Crisi e libera professione: un nodo difficile

Quale sarà l’impatto della crisi sugli ingegneri che svolgono la libera professione?
A questa domanda cerca di rispondere un’indagine sul mercato dei servizi di ingegneria nel settore delle costruzioni, promossa dal Centro studi del CNI.

Per il 2008 il mercato italiano dei servizi di ingegneria ha raggiunto un valore complessivo di 21,5 miliardi di euro, pari all’1,4% del Pil. Di essi, 4 miliardi derivano dalle opere pubbliche e la quota restante (17,5 miliardi) dalle realizzazioni private.
Dopo anni di supremazia dei soggetti professionali organizzati in forma societaria, la leadership nel settore ritorna ai professionisti individuali e associati. (ingegneri, architetti, geometri e periti). Di questa componente dell’offerta sono proprio gli ingegneri a fare la parte del leone con circa 3,7 miliardi di fatturato (0,24% del Pil e 17% del mercato). Subito dietro si pongono gli architetti con 3,3 miliardi di fatturato, pari al 15% della quota di mercato e poi, a seguire, geometri (11% del mercato) e periti (2% del mercato).

I soggetti professionali organizzati in forma societaria perdono la leadership del mercato. Dall’analisi del Centro studi del CNI emergono inoltre delle interessanti osservazioni.
Le imprese iscritte all’Oice detengono una quota di mercato, per quanto riguarda il settore delle costruzioni in Italia, di appena il 9,8%, pari a un volume di affari di 2 miliardi di euro; di ben altro spessore è la quota di mercato nel 2008 delle società di ingegneria non iscritte all’Oice, che segnano un 34,2%, per un controvalore di 7,3 miliardi di euro.

Dopo le società di ingegneria e i professionisti individuali e associati, si posizionano gli uffici tecnici interni alla committenza pubblica, che detengono una quota di mercato del 9%. Fanalini di coda sono le società cooperative (volume d’affari nel 2008 di 88 milioni di euro) e operatori esteri (55 milioni di euro).

Venendo alla quantificazione dell’impatto della crisi sul comparto dei servizi di ingegneria nel settore delle costruzioni, limitatamente alla componente libero professionale dell’offerta, lo studio stima una contrazione del fatturato di circa 500 milioni di euro. In particolare, gli ingegneri vedranno diminuire il loro fatturato complessivo di 200 milioni di euro (quindi dai 3,7 miliardi di euro del 2008 ai 3,5 miliardi per il 2009).
In realtà”, si legge nella premessa allo studio, “la contrazione del fatturato dei singoli professionisti sarà più elevata (…). Si stima, infatti, che la crisi determinerà l’espulsione dal sistema produttivo di almeno 2-3.000 ingegneri attualmente occupati come dipendenti, i quali in mancanza di alternative si riverseranno temporaneamente nel mercato libero professionale”.

Ma quest’anno a incontrare le maggiori difficoltà saranno gli ingegneri che già si trovano ai margini del mercato dei servizi professionali. Si tratta di circa 26.000 ingegneri che vantano ricavi inferiori ai 30.000 euro annui.

Che fare?
Nell’attesa che le misure di sostegno agli investimenti nel settore delle costruzioni dispieghino i loro primi effetti, cioè, nelle migliori delle ipotesi, non prima del terzo trimestre del 2009, due sono gli interventi che il Centro studi del CNI reputa fondamentali per salvare la libera professione.
Ripristinare l’obbligo per le stazioni appaltanti di utilizzare i corrispettivi di cui al d.m. 4 aprile 2001 per la definizione degli importi da porre a base d’asta nelle gare di progettazione e reintrodurre un limite ai ribassi in sede di aggiudicazione.
Riguardo quest’ultimo aspetto, puntualizza la ricerca, i ribassi medi praticati per i servizi di ingegneria sono stati pari al 37% con punte del 60-70%. È ovvio che tali ribassi possono essere sostenuti solo dai soggetti più forti e alla lunga “determineranno l’espulsione dal mercato dei bandi pubblici di ingegneria dei professionisti più giovani, quelli già maggiormente colpiti dalla crisi economica in corso


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