Congresso nazionale: etica, ambiente e tariffe

Si è concluso il 53° congresso nazionale degli ingegneri all’insegna del tema Costituzione, Etica, Cultura della Responsabilità, che ha visto impegnati i partecipanti dal 9 al 12 settembre scorso a La Spezia in un fitto calendario di incontri, workshop e discussioni sul futuro della professione.

Hanno suscitato interesse le parole del sottosegretario alle infrastrutture, Roberto Castelli (già ministro della giustizia nel precedente Governo Berlusconi) a proposito delle tariffe professionali.
La tariffa minima degli ingegneri era sinonimo di qualità e toglierla è stato un errore” – ha dichiarato il sottosegretario, dicendosi pronto a discutere della questione con il ministro della giustizia Alfano.
Castelli ha poi aggiunto che il Governo non è a favore di una “riserva di caccia” ma di una libera concorrenza, che non può però essere basata solo ed esclusivamente sulla logica del “costo più basso”.
È necessario un confronto con i tecnici e il ministero – ha detto ancora Castelli- “Sappiamo tutti che i progetti preliminari di opere pubbliche tagliano i tempi e le spese e che quelli definitivi sono lunghi e costosi ma sulla questione va fatta chiarezza perché troppo spesso ci troviamo di fronte a preliminari contenuti e definitivi enormemente più alti”.

Sul tema principale del convegno, invece, il dibattito congressuale ha prodotto una serie di riflessioni su come la sfida della sostenibilità stia suscitando “problemi sistemici” di tale vastità e complessità da configurare l’esigenza di un radicale cambiamento di rotta rispetto ai vigenti modelli economici e rispetto agli odierni stili di vita altamente energivori.
Nel prossimo futuro occorrerà sviluppare nuove e più efficaci strategie di governance da parte dei vari attori istituzionali, economici e sociali.

Nel corso di pochi anni il mondo dell’ingegneria si è trovato a doversi misurare con il rapido moltiplicarsi di problematiche che, sempre più frequentemente, nell’applicazione pratica, hanno visto enormemente dilatare la sfera degli interessi superiori della collettività.
Questo ha portato gli ingegneri ha rispondere non solo della specifica opera ingegneristica commissionata da enti pubblici o privati, ma anche del contesto nel quale ogni soluzione
ingegneristica in campo civile, industriale è stata portata a termine.

A fronte di questi cambiamenti e delle nuove sfide, si legge nella mozione congressuale che: “L’ingegneria si è trovata catapultata in un palcoscenico in cui la dignità della professione ingegneristica si trova ad essere mortificata se limitata alla semplice progettazione ed esecuzione dell’opera; e se, dunque, gli è esclusa la possibilità di intervenire nel dibattito riguardante delicate prassi di governance che, lo dimostrano i tempi, non possono più, in via generale, essere basate sull’individuazione delle soluzioni ottimali presentate da tecnologi e deliberate da politici, ma devono essere riferite a “processi dialettici allargati” volti a favorire la convergenza del consenso fra vari attori sociali e istituzionali”.


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