Contabilizzazione del calore e UNI CTI 10200:2013: cosa c’è da sapere

Contabilizzazione del calore e UNI CTI 10200:2013: cosa c’è da sapere

Dal primo gennaio 2017 i condomini che non saranno in regola con le disposizioni sulla contabilizzazione del calore stabilite dal decreto legislativo n. 102/2014 (che ha recepito in Italia la direttiva europea 2012/27/UE) rischiano pesanti sanzioni. L’obbligo di installare i conta calorie, ripartitori e valvole termostatiche è però già in vigore, sebbene tale operazione non esaurisce questo tema complesso, che coinvolge qualcosa come un milione di edifici per un giro di affari stimato di 2,5-3 miliardi di euro.

Sono due i concetti fondamentali da tenere a mente quando si parla di contabilizzazione del calore, ci spiega Fiorenzo Zerbetto, giornalista attivo da 35 nell’attività di consulenza e nella stampa tecnica, autore con Roberto Colombo del recente manuale La contabilizzazione del calore negli edifici con riscaldamento centralizzato (Maggioli, 200 pagg.).

“Per prima cosa, dice Zerbetto, il decreto n. 102/2014 regolamenta la contabilizzazione individuale del calore negli edifici con impianto di riscaldamento centralizzato, rendendo obbligatoria l’installazione di conta-calorie laddove l’impianto lo consenta (distribuzione “orizzontale” – contabilizzazione del calore “diretta”); di ripartitori dei costi del calore su ogni corpo scaldante (contabilizzazione del calore ‘‘indiretta’’) in tutti gli altri casi di impianto centralizzato”.

Il secondo punto fondamentale della questione, continua l’autore, è che il decreto demanda alla normativa tecnica UNI CTI 10200:2013 la regolamentazione dell’equa ripartizione dei costi del calore nel condominio.

Ulteriori informazioni su adempimenti, ruoli e sanzioni si possono trovare nel dossier di Ediltecnico dedicato interamente alla contabilizzazione del calore.

Focus sulla UNI CTI 10200:2013

La norma UNI CTI 10200:2013 fornisce i criteri per ripartire la spesa totale di riscaldamento e acqua calda sanitaria e si applica agli edifici di tipo condominiale dotati di impianti termici centralizzati. In particolare distingue i consumi volontari di calore delle singole unità immobiliari, da tutti gli altri consumi involontari ovvero essenzialmente le perdite della rete di distribuzione.

Il principio su cui si basa la UNI 10200 è la ripartizione del costo del calore prodotto dal generatore, che dipende dal costo del vettore energetico utilizzato e dall’efficienza dell’impianto di generazione. L’energia termica utile prodotta viene quindi suddivisa in base ai:

1. consumi volontari (quota variabile), ovvero quelli dovuti all’azione volontaria dell’utente mediante i dispositivi di termoregolazione (valvola termostatica o termostato), che vanno ripartiti in base alle indicazioni fornite dai dispositivi (letture) atti alla contabilizzazione del calore (contatori, ripartitori e altri sistemi);

2. consumi involontari (quota fissa), ovvero quelli indipendenti dall’azione dell’utente e cioè principalmente le dispersioni di calore della rete di distribuzione, che vanno ripartiti in base ai millesimi di riscaldamento.

Contabilizzazione del calore in 4 mosse

Semplificando al massimo, un sistema completo per la contabilizzazione del calore e la conseguente ripartizione delle spese per il riscaldamento deve prevedere quattro step.

Prima di tutto occorre installare dei dispositivi atti a misurare il calore (contatori, ripartitori e altri sistemi). Non si può prescindere, però, da una progettazione (obbligatoria secondo la legge n.10/1991), un’installazione (da parte di professionisti abilitati) e un collaudo realizzato da tecnici esperti.

Il terzo punto, di cui abbiamo parlato è quello di avere un criterio di ripartizione, ovvero la UNI 10200. Infine una gestione nel tempo che miri anche a una corretta e costante informazione dell’utente finale (letture dispositivi e relativi consumi).

La procedura di ripartizione del calore secondo la UNI CTI 10200:2013

Sono sei i passaggi chiave della procedura suggerita dalla norma tecnica UNI CTI 10200:2013 per realizzare la ripartizione delle spese di riscaldamento e acqua calda sanitaria, ben spiegati sul sito UNI.

1. determinare la spesa totale;

2. determinare l’energia utile prodotta;

3. calcolare il costo unitario dell’energia utile, ovvero il costo dell’energia all’uscita dal generatore. Nel caso il generatore sia anche adibito alla produzione di acqua calda sanitaria è necessario risalire a quanta energia prodotta dal generatore sia stata utilizzata per tale scopo. Per questa ragione è consigliato installare un contatore per i consumi di energia per riscaldamento e un contatore per i consumi di acqua calda sanitaria;

4. ripartire l’energia utile totale fra consumi volontari e involontari. Nel caso di contabilizzazione diretta (contatori di calore) i consumi involontari, ovvero le dispersioni della rete di distribuzione, sono dati per differenza, sottraendo al consumo totale (energia totale erogata dal generatore) quello delle unità immobiliari e dei locali a uso collettivo (se presenti). In presenza invece di contabilizzazione indiretta (ripartitori e altri sistemi), dal momento che non è possibile misurare quanta energia viene richiesta da ciascuna unità immobiliare poiché i dispositivi non forniscono una misura espressa in kWh ma bensì in unità adimensionali, le dispersioni si calcolano mediante la UNI/TS 11300-2. Così facendo, sottraendo al consumo totale le dispersioni calcolate secondo le condizioni di progetto, è possibile determinare i consumi volontari delle singole unità immobiliari. In alternativa a tale procedura, la UNI 10200, in funzione delle differenti tipologie di edifici, prevede l’utilizzo di determinati coefficienti che attribuiscono valori prestabiliti al consumo involontario. Tale soluzione è da considerarsi sicuramente più semplice e meno onerosa rispetto al calcolo analitico dettagliato dalla UNI/TS 11300-2;

5. ripartire l’energia utile volontaria in base alle letture delle apparecchiature;

6. ripartire l’energia utile involontaria in base ai millesimi di riscaldamento.


Un commento su “Contabilizzazione del calore e UNI CTI 10200:2013: cosa c’è da sapere

  1. analizzando i commenti alla 10200 ho visto che si prende come riferimento l’energia consumata a valle del generatore e questa diventa la base per tutte le ripartizione fra ACs e clima e al loro interno fra parte fissa e parte a consumo.
    Questo metodo, a mio parere, è corretto solo se si installano due contatori altrimenti ci si deve affidare ad una stima del rendimento del generatore.
    Inoltre così facendo la percentuale di ripartizione fra fisso e consumo non tiene in considerazione la perdita del generatore e di coseguenza la percentuale del fisso risulta minore del reale.
    Grato per un chiarimento
    massimo arrigoni

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico