Autostrada del Sole, il cemento e la scuola italiana di ingegneria

Federbeton presenta al SAIE l’inedita mostra L’Autostrada del Sole. Il cemento e la scuola italiana d’ingegneria. La filiera del cemento e del calcestruzzo armato rappresentata da Federbeton ha accompagnato infatti la storia delle costruzioni e delle infrastrutture in Italia, adattandosi alle richieste del mondo della progettazione, ed è pronta a cogliere la sfida di un nuovo ciclo edilizio improntato alla sostenibilità.

 

Sarà questo il leitmotiv del percorso tematico organizzato da Federbeton in occasione della nuova edizione del SAIE con la grande area dedicata al tema: strade concrete per la rigenerazione urbana.

 

Il progetto prevede una grande area realizzata come una città, che ospiterà all’interno dell’arena per tutta la durata della manifestazione fieristica la mostra dedicata all’Autostrada del Sole, che festeggia questo anno l’importante cinquantenario.

 

Ventisei scatti fotografici che vedono protagoniste vere e proprie opere d’arte in cemento di questa avventura costruttiva inaugurata 50 anni fa: ponti, viadotti e gallerie dell’Autosole, tutti diversi, che portano ciascuno la firma di uno dei protagonisti dell’ingegneria italiana del Novecento.

 

Le opere sono state selezionate a cura di Ilaria Giannetti, Tullia Iori e Sergio Poretti (P.I.) del SIXXI team dell’Università di Roma Tor Vergata. Tullia Iori, in occasione dell’inaugurazione mercoledì 22 ottobre alle ore 14,30, racconterà la storia di questo straordinario progetto.

 

La costruzione dell’Autostrada del Sole è stata un’impresa epica: appena 8 anni di lavori per realizzare i quasi 800 chilometri della spina dorsale del Paese, con centinaia di ponti, necessari affinché il nastro stradale potesse snodarsi morbido e sinuoso sul nostro territorio, dalla morfologia variegata.

 

Il progettista dell’intero tracciato, l’ingegnere Francesco Aimone Jelmoni, aveva immaginato di ripetere identica la stessa tipologia di ponti. Ma Fedele Cova, l’amministratore delegato della Società Autostrade, scelse di affidare i lavori di costruzione con la procedura dell’appalto concorso, dividendo il percorso in centinaia di piccoli lotti di pochi chilometri ciascuno con l’idea che tutte le imprese italiane dovessero essere coinvolte e tutti gli ingegneri progettisti italiani potessero disegnare il loro originale ponte per la strada dell’Unità nazionale.

 

In questo contesto Riccardo Morandi, Silvano Zorzi, Giulio Krall, Arrigo Carè e Giorgio Giannelli, Carlo Cestelli Guidi, Guido Oberti e tanti altri furono chiamati da imprese orgogliose di contribuire a questo progetto collettivo.

 

Tutti i ponti – tranne due, sul valico del Citerna – sono di cemento armato: di cemento armato ordinario o di cemento armato precompresso, l’ultimo nato ma già preferito per il grande ponte sul Po e per quelli sull’Arno.

 

Il cemento è gettato in opera, in cantieri a bassa meccanizzazione, in cui si inventano però sofisticate tecniche artigianali per velocizzare i lavori, dalle centine traslabili per archi gemelli ideate da Ferdinando Innocenti alle teleferiche-blondin a falconi oscillanti di Eusebio Cruciani, impiegate tra l’altro per il ponte sull’Aglio e per quello sul Sambro.

 

“L’autostrada più bella del mondo” per i tecnici stranieri: tanto che – non ancora completata – i suoi ponti sono subito esposti al MOMA di New York.

La sequenza di capolavori strutturali, che come un ricamo collega Milano e Napoli, si ripropone ora in una lettura nuova attraverso il percorso di immagini al SAIE, proprio al fianco del prototipo di strada in calcestruzzo realizzato al centro del padiglione 25 che domina la scena, quale esempio concreto di manto stradale di qualità, sicuro e sostenibile.


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