Coworking e Smart working: nuove forme di lavoro. Come funzionano?

Coworking e Smart working: nuove forme organizzative di lavoro. Come funzionano?

Coworking e smart working

Coworking e smart working sono termini sempre più frequenti nel linguaggio associato al lavoro. Dire che il mondo del lavoro stia cambiando risulterebbe una superflua considerazione in quanto le novità sulle nuove forme contrattuali ed organizzative le stiamo sperimentando sulle nostre vite lavorative.

Se con il coworking si presuppone una condivisione dello spazio di lavoro, con lo smart working non è più indispensabile legarsi ad un luogo fisico per poter svolgere la propria attività lavorativa. In un certo modo le due forme possono considerarsi complementari. Coworking e smart working possono influire sulla vita dei lavoratori permettendo loro di organizzarla in base alle necessità personali. Condizioni organizzative che svincolano il libero professionista o il lavoratore subordinato dal comune e solito concetto di luogo di lavoro.

Ma andiamo per gradi per poter capire bene come funzionano le cose e quali sono i vantaggi e gli svantaggi del coworking e smart working. Cosa significa lavorare in spazi di coworking e usufruire dello smart working?

Coworking e Smart working: chi può usufruirne?

Il coworking è una delle soluzioni che è risultata ottimale con l’arrivo della crisi economica che ha scoraggiato molti professionisti dall’avvio di uno studio con conseguenti investimenti sull’immobile, che sarebbe diventato il luogo di lavoro.

L’idea del coworking è nata negli USA con l’obiettivo di condividere lo spazio di lavoro con coinquilini lavoratori. Ognuno per lo svolgimento della propria attività ha a disposizione, dietro il pagamento di una quota, una postazione personale. Ci sono società che gestiscono questi spazi ma ad organizzarsi può essere anche un gruppo di coworkers.

Ad essere condivisi, con gli altri colleghi di coworking, sono i servizi come la connessione internet, l’uso di stampanti-fotocopiatrice e fax, riscaldamento e aria condizionata, l’uso degli spazi condivisi quali sale riunioni, area ristoro e servizi igienici.

Sono sempre di più le realtà di coworking ad essere diffuse sul territorio italiano e ad interessarsi alla forma organizzativa sono anche gli enti pubblici. La Regione Lazio in occasione del Programma Operativo FSE Regione Lazio 2014-2020, ha avviato il progetto destinato ai liberi professionisti, imprenditori, disoccupati e persone in cerca di nuova occupazione, ricercatori e studenti su tutto il territorio del Lazio. Si leggono tra le caratteristiche dell’iniziativa, rese note dall’ente, le finalità del progetto: “favorire la nascita in appositi spazi attrezzati per nuove “comunità professionali” destinate a “coworker” o “nomad worker” e a Startup innovative e creative. Si tratta di promuovere una serie di attività collaborative tra lavoratori indipendenti e microimprese, capaci di promuovere innovazione nell’ambito delle comunità territoriali.”

Viene inoltre ribadito dalla Regione Lazio, l’obiettivo quale: “riconoscere le lavoratrici e i lavoratori autonomi come soggetti ai quali estendere forme di garanzia, di tutela, di incentivi al pari dei lavoratori subordinati. Riconoscere ai giovani e alle persone inoccupate la possibilità di utilizzare gli spazi collaborativi di lavoro per arricchire il loro potenziale di occupabilità”.

Anche se alcune aziende cominciano a strizzare l’occhio al coworking ( invece del singolo professionista, si dà spazio ad intere aziende) possiamo dire che tale forma resta la prediletta dai professionisti freelance, mentre se si parla di smart working, la normativa specifica che lo stesso interessa il lavoro subordinato. Coworking e smart working come soluzioni alternative per vivere il lavoro.

Potrebbe interessarti: Progettista e vizi opera. Come tutelarsi e muoversi tra le responsabilità civili?

Smart working per il lavoro subordinato. Come è strutturato?

Come sopra specificato, lo smart working è connesso al lavoro subordinato, difatti è il datore di lavoro ad essere direttamente responsabile della sicurezza e del funzionamento degli strumenti messi a disposizione del dipendente come ad esempio smartphone e pc portatile.

Il dipendente, avrà diritto ad essere tutelato contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali che derivano da rischi connessi alla sua attività lavorativa, allo stesso modo dei suoi colleghi che non attueranno lo smart working. Le modalità di svolgimento della prestazione dovranno essere scritte e comunicate come previsto dall’art. 9-bis del d.l. 1.10.1996, n. 510, con il fine di disciplinare l’attività lavorativa effettuata al di fuori dei locali aziendali.

I vantaggi per i datori di lavoro sono da riscontrarsi nella riduzione dei costi, quali affitti, utenze e attrezzature, dal momento che la maggior parte delle prestazioni non si svolgeranno presso la sede dell’azienda o dell’ente.

Si assisterà anche ad una riduzione degli oneri per il lavoro straordinario e, probabilmente, ad una riduzione dei giorni di malattia dei dipendenti smart workers. Numerosi i casi dove si è registrato un incremento della produttività, legato anche al fatto che si è meno disturbati e ci si può concentrare maggiormente sul proprio lavoro, dedicando le ore del giorno in cui si può essere più produttivi.

Il miglioramento prestazionale è connesso ad un sostanziale vantaggio per il dipendente che riesce a conciliare i tempi di vita quotidiana con i tempi di lavoro.

Sono inoltre da considerare i vantaggi sociali legati ad un minore inquinamento, dal momento che il lavoratore dovrà spostarsi di meno per raggiungere la propria sede di lavoro e non è da trascurare la componente sicurezza circa gli infortuni che spesso si registrano nel tragitto casa-lavoro.

Nel report “Il mercato del lavoro 2018” emesso dall’ISTAT è emerso che gli infortuni avvenuti fuori dell’azienda, ottenuti per somma degli infortuni in occasione di lavoro con mezzo di trasporto e di tutti quelli in itinere (con o senza mezzo) ammontano a una denuncia su cinque (il 21% delle denunce in complesso, il 22% per i casi poi accertati positivamente), rapporto che sale a uno su due per il solo esito mortale (48% delle denunce mortali, 58% per i casi accertati positivamente).

Come specificato nel documento ISTAT, l’occasione di lavoro, che attiene all’ambiente lavorativo e alla mansione/professione svolta, è quella su cui risultano più efficaci le politiche di prevenzione adottate, mentre sulla casistica in itinere incidono fattori extra professionali, in particolare il rischio da circolazione stradale.

I vantaggi, interessano sia lavoratori sia datori di lavoro, tuttavia per poterli ottenere si presuppone una diversa organizzazione del lavoro, un elevato grado di flessibilità ed autonomia da parte dei soggetti coinvolti, ma anche una piena responsabilizzazione. Perplessità sullo smart working sono stati sollevati dalle organizzazioni sindacali che a loro detta, rischia di isolare socialmente i lavoratori che di contro dovranno essere costantemente connessi per rispondere alle necessità lavorative.

Ti consigliamo:

Norme tecniche per le costruzioni 2018 e circolare esplicativa

Norme tecniche per le costruzioni 2018 e circolare esplicativa


Andrea Barocci , 2019, Maggioli Editore

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della circolare esplicativa n. 7 del 21 gennaio 2019 si dà piena applicazione e operatività alle Norme Tecniche per le Costruzioni 2018 (d.m. 17 gennaio 2018). Questo manuale offre un quadro completo della normativa sulle costruzioni in Italia,...


59,00 € 47,20 € Acquista

su www.maggiolieditore.it


 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *