Che differenza c’è tra una Passivhaus e una Active House?

Che differenza c’è tra una Passivhaus e una Active House?

Negli ultimi vent’anni il mondo delle abitazioni ha subito grandi evoluzioni, con l’obiettivo di migliorare le performance energetiche e strutturali degli edifici garantendo il comfort agli utenti utilizzatori.

La possibilità che il costo ambientale globale di un edificio venga inserito nella contabilità privata e pubblica, è una condizione realistica così come il consumo energetico di gestione, specie per il riscaldamento e raffrescamento, rappresenterà in un futuro prossimo un parametro cruciale insieme all’impatto ambientale nell’intero ciclo di vita.

Progettare un edificio a basso consumo energetico significa raggiungere tra gli obiettivi:

  • un basso consumo energetico globale, corrispondente alla classe prevista dal progetto;
  • l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, riducendo in modo drastico l’inquinamento in atmosfera;
  • il massimo benessere ambientale;
  • l’inserimento dei materiali utilizzati, a fine vita, in un nuovo ciclo produttivo con il minimo costo;
  • la riduzione dei tempi di costruzione.

Passivhaus e Active house rappresentano due filosofie costruttive nate con un’intenzione che le accomuna, ovvero sviluppare nuove visioni che pongano sempre più l’attenzione sugli utenti, sullo spreco di energia e sulle relative perdite economiche.

Tuttavia, una Passivhaus mette al centro il sistema di isolamento l’utilizzo delle fonti di calore già presenti nell’edificio (calore corporeo, elettrodomestici…), mentre un’Active House sfrutta l’orientamento strategico degli ambienti e utilizza sistemi tecnologici green per garantire il comfort climatico all’interno dell’edificio.

Vediamo nel dettaglio la differenza Passivhaus e Active house, chiarendone gli aspetti principali.

Passivhaus

L’approccio tecnico al problema dell’efficienza energetica legata al riscaldamento e il calcolo ingegneristico all’interno del sistema edificio sono stati pionieristicamente introdotti nel mondo delle costruzioni dal metodo PassivHaus.

Sviluppato in Centro Europa già dagli inizi degli anni Ottanta, con epicentro in “LänderDreiEck”, nella zona di confine tra Germania, Svizzera e Austria, PassivHaus ha stabilito come ideologia di buona progettazione la risposta fornita da strumenti ingegneristici, in combinazione con maestria competente, in grado di affrontare la domanda di riscaldamento negli edifici.

Una Passivhaus è un edificio dotato di un involucro performante in grado di garantire comfort negli ambienti interni e bassi consumi senza prevedere l’uso di impianti tradizionali. Le concentrazioni di CO2 all’interno sono basse (500 ppm) e le emissioni quasi nulle.

Lo standard Passivhaus permette di realizzare edifici sia in nuova costruzione sia in ristrutturazione e a basso consumo energetico.

A seconda della classe e tipologia d’intervento devono essere rispettati dei valori molto rigorosi e selettivi: i fabbisogni, i carichi e il valore di tenuta all’aria.

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Active House

La storia dell’Active House Alliance parte nel 2007. La prima tavola rotonda a Copenhagen, che ha riunito esperti del settore nella formazione di un’“alleanza” di membri (istituzionali e/o privati) si è avuta nel 2009 per poi essere formalmente costituita nel 2011.

Oggi l’Active House Alliance è una partnership globale di più di 40 centri di ricerca e istituzioni, progettisti, ingegneri, industrie e developers.

I membri hanno testato i principi Active House, le linee guida e le specifiche tecniche per la progettazione all’interno delle proprie realizzazioni, veri e propri casi studio e prototipo costruiti in scala reale, ormai più di 30 in 14 Paesi (tra il 2009 e il 2017), e hanno fondato l’Active House Label, etichetta di riconoscimento per il vasto mercato residenziale e non solo.

Active House si basa su conoscenze e competenze che traggono spunto dai principi Passivhaus, compiendo però il passo successivo verso il focus incentrato sull’utente. Ancora massimizzando l’utilizzo di tecnologie passive, come la ventilazione naturale, guadagni solari e qualità artigianale, il principio Active House di Comfort aggiunge gli aspetti sensoriali della percezione visiva (legata alla disponibilità di luce naturale – Daylight), termica (Thermal Comfort) e igrometrica (qualità dell’aria – Air Quality).

In aggiunta, l’aspetto acustico rientra nelle specifiche qualitative, per completare l’approccio sensoriale di vedere, sentire, respirare e vivere l’ambiente costruito.

Cosa più importante, sono state introdotte considerazioni valutative per tutte le stagioni. Diversi approcci normativi in Europa richiedono specifiche (per edifici e/o singoli componenti) per la sola stagione invernale.

Tuttavia, se in una fredda giornata d’inverno l’involucro edilizio è in grado di garantire un’ambiente riscaldato e accogliente, questo deve trovare il modo di essere dinamico e flessibile, per soddisfare le necessità dell’utente durante l’intero corso dell’anno, e al contempo adattabile alle singole preferenze e personali percezioni.

Un’active house è pertanto un entità dinamica, influenzata dal comportamento degli utenti. Progetto e realtà simulata sono, infatti, molto spesso distanti dalla costruzione e dalle reali performance raggiunte in fase di utilizzo dell’edificio.

L’ottimizzazione di soluzioni al fine di ridurre lo spreco di energia si potrà avere sfruttando ad esempio gli apporti solari gratuiti, della luce e della ventilazione naturale, ecc. L’ombreggiatura delle facciate e l’esposizione delle finestre vanno progettate tenendo conto dell’ombreggiatura estiva permanente o dell’ombreggiatura dinamica, e va previsto un isolamento intelligente delle facciate vetrate.

Il metodo di valutazione, nelle Active House, è costituito da:

  • il fabbisogno energetico annuale che comprende la domanda di energia per il riscaldamento, il riscaldamento dell’acqua, ventilazione, aria condizionata, impianti tecnici e di energia elettrica per l’illuminazione;
  • segue la metodologia di calcolo nazionale. Il calcolo della superficie riscaldata deve seguire il metodo nazionale;
  • i requisiti per i singoli prodotti ed elementi della costruzione (resistenze termiche minime, ponti termici massimi e tenuta all’aria) devono rispettare i requisiti minimi stabiliti dalle normative nazionali.
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Appassionata di ingegneria, architettura, scienza e tecnologie. Abilitata alla libera professione di ingegnere sez.B e di geometra, ha studiato scienze dell’ingegneria edile a Firenze. Cura i contenuti di approfondimento e formazione professionale del sito della Maggioli Editore.

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