni migratori, l’agglomerazione urbana, gli interventi sul costruito esistente.

Collaborazione e integrazione appaiono, così, categorie necessarie, ma non scontate, da indagare e da governare.

La digitalizzazione nell’edilizia, infatti, è essenzialmente cultura e comprensione del dato, e si pone lungo il tratto che comprende conoscenza e rischio, policy-maker e financial institution, traguardando una inevitabile affermazione delle logiche delle ICT Company e delle public utility sugli attori tradizionali del comparto delle costruzioni, che non significa ovviamente sostituzione, bensì governo, attraverso le data analytics.

Ilka May, partendo dal proprio background maturato nel Regno Unito, ha illustrato come la piattaforma nazionale che dirige, Planen-Bauen 4.0, voluta fortemente dal Ministero federale delle infrastrutture digitali e dei trasporti, sia dichiaratamente ispirata al tragitto britannico, pur prendendo le mosse dal lavoro della Commissione ministeriale per la riforma delle grandi opere.

Si tratta di un percorso molto chiaro e lucido, che cerca di coinvolgere sistemicamente tutte le rappresentanze, che ha di mira lo smart landscape.

Anne e Ilka, peraltro, appartengono alle due knowledge-based organization per antonomasia, Atkins e Arup, oggetto, già a suo tempo, degli studi di David Gann.

Ciò ci riporta al fatto che la sfida sia, anzitutto, culturale e sociale, ancor prima o più che tecnologica.

Si tratta, nel nostro Paese, di ricostruire, di ripensare il settore e il mercato, sulla base di idee originali e aggregative, avendo ben presente i livelli altissimi delle strategie degli altri Sistemi Paese, ma anche le loro debolezze e difficoltà, a partire dalla qualità della domanda pubblica.

Spesso si è localistici in quanto le esperienze altrui, nei confronti delle quali si è contemporaneamente riluttanti e ammirati, sono percepite in maniera superficiale e remota.

Servono uno sguardo meno decentrato e un maggiore attivismo!

ISTeA proseguirà a breve l’interrogazione con una iniziativa su Transizioni Energetica e Digitale che coinvolga esponenti ministeriali di vari Stati membri.


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico