Cantiere e digitalizzazione: è possibile estrapolare un PSC BIM?

Cantiere e digitalizzazione: è possibile estrapolare un PSC BIM?

PSC BIM

È stato detto e ridetto che parlare di Building Information Modeling non significa parlare né solamente di un modello virtuale tridimensionale né tanto meno dell’utilizzo di un determinato software, ma significa appoggiare una nuova metodologia, un nuovo processo di progettazione.

A tal proposito, nei paragrafi del volume Guida ai Piani di Sicurezza 2.0, dedicati alla presentazione del modello di Piano di Sicurezza e Coordinamento proposto dagli autori viene chiarito come esso si configuri non come un prodotto ma come un processo che si compone di una fase conoscitiva, una fase valutativa, una fase programmatica e una fase gestionale: se si pensa al PSC  in questo modo è evidente come un approccio BIM sia con esso estremamente compatibile.

Sebbene al momento non sia possibile, mediante strumenti BIM, estrapolare un Piano di sicurezza del cantiere che rispetti in pieno i requisiti del d.lgs. 81/2008 è però ovvio come l’approccio BIM sia vantaggioso per il Coordinatore in progettazione sotto una molteplicità di aspetti diversi [1]:

– fase conoscitiva: la fase di acquisizione dei dati sulle caratteristiche del contesto e dell’area su cui verrà installato il cantiere e dell’intervento stesso siano di fondamentale importanza per una corretta fase valutativa. Lavorare all’interno di un processo BIM permette di acquisire facilmente tutte le informazioni del progetto mediante una costante e immediata condivisione di dati: il Coordinatore, avendo a propria disposizione un modello che funge da contenitore di dati organizzati e gerarchizzati, potrà filtrare tali informazioni estrapolando quelle di suo interesse e potrà a sua volta intervenire nel processo progettuale evidenziando criticità e problematiche del progetto per quanto riguarda il suo campo di applicazione ovvero la sicurezza e la gestione del cantiere.

In sintesi i dati estrapolabili dal Building Information Model potrebbero essere i seguenti:

– geolocalizzazione e inserimento nel contesto;

– dati dei soggetti coinvolti;

– elaborati architettonici, strutturali, impiantistici coerenti e facilmente indagabili sia in termini qualitativi che quantitativi;

– abachi e computi dei materiali.

Se da un lato si potrebbe obiettare che tali dati possono essere ottenuti anche dagli elaborati classici (disegni bidimensionali CAD, tabelle Excel, ecc.) si deve però pensare che il Coordinatore della sicurezza in fase di progettazione è colui, in estrema sintesi, che deve progettare la sicurezza del cantiere e che questa sarà tanto più efficace quanto più coinvolgerà gli altri ambiti della progettazione. Prevedere un PSC BIM e progettare il cantiere secondo il metodo BIM permette in sostanza di partecipare attivamente e in tempo reale al processo di progettazione e condizionare le scelte degli altri tecnici.

PSC BIM: come può aiutare il CSP?

Lavorare inoltre su un modello tridimensionale ed un PSC BIM, sì virtuale ma in scala reale, permette al CSP una conoscenza più chiara e immediata del progetto e dei luoghi di lavoro, cosa che facilita la successiva fase valutativa: il coordinatore potrà scegliere cosa osservare del modello e come osservarlo, indagandolo in tre dimensioni o in due ottenendo le piante, i prospetti e le sezioni esattamente nei punti che gli occorrono per evidenziare determinate problematiche o per effettuare determinate valutazioni;

– fase valutativa: se vediamo il modello BIM come la replica in uno spazio virtuale tridimensionale dell’oggetto che dovrà essere costruito è evidente come tale modello virtuale possa essere sottoposto a diverse simulazioni: si pensi ad esempio alle simulazioni energetiche o a quelle legate all’illuminazione.

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– fase programmatica: la fase programmatica nel processo di pianificazione della sicurezza del cantiere è forse quella che trae più vantaggio dall’utilizzo di strumenti BIM poiché permette di aggiornare con estrema facilità gli elementi del modello ed in particolare il layout di cantiere, il cronoprogramma ed il calcolo degli oneri della sicurezza.

– fase gestionale: all’interno di un processo BIM anche la fase gestionale può essere notevolmente avvantaggiata sia perché è possibile modificare velocemente i layout di cantiere per adattarli alle effettive necessità del cantiere, giorno dopo giorno, sia perché permette di gestire con facilità dati ed informazioni anche durante la fase esecutiva. Si pensi ad esempio al posizionamento sulla facciata di un edificio di un ponteggio: lavorando in BIM sarà possibile modificare facilmente il ponteggio inserendo al posto dell’oggetto modellato dal Coordinatore in progettazione il modello del reale ponteggio che verrà installato nel cantiere.

Questo porterebbe notevoli vantaggi: sarebbe possibile verificare in anticipo eventuali interferenze mediante le clash detection (ad esempio con sporti, canne fumarie, scale…) e sarebbe inoltre possibile estrapolare con facilità i disegni esecutivi del ponteggio. Sarebbe infine possibile collegare all’elemento informazioni specifiche sul suo corrispondente reale: marca e modello del ponteggio, proprietario, operatori abilitati al montaggio, fino a arrivare per esempio a link a piattaforme cloud che contengano la documentazione relativa all’oggetto (Pimus, libretto…).

Si pensi infine ai vantaggi che un modello virtuale potrebbe avere nella gestione della sicurezza dell’edificio una volta ultimata la costruzione: permetterebbe infatti un aggiornamento corretto e costante del Fascicolo Tecnico e del Piano di manutenzione.

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PSC BIM: solo per grandi opere o anche piccoli cantieri?

È quindi ormai chiaro che il BIM rappresenta la nuova frontiera della progettazione: lavorare con un approccio BIM significa cambiare modo di progettare, passare dal disegno alla modellazione. Si potrebbe obiettare che questo approccio può essere più adeguato a grandi opere e meno ai piccoli cantieri che nel nostro paese costituiscono ancora la maggior parte della realtà edilizia, tuttavia bisogna considerare che è il progettista che sceglie quali dati inserire nel modello, quando e con chi condividerli, e che quindi lavorare con un metodo BIM significa semplicemente cambiare modo di organizzare e gestire le informazioni, renderle più chiare e fruibili.

Nell’ottica di avere un PSC BIM che sia costantemente aggiornato nelle varie fasi del cantiere e i cui contenuti siano facilmente comprensibili da parte di tutti operatori del processo costruttivo (si pensi ad esempio agli operai stranieri in cantiere), avere la possibilità di mostrare un modello virtuale del manufatto e comunicare i dati in esso contenuti con chiarezza è sicuramente il modo migliore per aggiungere qualità anche alla parte della progettazione relativa alla sicurezza dei luoghi di lavoro e in particolare del cantiere.

[1] Un esempio pratico dell’applicazione del metodo BIM nella gestione del cantiere è in G. Tortorella, La strategia BIM a supporto del progetto della sicurezza nel cantiere edile: il caso dell’ospedale di primo soccorso a Lampedusa, Tesi di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura, relatore Prof. Marco Alvise Bragadin, 2014.

Il testo è di Luca Lenzi, Carmine Moretti, Francesco Loro.

Per saperne di più, leggi il volume:

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Luca Lenzi, Carmine Moretti, Francesco Loro , 2019, Maggioli Editore

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