BIM: l’Italia è in ritardo, ma sta recuperando terreno

Primo messaggio: la diffusione in Italia del Building Information Modeling è ancora scarsa. Secondo messaggio: progettisti, aziende del settore dell’ingegneria e dell’architettura e pubblica amministrazione sono consapevoli che l’introduzione del BIM nella filiera delle costruzioni consentirà indubbi vantaggi per tutti gli operatori.

Terzo messaggio: il nostro Paese sta colmando il gap con le altre realtà europee sul livello di impiego del Building Information Modeling grazie a una virtuosa collaborazione che si sta attivando tra gli attori della filiera: partendo dal mondo accademico e passando per i progettisti, le imprese di costruzione e manifatturiere e, non ultime, le aziende che forniscono le piattaforme digitali e le skill per lavorare con la metologia BIM.

 

Questi i tre messaggi più importanti che sono stati lanciati nella giornata di martedì scorso in occasione del BIM Summit 2015, il più importante convegno sulla tematica BIM mai realizzato in Italia (organizzato da Harpaceas in collaborazione con il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano) con la partecipazione di circa 400 operatori della filiera, che hanno occupato tutti i posti disponibili dell’aula Rogers del Politecnico di Milano costringendo l’organizzazione ad approntare una seconda aula in diretta streaming per consentire a tutti di seguire i lavori.

 

“Sul fatto indiscutibile del ritardo del nostro Paese nell’adozione del BIM nell’ambito della filiera delle costruzioni si è andata creando anche un po’ di retorica”, ha detto Stefano Della Torre, presidente di BuildingSmart Italia e direttore del Dipartimento ABC del Politecnico di Milano. “Ma questo non deve ingannare: la diffusione del Building Information Modeling sta procedendo anche in Italia”. E la prova di quanto detto, aggiungiamo noi, è la massiccia presenza che ha animato il dibattito della giornata.

 

Nella densa giornata milanese durante la quale hanno parlato rappresentanti di tutta la filiera delle costruzioni, ci preme sottolineare per ora un paio di highlights emersi durante il dibattito moderato da Alessandro Arona de Il Sole 24 Ore.

 

Anzitutto la pubblica amministrazione inizia a prendere atto che l’impiego della metodologia BIM potrebbe portare grandi vantaggi nella gestione degli appalti pubblici. Tradotto, significa costi certi, trasparenza nell’esecuzione dei lavori e riduzione al minimo di varianti in corso d’opera e contenziosi (uno dei settori che purtroppo non sembra conoscere mai crisi).

 

A portare questo messaggio è stato Pietro Baratono, provveditore alle opere pubbliche per la Lombardia e l’Emilia-Romagna, che ha ricordato la sperimentazione BIM per la riqualificazione della Caserma dei Carabinieri Lancieri di Montebello (di cui ci siamo occupati mesi fa su queste pagine) e l’intervento sul carcere milanese di Bollate.

 

In secondo luogo la testimonianza di aziende e general contractor che, tramite il racconto di esperienze reali, hanno confermato come l’impiego del Building Information Modeling consente risparmi significativi di tempo e denaro, garantendo un pieno controllo sui lavori e un’ampia condivisione tra tutti i soggetti coinvolti delle problematiche che possono verificarsi in cantiere, prevenendo la maggior parte dei rallentamenti causati da una mancanza di passaggio o da una poco efficiente gestione della comunicazione.

 

Torneremo nei prossimi giorni a parlare di BIM con ulteriori approfondimenti e riflessioni emerse durante il BIM Summit e la condivisione delle testimonianze dei partecipanti all’evento. Quindi, è vero, l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi, ma sta arrivando.

 

Di Mauro Ferrarini


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