Decreto sulla competitività e appalti pubblici: tutte le critiche di ITACA

Il decreto legge n. 66 del 24 aprile 2014, meglio conosciuto come il Decreto degli 80 euro in busta paga, contiene al suo interno anche una serie di disposizioni volte al miglioramento della competitività del Paese e alla giustizia sociale.

 

In particolare, al titolo II del decreto, un intero capo è dedicato alle misure per la razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi; misure, dunque, che impattano fortemente con la disciplina dei contratti pubblici e degli appalti di lavori, servizi e forniture.

 

A fine maggio, ITACA, l’Istituto per l’innovazione e la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale, ha redatto un documento di analisi delle nuove norme relativamente al settore dell’appaltistica, evidenziando una serie di criticità che pare opportuno segnalare, rimandando alla lettura del documento completo per chi avesse voglia di approfondire un tema estremamente delicato come quello delle gare pubbliche per l’appalto di lavori, servizi e forniture.

 

Tra le prime critiche emerge il problema dell’interregno. In altri termini, le norme contenute nel decreto legge n. 66/2014 sono immediatamente applicabili, ma si lascia irrisolta l’ipotesi dei contratti per i quali sia stata già  disposta l’aggiudicazione ma per i quali non si sia giunti alla stipula del contratto  anteriormente all’entrata in vigore del decreto.

 

ITACA contesta anche il fatto che le nuove norme lasciano intatte le complicate disposizioni che connotano  l’attuale assetto normativo, le cui numerosissime norme sono contenute nel d.lgs. 163/2006, nel DPR 207/2010, nel d.lgs. 81/2008 e nel d.lgs. 159/2011, oltre che nelle molte norme extravaganti  al codice, dettate dal legislatore sempre in tema di appalti pubblici.

 

In altri termini, denuncia  Gruppo di lavoro istituito da ITACA sul tema dell’aggregazione della  committenza pubblica che ha redatto il documento, nessun intervento  di semplificazione viene introdotto – nemmeno per importi al di sotto della soglia comunitaria – per affrontare il problema della farraginosità procedimentale che le norme sugli appalti  pubblici (numerose, come si è visto, e non sempre coerenti tra di loro) portano inevitabilmente  con sé.

 

Tra le altre osservazioni, va infine citato l’obbligo da parte degli enti di organizzarsi per procedere a un’efficace aggregazione della domanda.

 

Ma l’aggregazione della procedura di gara, scrivono gli esperti di ITACA, non determina, di per sé, l’elisione di tutta una serie di attività che, necessariamente, gli enti aderenti alla centrale di committenza devono in ogni caso continuare a svolgere: basti pensare agli adempimenti relativi all’individuazione dei lavori da realizzare e dei beni/servizi da acquisire; all’individuazione dell’importo da porre a base d’asta ed all’attestazione della relativa copertura economica; all’affidamento ed all’approvazione dei progetti che costituiscono il presupposto dell’appalto; ecc.

 

L’obiettivo del documento, si legge nelle conclusioni, è di evitare – all’indomani dell’entrata in vigore della conversione delle nuove norme – i prevedibili effetti di contrazione della domanda pubblica che, a loro volta, rischierebbero di ripercuotersi sul mercato degli appalti e del lavoro nonché, più in generale, sulla crescita complessiva del nostro Paese.

 

Consulta il documento integrale di ITACA con le osservazioni sul decreto n. 66/2014 relativamente al settore degli appalti pubblici


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