Crollo bandi di gara. Colpa del nuovo Codice? Dissenso tra ANCE e CNI

Crollo bandi di gara. Colpa del nuovo Codice? Dissenso tra ANCE e CNI

Crollo dei bandi di gara: colpa del nuovo codice degli appalti entrato in vigore lo scorso aprile? A pensarla così è il numero uno dei costruttori dell’ANCE, Claudio De Albertis, che in un’intervista al Corriere della Sera individuava nelle criticità del nuovo codice la causa del momento buio delle gare di appalto in Italia. Nel mese di maggio, infatti, le rilevazioni del centro studi dell’associazione nazionale dei costruttori hanno rilevato un tonfo del -25% nel numero dei bandi pubblicati e addirittura di un -75% sul valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Sempre De Albertis aveva chiesto di prorogare di un anno la norma del nuovo codice che impone l’affidamento dei lavori solo con il progetto esecutivo, laddove in precedenza era possibile anche con il progetto definitivo e con il preliminare con il rischio, riconosciuto dallo stesso presidente ANCE, di incrementare le varianti e dunque costi e tempi dei cantieri.

A qualche giorno di distanza, è il rappresentante degli Ingegneri italiano, Armando Zambrano, a rispondere alle riflessioni dei costruttori. Il calo (o per meglio dire, il crollo) del numero delle gare, ribatte il presidente del CNI, “dipende unicamente dal fatto che sono in attesa di emanazione i decreti attuativi del nuovo codice”.

Dagli ingegneri arriva invece un altolà deciso all’ipotesi di proroga di un anno dell’applicazione della norma sul progetto esecutivo: “I lavori devono essere affidati solo col progetto esecutivo”, afferma tranchant Zambrano. E l’allungamento iniziale dei tempi di affidamento dei lavori, ragionano dal CNI “sarà compensato da un annullamento delle varianti e dei ritardi in fase di esecuzione dei lavori”.

“Il ritardo che lamentano i costruttori – afferma Zambrano – non dipende assolutamente da questa disposizione, tesa a combattere la piaga delle varianti che ha creato in passato uno spaventoso incremento dei costi di realizzazione delle opere, l’irragionevole allungamento dei tempi di realizzazione delle stesse e un contenzioso che ha portato stazioni appaltanti ed imprese di costruzione a rafforzare enormemente i propri uffici legali anziché quelli tecnici. Il ritardo non dipende da questa disposizione ma dal fatto che sono in attesa di emanazione i decreti attuativi che dovranno rendere effettiva la rivoluzione prevista dal nuovo Codice. Alcune di tali linee guida, affidate dal nuovo Codice all’ANAC, sono peraltro già state emanate, nel pieno rispetto della tempistica assegnata”.

Progettazione residuale? Adesso basta!

“Per troppo tempo nel nostro Paese, osserva Zambrano, sia da parte delle stazioni appaltanti che delle imprese di costruzione, l’attività di progettazione è stata considerata residuale. Ciò ha portato il nostro sistema delle opere pubbliche al disastro. Il nuovo Codice va invece nella direzione di mettere al centro dell’opera pubblica il progetto e proprio per questo è considerato dalle professioni tecniche un vero punto di svolta da difendere ad ogni costo”.

Per il presidente degli Ingegneri italiani, che comprende “le legittime esigenze dei costruttori”, occorre mantenere la barra a dritta e non fare passi indietro nell’applicazione delle nuove norme del codice degli appalti”. Vade retro, insomma, “alla tentazione di bloccare un processo che va nella direzione di fare dell’Italia un Paese normale”.

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