Centrale per la progettazione delle opere pubbliche: il no di OICE e RPT

Centrale per la progettazione delle opere pubbliche: “carrozzone pubblico”. OICE e RPT non ci stanno

Centrale per la progettazione delle opere pubbliche

La bozza della Legge Bilancio 2019, approvata dal Governo, si compone di 115 articoli ed arriverà in Parlamento oggi, mercoledì 31 novembre 2018. Il testo, passato al vaglio della Ragioneria e del Mef, prevede una serie di provvedimenti normativi. Alla voce Misure per lo sviluppo e gli investimenti si parla di Centrale per la progettazione delle opere pubbliche e disposizioni organizzative per il Ministero dell’economia e delle finanze.

Una questione che è stata oggetto di riflessione ed ha portato ad una dura presa di posizione da parte de La Rete Professioni Tecniche ed OICE che attraverso un comunicato stampa si esprimono in merito alla progettazione delle Opere pubbliche, dichiarandosi contrari alla creazione di una nuova Italstat.

Il motivo del dissenso è infatti legato all’istituzione, prevista nella bozza di Legge di bilancio 2019, della centrale per la progettazione delle opere pubbliche configurata come articolazione organizzativa dell’Agenzia del Demanio, che ne gestirà l’organizzazione ed il funzionamento.

L’attività della centrale sarà quella di progettare le opere pubbliche, studiare la fattibilità tecnica ed economica, seguire la direzione lavori, supportare a livello tecnico e amministrativo il RUP ed eseguire il collaudo. Saranno anche incluse le attività di gestione delle procedure d’appalto per conto della stazione appaltante stessa, nel caso di progetti occasionali e di una certa rilevanza come quelli legati all’assegnazione di fondi europei.

Chi farà parte della centrale per la progettazione delle opere pubbliche?

Nella bozza della Legge di Bilancio 2019, si legge: “Al fine di consentire lo svolgimento dei compiti previsti nella presente legge, è autorizzata l’assunzione a tempo indeterminato, a partire dall’anno 2019, presso l’Agenzia del demanio, con destinazione alla Centrale, di un massimo di 400 unità di personale, con prevalenza di personale di profilo tecnico per una percentuale almeno pari al 70 per cento, a livello impiegatizio e quadro nonché con qualifica dirigenziale.Per garantire l’immediata operatività, anche per ambiti di intervento della Centrale, l’Agenzia provvede al reclutamento del personale di
ruolo, anche mediante assegnazione temporanea, con il consenso dell’interessato, sulla base di appositi protocolli d’intesa con le amministrazioni pubbliche di cui al comma 2 e per singoli progetti di interesse specifico per le predette amministrazioni, nella misura massima di 100 unità, in possesso delle competenze, dei requisiti di professionalità ed esperienza richiesti per l’espletamento delle singole funzioni, con oneri a carico della predetta Agenzia…”

È chiaro che per rendere operativo un organo come la centrale di progettazione, saranno messi in atto piani di investimento che invece sarebbero stati più idonei se finalizzati alla preparazione digitale delle SA. Anche questa una tematica trattata nel comunicato stampa, dove si legge: “…tutto ciò, alla vigilia dell’entrata in vigore del BIM appare quasi grottesco: invece di investire risorse per un corposo piano di formazione delle stazioni appaltanti che dovranno imparare a “leggere” i nuovi progetti in BIM, ci si attiva per centralizzare l’attività progettuale mettendo all’angolo gli operatori privati che investono in formazione, innovazione, ricerca per competere sul mercato.”

Leggi Decreto BIM. Obbligo di introduzione al 2019, le stazioni appaltanti sono pronte?

Controllori o controllati?

Tutto ciò appare inaccettabile secondo RPT e OICE, per le quali l’assunzione dell’Agenzia del Demanio nella veste di progettista di opere pubbliche, stazione appaltante e soggetto di committenza delegata da parte di altre Amministrazioni, potrà minare la qualità delle prestazioni professionali, garantite dalla concorrenza ed il mercato.

La Rete delle Professioni Tecniche e l’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria nel comunicato stampa, scrivono: “… al fine di garantire la qualità delle prestazioni professionali e la trasparenza nel processo di esecuzione delle opere pubbliche, ritengono che sia necessario puntare ad una chiara distinzione tra controllori e controllati, riservando ai liberi professionisti e alle società di ingegneria, la progettazione ed ai pubblici dipendenti il controllo del processo di esecuzione delle opere pubbliche, dalla programmazione al collaudo. Ciò nella consapevolezza che le norme che, sino ad adesso, hanno provato ad invertire i ruoli, affidando la progettazione interna alle stazioni appaltanti ed attribuendo, contestualmente, ai liberi professionisti e alle società di ingegneria, competenze in materia di verifica dei progetti, hanno puntualmente fallito, alimentando varianti in corso d’opera, contenziosi ed incompiute.”

Il controllore ed il controllato non devono coincidere. Nell’organo centrale per la progettazione di opere pubbliche ci sono due figure che si sovrappongono in un intreccio di gestioni, competenze e responsabilità. Un altro grave rischio che effettivamente si corre, è quello di penalizzare i progettisti italiani, escludendoli dalla progettazione delle opere pubbliche facendo ricadere nel baratro i professionisti del settore che con fatica si destreggiano per venire fuori dalla grave crisi che ha interessato le costruzioni ed in particolar modo i lavori pubblici.

In fondo al comunicato viene chiarito che ad essere messa in discussione non è la necessità di rafforzare il ruolo tecnico delle Amministrazioni nelle fasi di programmazione e controllo nella realizzazione delle opere pubbliche, bensì la“proposta di creare un nuovo immenso carrozzone pubblico, facilmente schiavo della politica…” per attività di progettazione in house, rischiando di riproporre modelli statalisti, anacronistici, onerosi e senza eguali in Europa.

Consulta il comunicato stampa 

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