Consulente tecnico d'ufficio CTU. Breve guida su nomina, astensione, ruolo e attività

Consulente tecnico d’ufficio CTU. Breve guida su nomina, astensione, ruolo e attività

Consulente tecnico d

La nomina dell’esperto si rende necessaria quando gli oggetti in contesa non hanno la possibilità di trovare accertamento diretto attraverso gli elementi ricavabili dagli atti di causa o mediante i mezzi istruttori esperibili direttamente dal giudice istruttore.

La nomina e l’attività del consulente tecnico d’ufficio CTU non rientrano nella disponibilità delle parti ma sono rimesse alla discrezionalità del giudice.

Il giudice opera la scelta dell’ausiliario normalmente attraverso l’albo dei consulenti tecnici conservato presso ogni tribunale, pure se il suo potere discrezionale è tale da consentirgli l’individuazione del soggetto anche tra quelli non iscritti negli albi di quel tribunale o addirittura in alcun albo. In tali fattispecie è da negarsi la possibilità che possano sussistere ipotesi di nullità della consulenza, prevalendo il riconoscimento della facoltà discrezionale del magistrato nello scegliere il consulente più adatto e competente nella particolare materia.

Vi è tuttavia da precisare che in tali casi la scelta deve essere accompagnata dalla richiesta di parere al presidente del tribunale con relativa motivazione della scelta, ancorché l’assenza di detto parere non invalida la nomina.

Astensione e ricusazione del consulente tecnico d’ufficio CTU

Giacché il consulente iscritto all’albo dei consulenti non può rifiutarsi di accettare l’incarico, vi sono condizioni dove egli deve astenersi dall’assumere il mandato giurisdizionale.

L’art. 51 c.p.c. prevede, per l’istituto dell’astensione del consulente (e della ricusazione), gli stessi presupposti prescritti per il giudice; l’equiparazione scelta dal legislatore evidenzia la precipua volontà di equiparare la terzietà e l’imparzialità del giudicante a quelle del consulente.

Le ragioni per le quali il giudice ed il consulente tecnico debbono astenersi risiedono in ipotesi tassativamente previste essendo l’elencazione specifica, in modo da individuarle tutte con certezza e di graduarle secondo la gravità. Si prevede infatti la c.d. astensione obbligatoria, intendendosi una sorta di incapacità soggettiva del soggetto, ovvero un obbligo di rinunciare ad esercitare le sue funzioni per motivi personali o per uffici o funzioni precedentemente svolti per i primi cinque commi lasciando invece ad una clausola aperta l’ipotesi della astensione facoltativa, determinata da ragioni di opportunità previste dall’ultimo comma.

Il consulente tecnico può essere soggetto a ricusazione per i medesimi motivi per i quali avrebbe dovuto astenersi; l’atto di ricusazione deve essere proposto a cura della parte istante mediante una istanza specifica e circostanziata, che evidenzi la pretesa condizione di incompatibilità del consulente verso quella data vertenza giudiziaria e quegli agenti (attori ovvero convenuti ovvero terzi chiamati) almeno tre giorni prima della udienza fissata per il giuramento e per l’affidamento dell’incarico al consulente.

Sulla istanza, mediante apposita ordinanza, rileva il giudice che ha provveduto alla nomina del consulente. La parte che non ha presentato l’istanza di ricusazione non può più contestare i risultati dell’attività di consulenza in ordine all’esistenza di ipotesi di ricusabilità di quel consulente restando peraltro pienamente valide le risultanze peritali.

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Ruolo di pubblico ufficiale

Una particolare attenzione da parte dell’ausiliario è da porsi alle funzioni di pubblico ufficiale che vengono riconosciute al consulente tecnico di ufficio. Invero, agli effetti della legge penale il consulente tecnico di ufficio riveste la qualifica di pubblico ufficiale, poiché esercita una delle funzioni di cui all’art. 357 c.p. e precisamente una pubblica funzione giudiziaria.

Si tratta, infatti, di persona che esercita temporaneamente, obbligatoriamente e non gratuitamente, una funzione giudiziaria come ausiliario del giudice, la cui disciplina istituzionale è compresa nel Titolo I del Libro I del codice di procedura civile intitolato Degli organi giudiziari.

Tale riconoscimento obbliga il consulente tecnico d’ufficio CTU a segnalare all’autorità giudiziaria competente eventuali ipotesi di reato perseguibili d’ufficio di cui hanno avuto notizia nell’esercizio delle proprie funzioni pena la possibile commissione del reato di omessa denuncia di cui all’art. 361 c.p. Ciò poiché lo scopo è quello della necessaria tutela dell’interesse della giustizia che rende, in capo al pubblico ufficiale, lo specifico obbligo di prestare la collaborazione con il magistrato rendendo a questi la notitia criminis.

La norma è volta a tutelare il corretto funzionamento della giustizia, nello specifico garantendo che la notizia di reato giunga a conoscenza dell’organo competente all’esercizio dell’azione penale.

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Attività del consulente tecnico d’ufficio CTU

Il consulente tecnico d’ufficio CTU, in sostanza, esplica la propria attività attraverso diverse fasi che possono identificarsi in:

  • partecipare all’udienza;
  • svolgere indagini che gli sono state commesse dal giudice, in presenza del giudice stesso;
  • svolgere indagini che gli sono state commesse dal giudice, in assenza del giudice stesso;
  • fornire al giudice i chiarimenti richiesti, in udienza o in camera di consiglio;
  • domandare, se autorizzato dal giudice, chiarimenti alle parti;
  • assumere, se autorizzato dal giudice, informazioni da terzi.

Il lavoro del consulente non è da considerarsi un mezzo di prova tout court, ma costituisce un mezzo di controllo della prova affidato a un soggetto esperto, dotato di particolare competenza in materia.

Ogni valutazione della relazione peritale è riservata al giudice istruttore nella sua esclusiva qualità di “iudex peritus peritorum”, ovvero di “giudice perito dei periti”, non vincolato ai risultati cui perviene il consulente; quando ritenga che questi siano condivisibili, convincenti e sufficientemente motivati, non è tenuto a dedurne specificatamente le ragioni nella sentenza, potendosi limitare, nel complesso delle motivazioni contenute nel provvedimento, al semplice richiamo delle conclusioni della consulenza tecnica.

Il testo è di Paolo Frediani.

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