Crolla il fatturato: nel 2014, 8 ingegneri su 10 ha incassato meno

Solo il 22% degli ingegneri ha dichiarato che nel 2014 il proprio giro di affari è cresciuto. Per tutti gli altri, invece, si è registrata una diminuzione degli incassi, confermando che se il 2013 è stato un Annus Horribilis, anche il 2014 è stato quantomeno agghiacciante.

 

Il dato è emerso nel corso dell’Assemblea del Consiglio nazionale degli Ingegneri di questa settimana, durante la quale è stata presentata l’ultima ricerca del Centro Studi realizzata intervistando circa 8.000 ingegneri: Ingegneri al lavoro – Crescita, Innovazione, Nuove tutele

 

Il sentimento prevalente riscontrato durante le interviste è di scoramento. Per il 2015, infatti, solo 12 ingegneri su 100 prevedono di incrementare il proprio giro d’affari. In ogni caso emerge con chiarezza che ad essere in crisi non è la figura dell’ingegnere e tanto meno la libera professione nel campo dell’ingegneria, quanto un contesto che non ne riconosce il valore.

 

E allora che fare?

 

I vertici del CNI e del Centro Studi sono tutti concordi nel dire che occorrono maggiori investimenti, ma pure che la Politica non osservi con distrazione il mondo della libera professione, mortificata da una crisi che appare senza sbocchi.

 

Gli ingegneri, in particolare, chiedono al Governo di rilanciare gli investimenti, ma soprattutto un corpo normativo che favorisca la qualità dei professionisti e dei progetti.

 

Quella degli ingegneri è una categoria che, dopo aver registrato per anni livelli occupazionali crescenti, oggi si ritrova profondamente coinvolta nella fase di crisi che il Paese attraversa. Un tasso di disoccupazione del 6%, pur essendo assai più contenuto della media nazionale, è un segnale di allarme per chi storicamente ha registrato livelli vicini alla piena occupazione.

 

Tanto più se a questo si aggiunge la marcata flessione, superiore al 20%, del reddito medio tra gli ingegneri liberi professionisti nel periodo che va dalla prima ondata di crisi del 2008 ad oggi.

 

Rimane però il dato di fatto che le materie ingegneristiche sono ancora le più richieste dal mondo del lavoro. In effetti a risentire della crisi sono soprattutto gli ingegneri civili ed ambientali e, come già accennato, l’intero comparto dei liberi professionisti.


Riqualificazione delle città: un’opportunità per gli ingegneri

La ricetta è semplice, anche se non di facile attuazione. Ronsivalle, presidente del Centro Studi CNI che ha presentato la ricerca chiede al Governo “di rilanciare le opere pubbliche. In questo senso, una grande opportunità è rappresentata dai piani organici di riqualificazione delle città, che attualmente sono il cuore dello sviluppo delle economie moderne”.


La progettazione non è solo un costo da minimizzare

“Soprattutto”, prosegue Ronsivalle, “occorre tornare ad investire nell’ingegneria. Tra i principali paesi europei, l’Italia è quello in cui l’incidenza dell’attività di progettazione sugli investimenti in costruzioni è in assoluto la più bassa: 10,4% contro il 32,8% della Gran Bretagna, il 25,1% della Spagna o il 24,6% della Francia”.

 

Secondo l’indagine, infatti, prevale la cultura deleteria secondola quale la progettazione altro non è che un costo da minimizzare il più possibile. Invece di considerarla come la parte a maggiore valore aggiunto di un investimento.


Non tutto è perduto: le proposte

Per contro, nonostante il tono pessimista, gli ingegneri italiani hanno le idee piuttosto chiare su come innescare la crescita. Gli intervistati puntano innanzitutto su un sistema di regole e policy che incentivino il lavoro, specie quello autonomo. Chiedono, in particolare: deducibilità delle spese per la formazione continua, accessibilità ai bandi di gara europei, regole sugli appalti pubblici, modalità di liquidazione dei compensi per lavori svolti per la Pubblica Amministrazione, ammortizzatori sociali anche per le attività professionali, revisione dei regimi di agevolazione fiscale divenuti sempre più restrittivi.

 

Inoltre, considerano prioritario il rilancio degli investimenti pubblici in nuove infrastrutture materiali ed immateriali. Secondo gli ingegneri, non esiste possibilità di ripresa economica senza un ritorno agli investimenti, penalizzati oltremodo dalle scelte politiche degli ultimi anni.


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