Certificazione energetica, le novità del Rapporto 2012 del CTI

Il Rapporto 2012: Attuazione della Certificazione Energetica degli Edifici in Italia, elaborato dal CTI, quest’anno presenta novità strutturali ed approfondimenti pur restando l’impostazione simile alla versione 2011, prima fra tutti la suddivisione della pubblicazione in tre sezioni.
Nella prima parte vengono presentati, come nella versione precedente, 25 prospetti comparativi tematici che fotografano, dettagliatamente, il diverso stato di applicazione a livello nazionale della certificazione energetica.

 

La seconda sezione approfondisce i principali riferimenti normativi, indispensabili per orientarsi nel panorama sempre più articolato della certificazione e prende in esame gli aggiornamenti normativi e legislativi in atto sia a livello internazionale, come la revisione dell’intero pacchetto di norme tecniche EN attualmente vigente per la determinazione delle prestazioni energetiche degli edifici, che nazionale (revisione del d.P.R. 59/2009 e, nella pratica, di tutti i disposti ad esso collegati) e regionale (disposti vari).

 

Alla luce di ciò, si può pertanto affermare che il prossimo periodo sarà piuttosto ricco di novità.
Tra le innovazioni più rilevanti della terza parte, relativa agli aspetti normativi ed applicativi delle singole Regioni e Province Autonome, vi è l’intervista ai Responsabili delle politiche locali (Dirigenti e Assessori), protagonisti nel processo di elaborazione e di attuazione dei programmi di efficienza e certificazione energetica degli edifici.

 

A questi è stato chiesto, in particolare, di descrivere le principali politiche energetiche intraprese, con i relativi orientamenti futuri. Tali questioni sono difatti fondamentali alla luce degli studi della Commissione europea, che dimostrano l’impossibilità di rispettare al 2020 gli impegni assunti dall’Ue per quanto concerne l’efficienza energetica.

 

È stato domandato infine se, considerato l’attuale quadro legislativo nazionale in tema di certificazione energetica, ci sia la necessità di un suo ampliamento. Il 2020 è relativamente vicino e gli obiettivi della “triade energetica“, riguardanti riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, efficienza e sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, sono imponenti. In aggiunta, ogni Regione italiana ha realtà differenti per condizioni geografiche, climatiche, qualità e quantità del patrimonio edilizio, rischi territoriali (idrogeologici, sismici, etc.), occupazione e ricadute occupazionali: obiettivi primari e sforzi in atto sono quindi diversi.

 

Dalle risposte alle interviste si legge chiaramente l’esigenza di: estendere a tutte le Regioni le “buone pratiche” poste in essere da quelle che hanno investito maggiormente in passato in termini di risorse di bilancio; migliorare il coordinamento tra legislazione nazionale e regionale o agire direttamente sul grado di omogeneità dei testi; semplificare gli iter autorizzativi e di accesso alle sovvenzioni; consolidare l’accesso agli incentivi per interventi di riduzione dei consumi energetici; istituire sistemi informativi regionali/nazionali per la raccolta e la gestione degli ACE; rendere più funzionali e meno onerose per i cittadini le procedure mediante, ad esempio, la “dematerializzazione” dei documenti; aumentare l‟importanza della sensibilizzazione e dell’informazione dei cittadini sulle tematiche energetiche, con la diffusione della consapevolezza che gli obiettivi del burden sharing (meccanismo di ripartizione di un impegno collettivo, che avviene secondo principi di equità e di responsabilità) sono traguardi comuni, condivisi e irrinunciabili.

 

Infine, parecchie Regioni dichiarano di aver aderito all’iniziativa europea del “Patto dei Sindaci”.
Una cosa è certa, l’efficienza energetica sarà nei prossimi anni la chiave di volta della politica di riduzione dell’impatto climatico in materia di sicurezza degli approvvigionamenti, produzione e consumo di energia. Diventa interessante, in questa prospettiva, esaminare i risultati che ha prodotto, ad ora, la certificazione nelle diverse aree del nostro Paese.

 

A tal proposito il rapporto 2012 include, per alcune Regioni/Province autonome (Bolzano, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Trento, Valle d‟Aosta e Veneto) i dati concernenti la classificazione energetica degli edifici.

 

Dall’analisi risulta che, nelle Regioni censite, le relative distribuzioni di frequenza per classe energetica degli ACE depositati sono tra loro nettamente differenti.
Una questione spinosa, al momento purtroppo irrisolta, riguarda l’autodichiarazione in classe G del proprietario dell’immobile, prevista dal paragrafo 9 dell’allegato A del d.m. 26 giugno 2009. Infatti, dove consentita, è stata nettamente preferita rispetto alla certificazione energetica (Abruzzo, Calabria, Campania, Sicilia). La conseguenza è stata che, negli atti di trasferimento immobiliare, la maggior parte di acquirenti o inquilini, non hanno ricevuto in pratica alcuna indicazione sui futuri costi di gestione energetica, né tantomeno informazioni su come migliorare, nella maniera più conveniente, il rendimento energetico dell’edificio.

 

La Commissione europea, non ritenendo questa scelta coerente con il completo recepimento della direttiva 31, ha avviato, nel mese di settembre 2011, una procedura di messa in mora dello Stato italiano. Pertanto, l’autodichiarazione non dovrebbe essere più attuata su tutto il territorio nazionale, inoltre, è in fase di emanazione un Decreto statale “correttivo”.

 

Un altro aspetto, seppur relativamente marginale, che fatica a decollare riguarda le targhe energetiche installate: solamente la Regione Lombardia ne ha annunciato L’entità (4.650). Ricordiamo, a tal proposito, che il d.lgs. 192/2005 all’art. 6 ne prevede L’obbligatorietà per gli edifici ad uso pubblico (contratti, nuovi o rinnovati, relativi alla gestione degli impianti termici o di climatizzazione degli edifici pubblici, o nei quali figura comunque come committente un soggetto pubblico).

 

Tutte le Regioni, ad eccezione di Basilicata, Marche e Molise, hanno comunicato il numero di ACE depositati. Purtroppo, dunque, non è ancora possibile ricostruire un quadro completo. Le Regioni che hanno applicato la certificazione con maggior rigore sono state Lombardia (710.000), Emilia Romagna (260.000), Piemonte (233.931), Liguria (66.329) e Lazio (29.700).

 

Tra gli aspetti più dibattuti della certificazione energetica vi sono le attività di controllo avviate, per ora solo sperimentalmente, da poche Amministrazioni. Dalle esigue stime disponibili, realizzate su un campione peraltro ridotto, emerge un’elevata percentuale di ACE con risultanze non conformi. A riguardo, anche la direttiva 2010/31/Ue, già in vigore, all’art. 18 affronta apertamente la questione prescrivendo, alle autorità nazionali competenti o agli organismi da esse delegati, l’istituzione di sistemi di controllo indipendenti (dispone la verifica di una percentuale statisticamente significativa di tutti gli ACE rilasciati nel corso di un anno), in conformità all’allegato II della medesima.

 

Il “Rapporto 2012” sarà distribuito gratuitamente il 27 marzo 2012, in occasione del Forum Nazionale sulla Certificazione Energetica e, successivamente, disponibile in download sul sito del CTI.

 

Articolo di Giovanni Murano murano@cti2000.it


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