Circolare INAIL responsabilità datore di lavoro Covid-19: pubblicato il documento

Circolare INAIL responsabilità datore di lavoro Covid-19: pubblicato il documento

Il 15 maggio 2020, attraverso un comunicato stampa, l’INAIL chiariva l’aspetto circa l’esclusione della responsabilità penale e civile del datore di lavoro nel caso in cui un addetto contragga in azienda il Covid-19, riconosciuto come infortunio.

In attesa di una norma specifica, l’istituto pubblica una nuova circolare che chiarisce ulteriormente l’aspetto responsabilità datore di lavoro Covid-19.

INAIL con la nota stampa del 15 maggio, ha precisato che alla base della questione, la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare nei luoghi di lavoro, oggetto di continui aggiornamenti da parte delle autorità per via del variabile andamento epidemiologico, rendono difficilmente delineabile le responsabilità civile e penale dei datori di lavoro.

Analizziamo il contenuto del documento.

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Circolare INAIL Responsabilità datore di lavoro Covid-19

La circolare INAIL responsabilità datore di lavoro Covid-19 numero 22 del 20 maggio 2020, precisa che dagli accertamenti medico-legali sui casi di infezione, non potranno essere dedotte responsabilità dirette dell’impresa che ha applicato tutti i nuovi protocolli di sicurezza in integrazione a quanto già previsto dal TU sicurezza.

La nuova circolare supera la n.13 del 3 aprile 2020 contenente indicazioni su “Sospensione dei termini di prescrizione e decadenza per il conseguimento delle prestazioni Inail. Tutela infortunistica nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS- CoV-2) in occasione di lavoro. Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Articolo 34, commi 1 e 2; articolo 42 commi 1 e 2, all’articolo 34, commi 1 e 2”.

Punto cardine della questione è l’applicazione, da parte del datore di lavoro, delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID-19 che garantisce a tutti gli effetti pieno assolvimento degli obblighi, nella specifica materia, di cui all’articolo 2087 del Codice civile.

Fondamentale è non confondere i presupposti per l’erogazione di un indennizzo INAIL con i presupposti per la responsabilità penale e civile che devono essere rigorosamente accertati con criteri diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative.

In questi, infatti, oltre alla già citata rigorosa prova del nesso di causalità, occorre anche quella dell’imputabilità quantomeno a titolo di colpa della condotta tenuta dal datore di lavoro. Il riconoscimento cioè del diritto alle prestazioni da parte dell’Istituto non può assumere rilievo per sostenere l’accusa in sede penale, considerata la vigenza del principio di presunzione di innocenza nonché dell’onere della prova a carico del Pubblico Ministero.

Così come neanche in sede civile l’ammissione a tutela assicurativa di un evento di contagio potrebbe rilevare ai fini del riconoscimento della responsabilità civile del datore di lavoro, tenuto conto che è sempre necessario l’accertamento della colpa di quest’ultimo nella determinazione dell’evento.

La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito che: “l’articolo 2087 cod. civ. non configura, infatti, un’ipotesi di responsabilità oggettiva, essendone elemento costitutivo la colpa, intesa quale difetto di diligenza nella predisposizione delle misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore.

Né può desumersi dall’indicata disposizione un obbligo assoluto in capo al datore di lavoro di rispettare ogni cautela possibile e diretta ad evitare qualsiasi danno al fine di garantire così un ambiente di lavoro a “rischio zero”, quando di per sé il pericolo di una lavorazione o di un’attrezzatura non sia eliminabile, neanche potendosi ragionevolmente pretendere l’adozione di strumenti atti a fronteggiare qualsiasi evenienza che sia fonte di pericolo per l’integrità psico-fisica del lavoratore, ciò in quanto, ove applicabile, avrebbe come conseguenza l’ascrivbilità al datore di lavoro di qualunque evento lesivo, pur se imprevedibile ed inevitabile […]; non si può automaticamente presupporre, dal semplice verificarsi del danno, l’inadeguatezza delle misure di protezione adottate, ma è necessario, piuttosto, che la lesione del bene tutelato derivi causalmente dalla violazione di determinati obblighi di comportamento imposti dalla legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche in relazione al lavoro svolto” (Cass. n.3282/2020).

Pertanto la responsabilità del datore di lavoro è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del decreto legge 16 maggio 2020, n.33.

Il rispetto delle misure di contenimento, se sufficiente a escludere la responsabilità civile del datore di lavoro, non è certo bastevole per invocare la mancata tutela infortunistica nei casi di contagio da Sars-Cov-2, non essendo possibile pretendere negli ambienti di lavoro il rischio zero. Circostanza questa che ancora una volta conferma l’indipendenza logico-giuridica del piano assicurativo da quello giudiziario.

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Circolare INAIL Responsabilità datore di lavoro Covid-19 e Cura Italia

La nuova circolare esplicativa si rifà all’articolo 42 del Dl Cura Italia e conferma i seguenti aspetti:

  • che in caso di accertata infezione da Covid-19 in occasione di lavoro, l’INAIL assicura al lavoratore la tutela prevista dalla legge in caso di infortunio sul lavoro;
  • che le prestazioni di tutela assicurate dall’INAIL sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro;
  • che gli oneri dei predetti eventi infortunistici sono posti a carico della gestione assicurativa nel suo complesso e non vanno a gravare invece sulla posizione assicurativa del singolo datore di lavoro, ossia non opera il meccanismo del c.d. bonus-malus.

Chiarisce inoltre che assenza di una comprovata violazione, da parte del datore di lavoro, pertanto, delle misure di contenimento del rischio di contagio di cui ai protocolli o alle linee guida di cui all’articolo 1, comma 14, del decreto-legge 16 maggio 2020, n.33, sarebbe difficile da ipotizzare e dimostrare la colpa del datore di lavoro.

Scarica la circolare n.22 del 20 maggio 2020 pdf

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