Building Information Modeling, nasce il BIM Academic Forum Italy

Un forum di accademici e di operatori, che a titolo individuale e non istituzionale, diventa la piazza per confrontare esperienze e consentire il libero confronto tra le offerte formative accademiche, ma anche professionali sul Building Information Modeling e formulare riflessioni sugli schemi di accreditamento e di certificazione professionale del profilo del BIM Manager.

 

Con queste premesse, su sollecitazione di vari attori del mondo dell’Università e della filiera delle costruzioni nasce il BIM Academic Forum per il quale è già stato creato un primo gruppo di discussione su Google Groups.

Tra i promotori dell’iniziativa si segnalano l’ing. Fulvio Re Cecconi, direttore della rivista Ingegneri e il prof. Angelo Ciribini, tra i maggiori esperti italiani di BIM.

 

E proprio il prof. Ciribini, recentemente intervistato sia su queste pagine che sul quotidiano online Ediltecnico sul tema della diffusione del Building Information Modeling in Italia, presenta così questa iniziativa che segue altre esperienze già attive all’estero (dalla Francia alla Germania fino ai Paesi anglosassoni e scandinavi).

 

Il cosiddetto Building Information Modelling (BIM) è ormai al centro delle politiche e delle strategie industriali nei maggiori Paesi comunitari (e, in molti altri Paesi al Mondo), essenzialmente per ragioni relative alla contrazione della spesa pubblica e all’incremento del prodotto nazionale lordo, ma, in definitiva, il suo significato e la sua definizione sono mutevoli e, peraltro, esso rappresenta solo una parte dei processi di transizione digitale ed energetica nel settore dell’ambiente costruito, tanto che i più acuti osservatori preferiscono l’accezione di Information Management & Modelling (IMM).

 

La metodologia in oggetto è, in realtà, il portato di una convergenza inedita tra tecnologie computazionali di dati e di informazioni, formule contrattuali rivolte al ciclo di vita e dispositivi finanziari che ottimizzano la distribuzione dei rischi.

 

Nei fatti, gli stessi profili professionali legati al BIM (BIM Manager, BIM Co-ordinator, BIM Operator, e così via) dovrebbero complementarmente diluirsi nelle prassi disciplinari ovvero tradursi in pratiche di Visual Project (Design, Construction, Facility) Management.

 

Le esperienze in atto nei Paesi che da più tempo hanno intrapreso l’adozione dei processi digitali rivelano come la svolta culturale legata alla digitalizzazione trovi alcuni formidabili ostacoli, specie nell’impreparazione dei committenti a governare processi complessi regolati da Big Data, nella riluttanza degli operatori (progettisti, in primo luogo) ad accettare condizioni di collaborazione e di integrazione, nella frammentazione e nella polverizzazione dell’offerta, nella marginalità dell’utenza.

 

Si tratta di conferire al settore una dignità e una cultura industriale, non già nel senso banale di sistematizzare la specificità (in luogo dell’antica serialità), ma di coniugare rischio e conoscenza nel contesto dell’Internet of Things and Services che connota la Quarta Rivoluzione Industriale.

 

Si tratta di pensare all’inverso, nel senso che, a partire dall’operazionalità attesa dal Bene Immobiliare o Infrastrutturale, il committente/proprietario/sviluppatore/gestore compie un percorso a ritroso sino all’Asset Information Model e al Brief, sollecitando il coinvolgimento precoce di costruttori, di produttori e di gestori accanto ai progettisti al fine di anticipare o di differire le scelte progettuali calibrate sui singoli spazi o sui singoli oggetti.

 

Il traguardo di questa prospettiva è senza alcun dubbio l’operazionalità nel tempo del manufatto, il che richiama la necessità di costituire sin dall’inizio una catena di fornitura interamente digitalizzata.

 

Questa impostazione è, dunque, destinata gradualmente a sconvolgere l’Identità del prodotto, i ruoli e le responsabilità degli operatori e a far divenire un manufatto considerato come tangibile in modo deterministico un dispositivo capace di erogare servizi personalizzati ed evolutivi in maniera probabilistica.

 

Dalle prestazioni si giungerà così ai comportamenti.

 

È evidente che qualunque altra interpretazione della digitalizzazione apparirà riduzionista, poiché verterà essenzialmente sull’ottimizzazione parziale di processi tradizionali, ricadendo interamente nella vicenda del Secolo lungo dell’Industrializzazione in edilizia (e non solo).

 

Ciò comporta, però, un cambio di paradigma e una cesura epistemologica che si gioca sul medio e sul lungo periodo, ma che richiederebbe un lungo e paziente processo di acculturamento delle nuove generazioni e di riqualificazione di quelle attualmente attive, che implica un profondo processo di revisione degli immaginari che presiedono ai corsi di laurea e di dottorato, oltre che all’aggiornamento professionale obbligatorio.

 

Il sistema di istruzione superiore (e le Università) dovrebbero, di conseguenza, raccogliere attorno a se medesime le pur esistenti, al di fuori di esso, competenze operative sulle tematiche digitali e inquadrarle in un disegno prospettico di un sistema delle costruzioni nell’Era della economia digitale.

 

Il BIM Academic Forum Italy intende, a livello di singole competenze e di saperi individuali, supportare tale intendimento.


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