Costruzioni in c.a. in zona sismica: la voce della Cassazione

Giova di tanto in tanto agli operatori e agli interpreti mettere un punto fermo in talune materie e, in particolare, in quelle che incidono su interessi sensibili e nelle quali sono presenti riflessi penali di non lieve entità.

 

La recente sentenza della Cassazione penale (sez. III, 3 dicembre 2014, n. 50624) aiuta in tal senso, operando una chiara ricognizione del quadro normativo in tema di costruzioni in cemento armato e nelle zone sismiche.

 

Le previsioni del Testo Unico dell’Edilizia (TUE)

Al riguardo occorre muovere dalla seconda parte del Testo Unico dell’Edilizia, approvato con d.P.R. 8 giugno 2001, n. 380 e succ. mod. (d’ora in poi anche TUE), che riproduce – razionalizzandola – la legislazione esistente in tema di adempimenti tecnico amministrativi, con specifico riferimento alle disposizioni relative alle opere in calcestruzzo semplice, armato e precompresso, nonché in tema di costruzioni in zone classificate sismiche (cfr., rispettivamente, artt. 64-71 e 93 e ss., d.P.R. n. 380/2001).

 

Tuttavia, nonostante lo sforzo, compiuto dal TUE, di riorganizzazione delle previsioni delle leggi n. 1086 del 5 novembre 1971 e n. 64 del 2 febbraio 1974, la prassi registra confusioni tra autorizzazioni o depositi del progetto, esonero da autorizzazioni o depositi per costruzioni semplici ed altre fattispecie.

 

In tale quadro si inserisce l’auspicato intervento chiarificatore della giurisprudenza sopramenzionata.

 

Il caso in giudizio

La vicenda originava dalla costruzione di un muro di confine, costituito di blocchi in cemento aventi altezza variabile tra cm 100 e cm 240, costruzione effettuata senza aver preventivamente depositato il progetto ai sensi degli articoli 93 e 95 TUE.

 

Inoltre, era stata denunciata l’esecuzione dell’opera, in una zona dichiarata sismica, senza avere preventivamente ottenuto lo specifico nulla osta di cui agli articoli 94 e 95 TUE e in assenza di un progetto esecutivo redatto da tecnico abilitato secondo le previsioni degli articoli 64, comma 2, e 71, comma 1, TUE.

 

Infine, ulteriore motivo di contestazione afferiva alla mancata direzione dell’esecuzione dell’opera da tecnico non abilitato in conformità a quanto previsto dalle norme degli articoli 64, comma 3, e 71, comma 2, TUE.

 

La Procura della Repubblica aveva proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione del Tribunale in base alla quale, in particolare, si era escluso che la recinzione della proprietà con blocchi di conglomerato cementizio costituisse manufatto sottoposto alla normativa sismica che, invece, era stata fatta rientrare nelle “opere minori” come individuate dalla Giunta regionale delle Marche con delibera n. 836 del 25 maggio 2009 (4) e come tali ritenute, per caratteristiche costruttive, strutture non comportanti pericolo per la pubblica incolumità, conseguendo da ciò l’assoluzione dei restanti reati.

 

La ricostruzione della Cassazione sulla normativa

La sentenza della Cassazione, nell’annullare la sentenza assolutoria del Tribunale, accoglie parzialmente le tesi della Procura della Repubblica sulla base delle seguenti considerazioni.

 

In primo luogo, viene precisata la portata dell’art. 93 TUE; quest’ultimo stabilisce, tra l’altro, che “nelle zone sismiche, di cui all’art. 83 TUE, chiunque intenda procedere a costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni è tenuto a darne preavviso scritto allo sportello unico, che provvede a trasmettere al competente ufficio tecnico della regione copia della domanda e del progetto che ad esso deve essere allegato”.

 

“L’art. 94 TUE prescrive poi che, nelle località sismiche, non si possono iniziare lavori senza la preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione. L’inosservanza delle predette disposizioni è sanzionata dall’art. 95 TUE …”.

 

Non senza ragione è, inoltre, evidenziato che il preavviso allo sportello unico (cui va depositato il progetto) adempie ad una funzione informativa, in relazione all’attività da intraprendere, in modo da assicurare la vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche e garantire la cooperazione fra le amministrazioni coinvolte nel procedimento e gli interessati. Infatti, prosegue il giudice, richiamando opportunamente la propria precedente giurisprudenza, nelle zone sismiche l’obbligo di informativa e di produzione degli atti progettuali non è limitato in relazione alle dimensioni e alle caratteristiche dell’opera, ma riguarda tut- te le opere indicate dalla disposizione normativa, nessuna esclusa e dunque anche le opere c.d. “minori”.

 

Diversamente sarebbe vanificato il fine di rendere possibile il controllo preventivo e documentale dell’attività edilizia nelle zone sismiche. È appena il caso di ricordare, ammonisce il giudice, che le prescrizioni per le costruzioni in zona sismica si applicano a qualsiasi manufatto indipendentemente dai materiali impiegati e dalle relative strutture in quanto, in tali zone, ricorre l’esigenza di maggiore rigore e proprio l’eventuale impiego di materiali strutturali meno solidi rende ancor più necessari i controlli e le cautele prescritte.

 

Vi è, così, una precisa figura di reato antisismico nel caso di opere realizzate nelle zone sismiche senza adempimento dell’obbligo di denuncia e di presentazione dei progetti allo sportello unico (art. 94 TUE) e senza la preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della Regione (art. 94 TUE), a nulla rilevando la natura dei materiali impiegati e delle relative strutture.

 

Non si dovrebbe mai fare a meno di ricordare, altresì, che gli obblighi previsti dagli artt. 93 e 94 TUE sono finalizzati a consentire il controllo preventivo della pubblica amministrazione, senza che possa rilevare, ai fini della sussistenza del reato, l’effettiva pericolosità o meno della costruzione realizzata in violazione degli adempimenti e in assenza delle prescritte autorizzazioni.

 

Ciò in quanto le contravvenzioni previste dalla normativa antisismica, rientrando nel novero dei reati di pericolo presunto, puniscono inosservanze formali, con la conseguenza che neppure la verifica postuma dell’assenza del pericolo ed il rilascio del provvedimento abilitativo incidono sulla illiceità della condotta, in quanto gli illeciti sussistono in relazione al momento di inizio dell’attività.

 

Inoltre, si rammenta che l’art. 93, comma 2, TUE stabilisce che “quanto alle costruzioni, riparazioni, sopraelevazioni nelle zone sismiche va allegato, alla comunicazione allo sportello unico, il progetto debitamente firmato da un professionista (ingegnere, architetto, geometra, perito edile) iscritto all’albo mentre l’art. 94, comma 4, TUE dispone che i lavori devono essere diretti da uno dei professionisti sopra indicati”.

 

La ratio della normativa e i rapporti tra normativa statale e regionale

Infine, mette conto soffermarsi brevemente sulla ratio della normativa antisismica e sui rapporti tra normativa nazionale e regionale.

 

Per quanto riguarda la prima, infatti, è principio acquisito che la normativa antisismica è ispirata a preservare la pubblica incolumità in zone particolarmente soggette al verificarsi di movimenti tellurici, prescrivendo, da un lato, necessari obblighi burocratici e particolari prescrizioni tecniche costruttive e costituendo, dall’altro, un’anticipazione della tutela dell’interesse (pubblica incolumità) cui appresta protezione.

 

Per ciò che attiene, inoltre, ai rapporti fra la legislazione statale e quella regionale, le disposizioni legislative regionali, espressione del potere concorrente con quello dello Stato in materia, devono non solo rispettare i principi fondamentali stabiliti in materia edilizia-urbanistica dalla legislazione statale, ma devono anche essere interpretate in modo da non collidere con i medesimi. Infatti, non si tratta di materia urbanistico-edilizia in senso stretto, bensì di materie relative alla sicurezza statica degli edifici, rientranti come tali nella competenza esclusiva dello Stato ex art. 117, comma 2, Cost..

 

Conclusioni

Sulla scorta di questi presupposti, quindi, la Cassazione ha modo di precisare che, ad eccezione dei soli interventi di semplice manutenzione ordinaria, qualsiasi intervento edilizio in zona sismica, comportante o meno l’esecuzione di opere in conglomerato cementizio armato:

– Deve essere previamente denunciato al competente ufficio regionale al fine di consentire i preventivi controlli.

– Necessita del rilascio del preventivo titolo abilitativo.

– Il progetto deve essere redatto da un professionista abilitato ed allegato alla denuncia di esecuzione dei lavori.

– Infine i lavori devono essere parimenti diretti da un professionista abilitato conseguendone, in difetto, la violazione del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 95 (cfr. Cass. pen., sez. III, n. 34604 del 17 giugno 2010) per cui ciascuna violazione, risolvendosi nell’inosservanza di specifiche prescrizioni, costituisce titolo autonomo di reato.

 

Un lodevole sforzo, quello della giurisprudenza, di orientamento degli operatori di settore a tutela di interessi primari della collettività quanto mai utile nel presente momento storico (come, per giunta, dimostrano le recenti vicende di cronaca relative ad infrastrutture viarie).

 

Articolo di Andrea Ferruti, avvocato del Foro di Roma

 

Questo articolo è stato pubblicato in origine sul numero di marzo de L’Ufficio Tecnico. Per conoscere i riferimenti legislativi e giurisprudenziali dell’articolo, richiedi il PDF scrivendo a redazionetecnica@maggioli.it

 

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