Come scegliere i DPI sul lavoro? Intervista ai vertici AiFOS

Il sistema dell’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) nel suo complesso non funziona. È decisamente tranchant nel suo giudizio il prof. Rocco Vitale, presidente di AiFOS, l’Associazione italiana dei formatori e operatori della sicurezza sul lavoro.

 

Partendo da questa considerazione, AiFOS ha organizzato lo scorso 6 marzo a Napoli un convegno di respiro nazionale, a partecipazione gratuita, dedicato espressamente alla scelta dei DPI sui luoghi di lavoro: la normativa, gli obblighi, la scelta e le esigenze economiche.

 

L’argomento è delicato. Spesso si assiste a situazioni paradossali. Per esempio, aziende che investono anche ingenti quantità di denaro per l’acquisto dei DPI, ma non sono in regola.

 

Perché? “Spesso si ritiene che siano sufficienti l’acquisto di un DPI e la consegna al lavoratore”, osserva Vitale, e viene invece “assegnata scarsa importanza alla cura delle procedure e al momento fondamentale della formazione”.

 

Ma non solo. Come detto, non basta acquistare i DPI. Occorre verificare che l’equipaggiamento scelto rispetti i requisiti di legge, tenere conto delle esigenze ergonomiche del lavoratore e, non da ultimo, tenere presente che la tutela e la sicurezza sui luoghi di lavoro vanno perseguite, prima di tutto, adottando ogni accorgimento tecnico e organizzativo per ridurre al minimo i rischi. Solo da ultimo vanno impiegati i DPI come ulteriore mezzo per la sicurezza.

 

Come a dire: via libera ai dispositivi di protezione individuale solo dopo che si sono usati tutti i mezzi possibili (tecnologici e organizzativi) per la prevenzione dei rischi. Diventa quindi importante inquadrare il problema, sentire gli esperti e apprendere le buone pratiche.


Mauro Ferrarini. L’adozione dei corretti DPI in un luogo di lavoro è un processo complesso. Quali sono le figure deputate a seguire questo processo?

Rocco Vitale. I DPI sono parte integrante del sistema di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Si tratta di un argomento troppo spesso ritenuto specialistico o marginale, al quale la normativa vigente attribuisce una rilevanza, in verità, notevole. Il sistema dell’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) nel suo complesso non funziona.

 

Nella maggior parte dei casi, viene di fatto assegnata scarsa importanza alla cura delle procedure e si trascura il momento fondamentale della formazione, ritenendo il più delle volte sufficienti il semplice acquisto di un DPI e la consegna dello stesso al lavoratore esposto al rischio.

 

L’obbligo di scelta dei DPI ricade sul datore di Lavoro, che a norma dell’art. 77 del d.lgs. n. 81/2008 ha la responsabilità, appunto, di valutare quali DPI adottare. Certo, il datore di Lavoro od un suo delegato potranno farsi assistere in tale scelta dall’RSPP, dal medico competente e/o da altri consulenti aziendali in materia di sicurezza sul lavoro.


Mauro Ferrarini. Come si coniuga la formazione sulla sicurezza con l’uso dei DPI?

Francesco Naviglio (segretario nazionale AiFOS). Se dall’analisi e dalla valutazione dei rischi aziendali risultano pericoli che non possono essere evitati con mezzi diversi dai DPI, il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire ai lavoratori dispositivi di protezione individuale idonei e conformi ai requisiti di legge, e i lavoratori hanno l’obbligo di utilizzarli. Un concreto passo verso la sicurezza è possibile solo quando si scelga, tuttavia, di privilegiare l’informazione, la formazione e l’addestramento pratico sul riconoscimento del DPI adeguato e sul suo concreto utilizzo. Il datore di lavoro, oltre a fornire al lavoratore le informazioni sui rischi dai quali il DPI lo protegge e le istruzioni sull’uso corretto dei Dispositivi di Protezione Individuale, dovrà preoccuparsi che le informazioni fornite risultino comprensibili e che la formazione sia adeguata. Il datore di lavoro dovrà, pertanto, intervenire quindi anche con uno specifico addestramento all’utilizzo pratico dei Dispositivi di Protezione Individuale (ove previsto o comunque necessario).

 

È comunque fondamentale, anche a garanzia del datore di lavoro circa le sue responsabilità, che i DPI forniti vengano effettivamente indossati e correttamente utilizzati dal lavoratore: ed anche in questo senso la formazione del personale è l’unico modo per diffondere tra le maestranze la cultura della sicurezza in azienda.


Mauro Ferrarini. In passato, soprattutto in alcuni settori, l’impiego dei DPI da parte dei lavoratori era considerato un segno di inesperienza (i.e. metti il casco protettivo perché non sai come muoverti). Nel 2014 questa assurda percezione è cambiata o persiste ancora?

Rocco Vitale. Il percorso è lungo ma, anche grazie ad un fisiologico ricambio generazionale delle maestranze, dei passi in avanti sono stati fatti.

La cultura della sicurezza sul lavoro, piano piano, si sta facendo strada anche in quei settori dove le resistenze sono maggiori. D’altro canto, anche i produttori di DPI hanno offerto un contributo determinante in questo senso immettendo sul mercato prodotti sempre più confortevoli, esteticamente gradevoli, comodi e personalizzabili. Ciò non toglie che il lavoro tuttora da fare sia notevole, e che la cultura della sicurezza debba ancora essere instillata sin dalla fase scolastica.


Mauro Ferrarini. Quali sono, secondo lei, gli approcci corretti che un formatore della sicurezza deve tenere quando trasmette la propria conoscenza ai lavoratori?

Rocco Vitale. In buona parte delle aziende viene colpevolmente trascurato l’aspetto fondamentale della formazione. Se formare significa “dare forma” attraverso una strumentazione culturale e tecnica per favorire il cambiamento attraverso l’apprendimento di un certo comportamento, nel caso dei DPI non ci siamo proprio: la formazione dei lavoratori e anche quella degli RSPP, RLS e degli stessi datori di lavoro avviene in maniera semplicistica e superficiale.

 

L’atteggiamento adottato da AiFOS parte dal presupposto che qualsivoglia Dispositivo è del tutto inutile se viene utilizzato in maniera scorretta.

 

Per questa ragione, e questa è a nostro modo di vedere l’unica strada percorribile, il formatore deve focalizzare la sua attività sull’addestramento pratico all’uso e manutenzione dei DPI.

 

Gli istruttori, dopo aver espletato l’aspetto normativo, giuridico, teorico e tecnico, devono armarsi di abbigliamento da lavoro, stivali, guanti, elmetti, imbracature ed iniziare l’attività pratica con l’allievo. Il miglior formatore all’utilizzo dei DPI è colui che sfrutta tutti i mezzi a sua disposizione per ricreare un’esperienza quanto più vicina all’ambito lavorativo quotidiano dei suoi allievi, e per fare ciò si mette in gioco dando il buon esempio.


L’intervista integrale al prof. Rocco Vitale e a Francesco Naviglio è stata pubblicata sul numero di aprile della rivista Progetto Sicurezza di Maggioli Editore


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