DDL Concorrenza: tra Ingegneri e OICE volano gli stracci

DDL Concorrenza: tra Ingegneri e OICE volano gli stracci

Sull’articolo 31 del DDL Concorrenza volano gli stracci tra OICE e Rete delle Professioni Tecniche. A dare fuoco alle polveri è stato il coordinatore della RPT, Armando Zambrano, che ha duramente commentato l’audizione dell’Organizzazione delle società di ingegneria di architettura e di consulenza tecnico economica presso le commissioni parlamentari, nella quale aveva espresso soddisfazione per il contenuto dell’articolo 31.

In sostanza, per OICE l’articolo contenuto nel DDL Concorrenza “chiarisce definitivamente la legittimità dei contratti che da 20 anni le società di ingegneria stipulano nel settore privato”, superando la sentenza emessa lo scorso anno dal Tribunale di Torino, secondo cui le società di ingegneria non possono operare nel settore privato.

Il numero uno della RPT, nonché presidente del CNI, Armando Zambrano, ha replicato con parole di fuoco, parlando di un intervento dell’OICE non sollecitato e, riferendosi all’articolo 31, di norma ad personam, anzi, ad societatem.

Lo scorso giugno, infatti, proprio la RPT aveva chiesto lo stralcio dal DDL Concorrenza dell’art. 31 perché operante una distorsione del mercato, oltre a determinare un colpo di spugna sulle attività in ambito privato delle società di ingegneria che agirebbero fuori dalle regole italiane ed europee dell’etica e della professione.

Si concede anche una frecciata velenosa, Zambrano, quando ricorda come l’OICE “rappresenta il mondo delle società di ingegneria solo in maniera residuale. I suoi associati rappresentano a stento poco più del 5% delle società di ingegneria operanti in Italia”.

Non si è fatta attendere la replica di OICE che dice “Falso e strumentale sostenere che l’art. 31 costituisca un condono per le società di ingegneria, che invece legittimamente operano nel privato”

Per l’Associazione aderente a Confindustria l’art. 31 è norma di semplice interpretazione autentica di una legge del 1997, dettata dal Governo al solo scopo di evitare che per i prossimi sei anni possano insorgere contenziosi sui vecchi contratti privati stipulati dalle seimila società di ingegneria che danno lavoro a decine di migliaia di professionisti.

Nessun condono, quindi, né per il passato, né per il futuro: deve infatti essere ben chiaro che oggi ogni contratto stipulato nel settore privato da una società di ingegneria è legittimo perché nel 2011 si è abrogata definitivamente la legge del 1939.

Per il resto – si legge nella nota OICE – parlare di violazione delle regole di mercato è del tutto fuori luogo perché nel 2011 (l. 183, articolo 10, comma 9) fu il legislatore ad escludere dall’applicazione delle norme sulle società tra professionisti il “diverso modello societario” rappresentato dalla società di ingegneria, in quanto impresa che rende servizi di ingegneria integrata e di architettura, fino alla realizzazione di impianti “chiavi in mano” non equiparabili alle semplici attività professionali protette.

Invocare l’applicazione delle regole in materia di società tra professionisti alle società di ingegneria è quindi del tutto strumentale a spostare l’attenzione su un tema estraneo all’articolo 31 e al suo reale contenuto e fine. Ipotizzare quello che cinque anni fa non fu fatto dal legislatore del 2011 e cioè l’applicazione delle regole delle stp alle società di ingegneria, organizzazioni articolate e complesse, di tipo imprenditoriale (ben diverse dalle stp che sono semplici aggregazioni di professionisti) e che svolgono solo in parte attività professionali, sarebbe come sostenere che anche le imprese di costruzioni dovrebbero iscriversi all’albo professionale quando redigono progetti con i propri uffici tecnici.

Vanno infine respinti al mittente i tentativi di mettere sullo stesso piano entità giuridiche e discipline diverse, dettate da motivazioni estranee alla logica di imprese che, invece, da sempre operano sul mercato nazionale e internazionale, ben prima che le direttive europee del ’92 e la legge Merloni costringessero tutti i professionisti ad uscire dal “guscio” dell’affidamento fiduciario per confrontarsi con quel mercato e con quella concorrenza cui le società di ingegneria da decenni erano abituate, soprattutto all’estero.

Il match è appena iniziato, ma già si comincia a vedere il sangue.


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