Decreto del Fare: Paesaggio e Ambiente, ecco cosa cambia

Il Decreto del Fare, alias decreto legge n. 69 del 21 giugno 2013, introduce tante novità per l’edilizia, l’ambiente, le infrastrutture e la sicurezza. 86 articoli strutturati come misure per la crescita e la semplificazione del rilancio del Paese, in particolare dei cantieri delle opere pubbliche, soprattutto linee metropolitane e arterie stradali.

 

Il decreto è in vigore dal 22 giugno 2013, ma ad oggi sono oltre 2.300 gli emendamenti presentati in commissione Bilancio.

 

Valutando il decreto per gli aspetti paesaggistico-ambientali (che spesso vanno a braccetto), si può dire che l’ago della bilancia è fermo a metà.

 

Da una parte l’Autorizzazione paesaggistica (Articolo 39 – Disposizioni in materia di beni culturali) e il suo iter vengono semplificati, se gli strumenti urbanistici risultano adeguati alle prescrizioni d’uso dei vincoli. Nello specifico il termine entro cui deve essere espresso il parere del Soprintendente scende da 90 a 45 giorni. E in caso di mancata espressione in questo termine, viene sostituito il silenzio-assenso con l’adozione del provvedimento finale da parte dell’amministrazione competente. Tale modifica comporta anche l’eliminazione del ricorso alla conferenza di servizi, e quindi dei 15 giorni in cui doveva esprimersi.

 

Sull’altro piatto della bilancia però pesa l’Articolo 41 – Disposizioni in materia ambientale. In particolare l’abolizione del principio “chi inquina paga”. La frase incriminata è contenuta nella nuova versione dell’art. 243 del d.lgs. 152/2006 e s.m.i.: «Art. 243. (Gestione delle acque sotterranee emunte) 1. Nei casi in cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di rischio sanitario, oltre all’eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione conformi alle finalità generali e agli obiettivi di tutela, conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti dalla parte terza».

 

Forse quel “economicamente sostenibili” voleva essere una forma diversa per dire “utilizzare le migliori tecniche disponibili e a costi sostenibili”?

 

WWF è molto critica sulla scelta delle parole e si chiede se per l’azienda che non possiede le risorse economiche necessarie per bonificare il sito che ha inquinato, basterà sottoscrivere un’autocertificazione per dimostrare l’indigenza ovvero se potrà semplicemente limitarsi ad attenuare la diffusione della contaminazione?

 

Altra nota dolente è il comma 5 dello stesso articolo, così come modificato dal Decreto del Fare: «5. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 104, ai soli fini della bonifica delle acque sotterranee, è ammessa la reimmissione, previo trattamento, delle acque sotterranee nello stesso acquifero da cui sono emunte».

 

La domanda qui è chiaramente conseguente a quella fatta poche righe sopra: se non è stato economicamente possibile eliminare la fonte di contaminazione, come si può escludere che le acque trattate e depurate non vengano nuovamente contaminate?

 

Altro tema scottante sono le Terre e Rocce da Scavo: «Il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 10 agosto 2012, n. 161, …., si applica solo alle terre e rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a valutazione d’impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale».

 

In poche parole le procedure previste dal regolamento d.m. 161/2012 si applicano solo ai materiali di scavo prodotti nell’ambito delle grandi opere, in quanto per lavori più piccoli le stesse procedure risulterebbero gravose.

 

Tuttavia in una nota pubblicata il 26 giugno 2013, l’ANCE (Associazione Nazionale dei Costruttori Edili) ha posto l’attenzione sul fatto che a partire dal 22 giugno scorso per le attività e le opere non soggette a VIA o a AIA potrebbe verificarsi un vuoto normativo (leggi anche su Ediltecnico.it Terre e Rocce da Scavo, se arrivano da AIA o VIA sono sottoprodotti).

 

Insomma se per il paesaggio qualche passo in avanti è stato fatto, per l’ambiente forse è il caso di aggiustare ancora un attimo il tiro prima di parlare di semplificazioni pro-ambiente!

 

Di Roberta Lazzari

 

Fonti: 

http://www.ediltecnico.it

http://www.ilfattoquotidiano.it

http://www.acca.it


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