Classificazione delle frane. Perchè si scatenano questi fenomeni?

Classificazione delle frane. Perchè si scatenano questi fenomeni?

frane

Con il termine frana (landslide) si designa uno dei principali fenomeni di instabilità gravitativa di versante; esso descrive una vasta serie di processi che determinano lo spostamento a valle (per rottura lungo una qualsivoglia superficie) di una massa di terreni e/o rocce formanti il pendio.

Le modalità di spostamento verso il basso (gravitativo) della massa, separata dal versante lungo la superficie di rottura (failure surface), sono le più varie, funzione delle caratteristiche geologiche, tettoniche, litostratigrafiche e idrogeologiche del pendio: il materiale può in generale crollare, ribaltare, scivolare, fluire (o colare) secondo una combinazione più o meno complessa delle principali tipologie illustrate.

In generale l’identificazione del fenomeno si effettua sulla base di:

  1. tipologia (geologica) dei materiali coinvolti
  2. modalità (meccanica) del movimento.

La più diffusa ed accettata classificazione delle frane è quella di Varnes (1978).

Per contro, possono verificarsi fenomeni gravitativi di spostamento di masse di terreni e/o rocce, causati dalla deformazione permanente per lento flusso reologico (creep o fluage, reptazione o soliflusso) sviluppatosi lungo fasce di intensa sollecitazione al taglio, sufficiente a distorcere la massa ma senza il superamento della relativa resistenza.

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Classificazione delle frane: dimensioni delle particelle

Con il termine frana Cruden & Varnes (1996) definiscono un “movimento di una massa di roccia, detrito o terra lungo il versante”. La terminologia utilizzata per la descrizione dei materiali coinvolti nelle frane (prima dello spostamento) è quella ricorrente nella bibliografia specializzata, mutuata dal lavoro di Cruden & Varnes (1996):

  • roccia (rock) = massa dura o compatta intatta nella sua originaria posizione naturale prima dell’inizio del movimento;
  • terreno (soil) = aggregato di particelle solide, generalmente minerali e rocce, trasportate e/o formate dal disfacimento di rocce in posto. Gas e liquidi di riempimento dei pori fanno parte del terreno;
  • terra (earth) = materiale nel quale la percentuale di particelle fi ni (diametro minore di 2 mm, limite superiore delle sabbie) è maggiore o uguale all’80%;
  • detrito (debris) = materiale che contiene una significativa proporzione di terreno grossolano; una percentuale variabile tra il 20% e l’80% ha particelle di dimensione maggiore di 2 mm, la restante parte risulta minore di 2 mm.

Le terre e i detriti, come appena descritti, possono essere riferiti alla denominazione dei terreni sulla base delle dimensioni delle particelle. Ne risulta che le terre sono costituite per esempio da:

  • sabbie limose, sabbie argillose, limi sabbiosi, limi argillosi e terreni simili.

Sulla base degli stessi criteri, i detriti sono costituiti per esempio da:

  • ghiaie con sabbie o sabbiose, ghiaie con limi o limose, sabbie con ghiaie ghiaiose e terreni simili.
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Classificazione delle frane: comportamento geotecnico

Una simile distinzione è utile per differenziare il comportamento geotecnico del materiale in fase di analisi e progettazione; per esempio fenomeni di frana in detriti difficilmente potranno essere analizzati in termini di tensioni totali, a causa delle loro prevalenti caratteristiche granulari.

Con lo stesso criterio di suddivisione granulometrica e relativi effetti sulle analisi, l’ISO (ISO 14688-1, 2002) suddivide i terreni in “coesivi” (fini) e “non coesivi” (grossolani o granulari).

Sempre la classificazione proposta da Cruden & Varnes individua la nomenclatura necessaria per definire in dettaglio le caratteristiche di attività delle frane. La definizione e la determinazione dello stato di attività sono di particolare importanza per la previsione di ulteriori movimenti e cruciali per le scelte di intervento; le definizioni sopra elencate hanno i seguenti significati (Cruden & Couture, 2011):

  • frana attiva = frana attualmente in movimento;
  • frana riattivata = frana ancora attiva dopo essere stata inattiva;
  • frana sospesa = frana che si è mossa nell’ultimo ciclo annuale delle stagioni ma che risulta attualmente ferma (inattiva);
  • frana inattiva = frana il cui ultimo movimento risale a prima dell’ultimo ciclo annuale di stagioni:

– frana quiescente (o dormiente) = frana inattiva le cui cause di movimento risultano apparentemente ancora in essere;

– frana abbandonata = frana inattiva le cui cause di movimento non sono più in essere per cause naturali (per esempio, il corso d’acqua, che scalzando il piede aveva causato la frana, ha cambiato il suo corso);

– frana stabilizzata = frana inattiva le cui cause di movimento non sono più in essere per cause artificiali (per esempio, il corso d’acqua, che scalzando il piede aveva causato la frana, è stato oggetto di interventi di protezione spondale contro l’erosione);

– frana relitta = frana che si è sviluppata in condizioni geomorfologiche e/o climatiche differenti da quelle attuali, distanti migliaia di anni dalla data odierna.

Il testo è di Piergiuseppe Froldi.

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