Contributi a Inarcassa e attività collaterali alla professione di Ingegnere

Uno degli argomenti più dibattuti e sempre di maggior interesse negli ultimi anni, soprattutto considerando il grande aumento delle società di ingegneria, la sempre più pressante congiuntura economica, la crisi del sistema pensionistico, e calcolato l’aumento dell’aliquota richiesta da Inarcassa (aliquota che è salita negli ultimi anni dal 2 al 4% da applicarsi sul corrispettivo della prestazione fatturata al cliente finale) riguarda l’applicabilità o meno dell’aliquota Inarcassa per quelle prestazioni rese dall’Ingegnere o dalla società di ingegneria che, seppur collaterali alla professione, il loro esercizio non sia coperto dalla legge professionale. Sul punto, si è finalmente espressa la Corte di Cassazione con un’importante sentenza.

 

Le attività di Inarcassa

La Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per gli ingegneri ed architetti liberi professionisti (CNPAIALP) o Inarcassa è una pubblica amministrazione istituita dallo Stato Italiano ai fini previsti dall’art. 38 della Costituzione Italiana per la gestione, secondo le norme di diritto pubblico, delle assicurazioni obbligatorie per i cittadini che svolgono la libera professione di ingegnere e architetto.

Inarcassa è quindi un ente previdenziale che gestisce un sistema pensionistico senza copertura patrimoniale finanziandosi con il pagamento di contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie dovuti in virtù di un rapporto giuridico di diritto pubblico che sorge dallo svolgimento dei lavori in cui la competenza è esclusiva delle professioni di ingegnere o architetto, ed erogando prestazioni previdenziali calcolate con un metodo PAYG ossia secondo le leggi speciali vigenti al momento del conseguimento dei requisiti.

Inarcassa quindi paga le pensioni e le altre prestazioni previdenziali con le imposte che riscuote.

Fondata nel 1958, fa quindi parte del sistema pensionistico obbligatorio italiano basato sul modello previdenziale corporativo.

L’iscrizione a Inarcassa è obbligatoria per gli ingegneri e gli architetti che siano iscritti al relativo ordine professionale, titolari di partita IVA (individuale, di associazione o di società di professionisti) e non soggetti ad altro tipo di previdenza.

Inarcassa eroga le pensioni finanziandosi con le imposte dirette (contributo soggettivo) e le imposte indirette (contributo integrativo) pagate sia dagli iscritti, sia dai soggetti non iscritti ma previsti per legge (committenti, società, ingegneri e architetti dipendenti).

Sono soggetti quindi alla contribuzione obbligatoria, pur non essendo obbligati all’iscrizione a Inarcassa, le società di ingegneria e gli iscritti all’albo professionale che non esercitano la professione in via principale (es. dipendenti); essi trasferiscono ad Inarcassa, in qualità di sostituto d’imposta le imposte indirette ripetute ai clienti per le loro prestazioni (contributo integrativo).

Fin dalla costituzione nel 1958, Inarcassa ha lo scopo di attuare un trattamento di pensione di invalidità, vecchiaia e superstiti a favore degli iscritti;ciò in attuazione dell’art. 38 della Costituzione,che prevede che “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia“; quindi Inarcassa svolge un servizio di interesse pubblico. Il nuovo statuto approvato nel 2012 all’art. 3 ha ampliato i compiti di Inarcassa.

 

La riforma previdenziale di Inarcassa del 2010

Nel 2010 è intervenuta un’importante riforma di Inarcassa. Il principio cardine della riforma è quello classico dei sistemi di gestione a ripartizione ove volendo tutelare i diritti acquisiti, si alza l’aliquota contributiva complessiva, in questo caso dal 12,7% al 20%, senza rinunciare alle promesse pensionistiche in virtù della solidarietà intragenerazionale e intergenerazionale, visto che la stabilità della gestione finanziaria richiesta dalla norma era a 30 anni in termini di saldo totale valutato mediante il bilancio tecnico attuariale.

 

Le modifiche principali hanno riguardato:

1. aumento a regime dell’aliquota del contributo soggettivo al 14%;

2. nuova aliquota del 0,5% per l’assistenza;

3. aumento dell’aliquota del contributo integrativo al dal 2% al 4%;

4. complessivamente l’aliquota contributiva effettiva arriva al 20%.

 

La riforma previdenziale di Inarcassa del 2012

Nel 2012 è susseguita un’altra importante riforma. Il principio cardine della riforma previdenziale è quello della tutela dei diritti acquisiti attraverso la solidarietà intragenerazionale propria del sistema di gestione a ripartizione senza rinunciare alle promesse pensionistiche legate alle incertezze delle verifiche basate sui bilanci tecnici attuariali e all’introduzione del metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata della pensione di vecchiaia.

 

Le innovazioni che hanno determinato i maggiori effetti di bilancio (bilancio di previsione 2013 e bilancio tecnico 2011) hanno avuto ad oggetto:

– aumento dei contributi soggettivi e integrativi minimi;

– aumento dello scaglione per l’applicazione del contributo soggettivo a 120.000 € per il 2013;

– aumento dell’aliquota dei contributi complessivi correnti al 23% del monte dei redditi imponibili;

– aumento degli anni di contribuzione da 30 a 35 anni a regime dal 2023;

– introduzione della pensione di vecchiaia unificata con un sistema di calcolo della pensione pro-rata che utilizza il metodo di calcolo retributivo per gli anni di contribuzione maturati fino al 2012 ed il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata per gli anni di contribuzione maturati a partire dal 2013;

– aumento dell’età pensionabile da 65 a 66 anni a regime dal 2017 con successivo aumento in base alla speranza di vita. L’aumento dell’età per il pensionamento di vecchiaia determina una riduzione dei costi per la quota determinata con il metodo di calcolo retributivo;

– rivalutazione dei contributi versati attraverso un apposito indicelegato alla crescita dei redditi complessivi (cosiddetta “capitalizzazione simulata”). L’introduzione del metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata comporta sia la riduzione della spesa rispetto al metodo retributivo in quanto la pensione è legata alla media di tutti i redditi durante la vita lavorativa, rispetto alla media degli ultimi migliori 10 redditi sugli ultimi 15 anni. Inoltre viene eliminata la funzione ridistributiva propria del metodo retributivo;

– eliminazione della pensione minima per tutti.

 

L’imponibile ai fini della percentuale del contributo integrativo

Argomento assai dibattuto, specialmente negli ultimi anni, dato l’aumento della percentuale del contributo integrativo e dato l’aumento delle società di ingegneria, è l’applicabilità del contributo Inarcassa per tutte quelle attività che l’ingegnere e l’architetto possano svolgere, pur non essendo per legge riservate all’ingegnere o all’architetto professionista (es: amministrazione di società; attività tecniche generiche non riservate per legge alla competenza di ingegneri e architetti etc).

 

Durante gli anni, la giurisprudenza della Corte di Cassazione si è divisa in due distinti orientamenti,

 

Secondo un primo orientamento, non è configurabile alcun obbligo contributivo in relazione al reddito prodotto dal professionista ove questo non sia direttamente collegabile all’esercizio dell’attività di libero professionista per la quale vi è l’iscrizione ad appositi albi od elenchi, essendo insufficiente tale iscrizione, pur necessaria  per l’esercizio dell’attività, a determinare la nascita dell’obbligo contributivo; con la conseguenza che, qualora in soggetto iscritto partecipi a società, svolgente attività rientrante in quella per il cui esercizio è richiesta l’iscrizione in appositi albi o elenchi, l’obbligazione contributiva è configurabile solo nell’ipotesi i cui risultino compensate le attività obbiettivamente riconducibili all’esercizio della professione (Cass. 11154/2004; Cass. 4057/2010)

 

Secondo un altro orientamento, invece, l’imponibile contributivo va determinato alla stregua dell’oggettiva riconducibilità alla professione dell’attività concreta, ancorché questa non sia riservata per legge alla professione medesima, rilevando la circostanza che la competenza e le specifiche cognizioni tecniche di cui dispone il professionista influiscano sull’esercizio dell’attività svolta, cosicchè debba ritenersi che le prestazioni siano state rese anche grazie all’impiego di esse (Cass. 20670/2004; Cass. 14684/2012)

 

Ed è proprio questo secondo orientamento che è stato riaffermato da una recente importante sentenza del 2013 n. 5827 dalla Cassazione, la quale ha stabilito che le Casse previdenziali dei professionisti, (e quindi anche in riferimento alle società di ingegneria) potranno pretendere il versamento dei contributi anche su quei redditi guadagnati grazie ad una attività oggettivamente riconducibile alle competenze proprie del professionista, pure quando non rientra fra quelle riservate per legge.

 

Secondo la Suprema Corte l’orientamento da seguire è quello per cui “l’imponibile contributivo va determinato alla stregua della oggettiva riconducibilità alla professione della attività concreta, ancorché questa non sia riservata per legge alla attività medesima, rilevando la circostanza che la competenza e le specifiche cognizione tecniche di cui dispone il professionista siano rese (anche) grazie all’impiego di esse”. In pratica, l’obbligo contributivo non scatta “solamente nel caso in cui non sia, in concreto, ravvisabile una connessione tra l’attività svolta e le conoscenze tipiche del professionista”.

 

Articolo di Eleonora Viganò, Responsabile Ufficio Legale Arcotecnica Group s.p.a.


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