Asfalti tecnologici: 10 prodotti che faranno (e fanno) il futuro

Asfalti tecnologici: 10 prodotti che faranno il futuro

Silenziosi, drenanti, mangia smog, lucenti … il mondo della ricerca ingegneristica si occupa da tempo dello sviluppo di asfalti e conglomerati bituminosi iper-tecnologici, destinati nel prossimo futuro a rivoluzionare le nostre strade. Dall’Asia agli Stati Uniti, dall’Africa all’Europa praticamente in tutti i continenti sono in corso sperimentazioni in questo campo protagonista a fine ottobre a Roma di Asphaltica World.

Ma quali sono, oggi, i 10 asfalti più innovativi messi a punto dai ricercatori e guardati con interesse dalle industrie?

Forse il più noto è l’asfalto mangia smog o, meglio, fotocatalitico. Nella sua miscela, infatti, questo prodotto contiene biossido di Titanio in grado di attivare una reazione con la luce solare in grado di trattenere e neutralizzare gli inquinanti atmosferici. Poiché il continuo passaggio di autoveicoli porterebbe alla progressiva eliminazione del principio attivo, questa tipologia di asfalto viene utilmente impiegato soprattutto nelle gallerie e nei tunnel autostradali (volte).

Una ricerca in corso al Politecnico di Milano riguarda, invece, l’asfalto luminoso. L’idea di base è tanto banale quanto geniale. Aggiungendo una quota parte di minuscoli frammenti di vetro si ottiene un manto stradale che, di notte, amplifica la luce dei fari delle auto, aiutando i conducenti a vedere meglio la strada. La produzione di questo asfalto risponde inoltre a requisiti di sostenibilità ambientale, poiché il suo componente “innovativo” non è altro che semplicissimo vetro riciclato.

All’insegna della sostenibilità va ricordato anche l’asfalto silenzioso, capace di abbattere le emissioni sonore dei veicoli grazie alla presenza di gomma proveniente da pneumatici usati. La ricerca è ancora all’opera per eliminare il rischio di emissioni nocive che potrebbero liberarsi dalle diverse mescole di gomma impiegate, inoltre questo prodotto presenta un problema legato alla manutenzione.

Da Israele arriva invece l’asfalto tecnologico che produce elettricità. L’idea alla base di questo prodotto è quello di disseminare la superficie del manto stradale di cristalli piezoelettrici. Il passaggio dei veicoli agirebbe su di essi producendo energia elettrica che, opportunamente incanalata, verrebbe poi riutilizzata per diversi scopi.

Tra i più conosciuti e ormai impiegato con successo un po’ dappertutto è il “classico” asfalto drenante, protagonista della sicurezza sulle autostrade del nostro Paese da ormai quasi trent’anni. La particolare granulometria del conglomerato lascia drenare rapidamente l’acqua sotto il manto stradale. L’acqua viene poi convogliata in appositi canali di scolo ai lati della strada, scorrendo su uno strato impermeabile sotto l’asfalto per evitare ristagni.

L’asfalto rinforzato con elastomeri e plastomeri, invece, rende la strada immune dal rischio spaccature anche a temperature polari di -25 °C, inoltre aumenta la resistenza sotto carichi gravosi.

Dal continente africano e dal Sudafrica in particolare arriva invece l’asfalto rigenerato. Un prodotto estremamente economico ottenuto dal vecchio manto stradale mescolato a boiacca di cemento. Il principio base è quello del riciclo a freddo (cold recycling). Una macchina apposita provvede a frantumare la vecchia strada ai cui residui si aggiungono bitume e boiacca per poi essere nuovamente steso.

Il gelo sulle strade può essere combattuto con l’asfalto salato. Il concetto di base è quello di un conglomerato contenente speciali cristalli di sale sensibili al freddo e all’umidità. Durante l’inverno vengono attivati e consentono di mantenere più a lungo la strada libera dal gelo. Sebbene questo tipo di asfalto non consenta l’abbandono dello spargi sale tradizionale, permette però di evitare repentine e pericolose gelate.

Contro il fenomeno delle c.d. Isole di Calore, gli ingegneri americani e giapponesi stanno sperimentano asfalti bianchi che oltre a rendere più luminose le città ridurrebbero il surriscaldamento dell’aria nelle metropoli.

Tramite il passaggio di apposite condotte d’acqua sotto il manto stradale, una ricerca olandese sta cercando il modo di sfruttare il calore generato dal sole e dall’attrito dei veicoli per la produzione di acqua calda, creando un vero e proprio asfalto caldaia.

Fonti: La Stampa, Siteb, Asphaltica


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