L’ascesa delle donne laureate in ingegneria 2017. Italia davanti Danimarca e Norvegia

L’ascesa delle donne laureate in ingegneria 2017. Italia davanti Danimarca e Norvegia

donne laureate in ingegneria 2017

È stato reso noto il comunicato CNI, con report in allegato, che sciorina i numeri circa “L’universo femminile nell’ingegneria italiana”, i dati parlano di un aumento del numero di donne laureate in ingegneria 2017, anno in cui le laureate nel settore ingegneristico sono state il 28% del totale. Per l’Italia si tratta di un importante risultato che si mostra inferiore solo a quello della Svezia.

Il dato che interessa le donne laureate in ingegneria 2017 porta l’Italia al vertice europeo. Una conquista significativa per la società italiana e per le università che agli inizi degli anni 2000 registravano un 16%, mentre attualmente si stima che del totale della popolazione con laurea in ingegneria, il 19% sia rappresentato da donne.

Volgendo lo sguardo verso gli altri Paesi Europei, l’Italia risulta seconda solo alla Svezia come percentuale di laureate in ingegneria (28% contro il 29,1% del paese scandinavo) e conquista un posto privilegiato rispetto a Danimarca e Norvegia. Un segno che mostra come la società stia gradualmente cambiando e che è possibile abbattere gli ostacoli culturali ai quali le donne sono soggette in campo tecnico-scientifico. Senza dimenticare che le discipline tecniche e l’ingegneria sono (anche) robe da donna!

Tuttavia la strada verso la completa equità retributiva e parità di genere è ancora lunga e tortuosa, ma l’ascesa delle donne laureate in ingegneria 2017 rappresenta il segno di un possibile cambiamento.

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Donne laureate in ingegneria 2017: come va il lavoro?

In Italia, sono 765 mila i laureati in ingegneria, di questi circa 150 mila sono donne: un numero che rappresenta il 19%. Le donne ottengono risultati migliori nel corso degli studi rispetto ai colleghi uomini, ma nonostante ciò le quote rosa restano indietro quando si tratta di lavoro, nello specifico di retribuzione.

Dal report emerge che delle quasi 150 mila laureate in ingegneria residenti in Italia, il 74% svolge un’attività lavorativa. Il numero di occupate è rapportato all’intera popolazione femminile con una laurea in ingegneria, comprese coloro non più in età lavorativa.

Tuttavia il divario tra uomini e donne resta, difatti il tasso di disoccupazione ad un anno dalla laurea è pari all’8,2% per le laureate in ingegneria 2017, valore più che dimezzato rispetto al 19% registrato tra tutte le laureate, ma comunque superiore al 5,5% rilevato rispetto agli uomini con laurea in ingegneria.

La situazione migliora sensibilmente a 5 anni dalla laurea: il tasso di disoccupazione femminile risulta inferiore al 4%, a fronte del 2,3% degli uomini, ma ben distante dall’8,6% rilevato tra le tutte le laureate a cinque anni dal conseguimento del titolo.

Per quanto concerne la retribuzione, se si confrontano i dati con quelli medi di tutte le laureate, le donne ingegnere guadagnano circa 300 euro netti al mese in più delle altre, evidenziando un divario con gli uomini inferiore.

Una laureata in ingegneria, a cinque anni dalla laurea, percepisce circa 1600 euro netti mensili, contro i 1800 euro dei colleghi uomini.

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Per quanto concerne la libera professione, il numero delle donne che si iscrivono all’albo risulta in moderato aumento: si parla di quasi 37 mila donne ingegnere, ovvero il 15,3% del totale degli iscritti, percentuale che si aggirava attorno al 12% nel 2012.

Politiche volte al miglioramento della vita professionale e personale delle iscritte permetterebbe un ulteriore aumento della quota rosa.

Armando Zambrano, Presidente CNI, a tal proposito ha dichiarato: “le donne ingegnere sono una risorsa determinante per l’evoluzione del sistema ordinistico e vitale per lo sviluppo e l’innovazione della professione. Dieci Ordini provinciali sono presieduti da una donna ingegnere: un apprezzabile risultato, anche se occorre fare di più. Occorre fare tesoro di questa fase di crescente accesso delle donne al settore dell’ingegneria e, più in generale, alle discipline STEM ed al mercato delle professioni tecniche. Non si tratta, dal nostro punto di vista, di garantire politiche che ‘tutelino’ o rappresentino in modo “distintivo” le donne nel mercato del lavoro. Si tratta, invece, di cogliere la portata di questo cambiamento, che riguarda l’intera collettività indistintamente, e di offrire alle iscritte all’Albo dei servizi utili all’esercizio della professione e strumenti di welfare che permettano la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli della famiglia, affinché tutti possano perseguire liberamente e in condizioni di parità le proprie aspirazioni nei percorsi di carriera. Infine, comprendere meglio quanto e come la presenza femminile sta cambiando il settore dell’ingegneria può servire a focalizzare meglio strumenti e politiche che garantiscano parità delle opportunità offerte dal mercato del lavoro, un principio, questo, che sicuramente renderebbe migliore il nostro Paese”.

Ania Lopez, Consigliere CNI, osserva che c’è ancora lavoro da fare per migliorare la posizione delle donne ingegnere e vederle occupare posti di comando: “bisogna lavorare ancora per la partecipazione delle colleghe ingegnere nei ruoli apicali, un Consiglio d’Amministrazione dove ci sono donne con una specializzazione settoriale, che garantirebbero un equilibrio in relazione alle prese di posizioni, direttive organizzative e raggiungimento degli obiettivi. Da sempre le donne hanno portato avanti diverse attività sia da un punto di vista intellettuale che “gestionale”, soprattutto a livello familiare. Dobbiamo lavorare per diminuire questo gap, richiamato nel goal 5 della Agenda 2030 “Sustainable Development Goals” delle Nazione Unite. Noi come CNI abbiamo aderito a tante iniziative in programma attraverso l’Organizzazione Mondiale degli Ingegneri (WFEO), organismo riconosciuto dell’UNESCO”.

Anche Giuseppe Margiotta, Presidente del Centro Studi CNI, ha ribadito l’importante risultato che mostra l’ascesa delle donne laureate in ingegneria 2017: “Dietro i numeri rappresentati nella nostra ricerca c’è la consapevolezza che più donne nel mercato del lavoro significa più benessere, più equilibrio sociale, più crescita ma, soprattutto, più equità in termini di opportunità, cosa che nel nostro Paese spesso manca. È sufficiente guardare ai dati sui divari di genere per capire l’entità del fenomeno e per comprendere quanta strada vi sia ancora da percorrere”.

Leggi l’intero report

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