Decreto rinnovabili e Fotovoltaico. I favorevoli e i contrari

Nei giorni scorsi si sono utilizzati fiumi di inchiostro per la questione, assai delicata, riguardante l’approvazione da parte del Consiglio di Ministri, del decreto legislativo sullo sviluppo delle energie rinnovabili e sull’affaire fotovoltaico, che ha mobilitato operatori del settore, associazioni ambientaliste e privati cittadini

Pare opportuno riassumere alcune delle più significative posizioni al riguardo, rimandando all’articolo Fotovoltaico e incentivi: NeverEnding Story. I contenuti del decreto per quello che riguarda i principali punti inseriti nella bozza del decreto legislativo al centro delle polemiche.

Partiamo subito con le associazioni di categoria, Assosolare e GIFI, che hanno più volte denunciato il rischio di una paralisi di un settore trainante per l’economia del Paese. I vertici del Gruppo Imprese Fovoltaiche Italiane (GIFI) ha incontrato il ministro Romani, esprimendo la propria preoccupazione per il futuro del settore e formulando una serie di proposte (leggi anche Fotovoltaico e decreto rinnovabili. Il GIFI incontra il ministro).

Durissimo Gianni Chianetta, che in una dichiarazione rilasciata all’Ansa, i primi giorni di marzo, dichiarava: “Il blocco del conto energia può avvenire in qualsiasi momento, bloccando così da subito gli investimenti. E il decreto rischia di avere un effetto immediato e retroattivo anche per impianti già pianificati: infatti è molto probabile che il tetto venga raggiunto anche prima”.
A quale tetto si riferisce l’ing. Chianetta? Quello dei “famosi” 8.000 MW, il limite oltre il quale -spiega il presidente di Assosolare – muoiono tutti gli incentivi, annullando il conto energia.
Il tetto degli 8 GW è stato tolto dal testo del decreto dopo le proteste, ma i nuovi incentivi che entreranno in vigore da giugno sono a tutt’ora ignoti. Nel decreto si legge infatti che: “l’incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici per i quali l’allacciamento alla rete elettrica abbia luogo successivamente al 31 maggio 2011 è disciplinata con decreto del ministro dello sviluppo economico, da adottare, di concerto con il ministro dell’ambiente, sentita la Conferenza Stato-Regioni, entro il 30 aprile 2011”.

Nel frattempo, si legge sul Sole 24 Ore, il ministro Romani ha assicurato tempi brevi per la determinazione dei nuovi incentivi, “dopo un confronto con le imprese e le banche”. Di fatto, continua il Sole, già da questa settimana i tecnici dello Sviluppo (e quelli dell’Ambiente, con cui il decreto va concertato) dovranno mettersi al lavoro.
Intanto i tecnici e gli esperti di Assosolare, GIFI, Aper e delle associazioni di categoria affilano le armi e sono al lavoro per studiare possibili correttivi (e ricorsi) contro il decreto legislativo varato dal Governo per recepire la direttiva europea 2009/28/CE sulle rinnovabili.

Gli operatori del settore
Il recente decreto del governo sulle energie rinnovabili ci lascia di stucco e genera un pericolosissimo precedente per le regole di mercato e per il futuro del nostro Paese“, dichiara Enrico Cappanera, amministratore delegato di Energy Resources spa. “La riduzione retroattiva degli incentivi all’eolico è di una gravità inaudita e toglie qualsiasi valore alle leggi già approvate e a quanto stabilito in precedenza. Un mercato moderno e democratico non può funzionare in questo modo. Il cambio dell’incentivo al fotovoltaico blocca il mercato e rinvia tutte le decisioni di investimento. Si fissa oggi la data del 31 maggio per cambiare gli incentivi, ma chi decide lo sa che le aziende e le banche stanno già lavorando sui cantieri per il secondo quadrimestre che termina il 31 agosto? A quale tariffa si deve ora far riferimento? Le banche e privati fermano anche i progetti già approvati, in attesa di sapere di che morte morire“.

Gli fa eco Marco Gehring, amministratore delegato di Solarday: “L’Italia, grazie al conto energia, può oggi contare su punte d’eccellenza tecnologica e produttiva. Eccellenze che meritano la giusta attenzione da parte della politica. Come uno dei primi produttori italiani di moduli chiediamo che queste realtà industriali possano emergere al meglio, contribuendo allo sviluppo economico dell’Italia, anche in un settore nuovo come quello del fotovoltaico. Chiediamo però regole chiare e certezza del diritto poichè le continue polemiche di questi giorni creano solo un clima di incertezza, scoraggiando gli investitori e creando confusione nei consumatori. Siamo concordi nella regolamentazione del settore che deve premiare i piccoli impianti favorendo le realtà locali, così come crediamo nella necessità di contrastare operazioni speculative che non consentono una crescita sana di questo comparto. Gli incentivi sono ancora necessari per accompagnare la crescita del mercato nei prossimi anni. Rimandarne la discussione alla prossima primavera, vorrebbe dire tenere tutto il settore “ostaggio” di un clima di continua incertezza, con gravi ripercussioni sulle vendite“.

Ma molti puntano il dito contro il fotovoltaico
Non tutti però sono scandalizzati dai contenuti del nuovo decreto.

La scorsa settimana, per esempio, durante i lavori di Mostra Convegno Agroenergia a Cremona, il sen. Fluttero, presidente della Commissione ambiente del Senato, ha affermato: “Ritengo corretto porre un freno allo sviluppo un po’ drogato del fotovoltaico italiano. Il decreto rinnovabili è un segnale politico molto chiaro. Personalmente ritengo che sia necessario spingere anche su altre fonti rinnovabili, soprattutto la biomassa a filiera corta che può generare energia termica, oltre che elettrica, e aiutare a prevenire il dissesto idrogeologico

E ancora, in un commento di mercoledì scorso sul Corriere della Sera, Massimo Mucchetti scriveva a proposito degli incentivi statali al fotovoltaico: “Certo, se in troppi hanno sognato l’oro del pannello, vuol dire che la norma era troppo lasca. Nessuno si lamentava quando le maglie si allargavano, lo si fa adesso che si stringono”.
Ma criticare la politica per avere fatto balenare un Eldorado evanescente è comunque giusto – continua Mucchetta – Così come è giusto chiedere una normativa stabile. Pretendere che la pacchia continui, no”.

A dare man forte ci pensa anche Sergio Rizzo che, in un articolo sul sito web del quotidiano di Via Solferino, scrive: “l’Italia si è riempita in pochi anni di impianti fotovoltaici. E non soltanto sui tetti delle case, dove c’è circa metà della potenza installata. I pannelli hanno invaso pure il territorio. Del 295 Megawatt operativi in Puglia, 239 sono prodotti da 497 impianti collocati su 358 ettari di terreni agricoli”.

Infine, solo qualche mese fa, aveva creato discussioni e proteste una puntata di Report di Milena Gabanelli, durante la quale si denunciava un meccanismo perverso di incentivi per il fotovoltaico. Una puntata che aveva provocato l’immediata risposta delle associazioni di categoria (leggi anche Incentivi per le rinnovabili “meccanismo succhia-soldi?”. GIFI risponde a Report)

Chi ha ragione? Chi ha torto?
Vale sempre il vecchio adagio: la verità sta nel mezzo, ma sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i nostri lettori …


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