Dalla fibra al 5G: quale il futuro digitale per l’Italia?

Ultra Broad Band. Dalla fibra al 5G: quale il futuro digitale per l

L’Italia sta recuperando molto velocemente il divario che la separa dagli altri Paesi Europei nel settore delle telecomunicazioni. A oggi i servizi Ultra Broad Brand di rete fissa raggiungono più di 2.000 comuni, mentre quelli di Ultra Broad Band di rete mobile (wireless) 7.670 comuni. Questi alcuni dati emersi stamani durante il convegno, “Italia a velocità gigabit, dal fiber-to-the-home al fiber-to-the-5G: modelli di sviluppo delle reti a confronto”, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma presso il Senato della Repubblica.

Come ha sottolineato nel suo  intervento Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato alle Comunicazioni, poco più di due anni fa il Governo ha approvato il Piano Strategico per la banda ultra larga, con lo scopo di raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Europea 2020 in tema di miglioramento ed estensione delle infrastrutture di connettività veloce in fibra ottica. Il punto di partenza, raffigurato dal Rapporto Caio, era abbastanza sconfortante: nel 2014 solo 215 comuni erano coperti da Ultra Broadband di rete Fissa. Oggi si desidera realizzare una rete “a prova di futuro”, che sia un fattore abilitante e uno stimolo per il mercato.

Ma l’accelerazione della rete non ha significato un aumento della domanda. Infatti, all’appello dell’Italia online mancano 23,9 milioni di utenti. 7 milioni di famiglie non usano Internet,ma  anche  molte imprese  sono offline. Ma in termini di accessi si è a quota 3 milioni di accessi, con un ritmo di 600-700mila all’anno. Gli investimenti più grandi sono al sud del Paese con circa 800 comuni raggiunti, ma con una percentuale esigua di attivazione di servizi (Dati Ernest & Young).

Vincenza Bruno Bossio, Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera, ha evidenziato che dal 2015 a oggi è stato recuperato il 19,7%  degli investimenti. In poco più di tre anni si è colmato un ritardo di 15 anni. L’obiettivo, però, non deve essere solo in relazione all’espansione della rete, ma deve essere l’arrivare al 2020 con il 50% degli utenti connessi a 100 mega.

L’ Italia oggi in Europa è il Paese della sperimentazione del 5G, la tecnologia che permetterà di connettere tutto in modo efficiente. Alla popolazione saranno connessi decine/centinaia di miliardi di oggetti, “Internet of Things”. Il “collaudo”  è in cinque città (Matera, Bari, Prato, l’Aquila, Milano) e permetterà di non arrivare impreparati alla sfide del 2020.

Il balzo in avanti del 5G non richiede solo la progettazione di rete, ma anche di sicurezza e di servizi dematerializzati, che dovranno essere collegati a università, centri di ricerca, istituzioni con rapporto con il territorio, centri di cultura.

Crescerà la richiesta di bande di frequenza, perché i bisogni e i consumi (ad esempio quello dei video) cresceranno in maniera esponenziale. Nessuno potrà giocare da solo, ma tutti dovranno fare sistema. Si dovranno affrontare le problematiche relative alla gestione sia della domanda di servizi sia delle infrastrutture, come emerso dagli interventi dei players di mercato.

“Per noi ingegneri si tratta in di una nuova opportunità di sviluppo da non mancare assolutamente. Banda richiesta, latenza, capacità, mobilità, autonomia di carica del dispositivo, affidabilità cambiano a secondo dello scenario applicativo, necessitando di progettazione. Con le nostre competenze, dobbiamo essere parte integrante del cambiamento”, ha affermato Carla Cappiello, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma.


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