Arriva il libro L’Ottavo Sestiere: la Laguna come matrice di connessione

Nel giugno del 2011 si tenne il convegno L’ottavo sestiere. La Laguna come matrice di connessione (di cui si parlò anche nell’articolo L’ottavo Sestiere di Venezia. Il rapporto tra la Laguna e la Città).

 

Qualche giorno fa, finalmente, sono usciti gli atti del convegno, raccolti nel testo omonimo, pubblicato da Aracne Editrice, a cura dell’ing. Piero Pedrocco. Il volume tratta di un sestiere, l’Ottavo per l’appunto, che da sempre esiste, ma che da troppo tempo viene trascurato: la Laguna.

 

La Laguna viene riscoperta grazie agli interventi raccolti che si interrogano su quale città ci si potrà aspettare domani, ripercorrendo il dogado e il suo rapporto con la Laguna, la quale viene affrontata come luogo di trasporti e mobilità, del tempo libero, dello sport e del turismo ecologico, come sistema dei forti, come culla di orizzonti progettuali e orizzonti culturali, i cui waterfront offrono molteplici possibilità e sfide all’architettura contemporanea, senza dimenticare come la Laguna sia un ambiente naturale e artificiale.

 

Il testo suggerisce quindi delle opportunità di riutilizzo turistico, diportistico, culturale, sociale, economico, urbanistico di un’area urbana così grande e dotata di tante attrattive ambientali.
La Laguna non è uno spazio geografico, ma un elemento urbano: uno spazio cittadino di diritto e di fatto. Non un elemento al contorno, né città, né campagna rispetto a Venezia, ma nemmeno periferia o “città di mezzo”, perché la Laguna è Venezia e Venezia è la Laguna.

 

Organizzare l’insediamento umano, nelle sue componenti produttiva, residenziale e riproduttiva, rappresenta la sfida di ogni tempo, per poter realmente accreditarsi agli occhi degli altri, siano costoro investitori, partner commerciali, studiosi, politici, turisti, o nuovi lavoratori immigrati. Tuttavia mentre tutto si muove, la Laguna sembra essersi fermata, diventando un luogo di eremitaggio estremo.

 

Le ragioni dell’abbandono sono molteplici e poco è riuscito a fare nel recente passato il polo industriale di Marghera (che da un punto di vista ambientale e di salute ha arrecato più danni che benefici) e qualcosa sta cercando di fare la triade moderna Porto-Turismo-Cultura. E di fatto a Venezia si è rafforzata la monocoltura turistica, grazie anche al Porto Passeggeri e alle diverse mostre nei Palazzi (che viceversa restano chiusi).

 

Guardando alla Venezia del passato gli spazi lagunari avevano un ruolo ben diverso rispetto all’attuale. Un ruolo che evoca la necessità di una riscoperta a tutto campo, di relazioni perdute, mille storie ed esperienze vissute, mille vicende sociali e produttive, arti e mestieri, mille osterie da porto di mare. Ora tutto viene vissuto sporadicamente. In questa visione tutto campo la Laguna diventa, ironia della sorte, un limite. L’acqua che aveva portato allo splendore Venezia ora l’accerchia e la isola, rendendola atta ad ospitare categorie speciali di residenti e visitatori: la città si è specializzata.

 

La borghesia si è allontanata dalle aree insulari e nulla lascia presupporre un suo ritorno. Hanno fatto il loro ingresso altri ricchi, ma foresti, che solo a volte pensano al rilancio delle città, demotivando ulteriormente la residenza stabile.

 

La grande architettura, di cui Venezia offre alcune tra le più grandi e famose scuole al mondo, resta a guardare timida (o intimidita?) quelli che sono le possibilità di riqualificazione e di rilancio: i waterfront delle zone industriali decadute, con tanti e tali affacci delle isole maggiori e minori sulla Laguna dimenticata, con tanti e tali fronti di gronda lagunare, i fronti d’acqua di Mestre, dei Lidi, delle isole ritrovate, l’affaccio verso la Terra Ferma dalle Fondamenta Nuove.

 

Nonostante le grandi mostre, nonostante le grandi navi, nonostante il grande turismo, le rendite non tengono.

 

L’opportunità che offre la Laguna per ripensare la città nel suo complesso e rilanciarne le sorti è, e resta, immensa. Ma questa Laguna, questa laguna urbana e artificiale-naturale, non può non essere vissuta. E in questo testo si cerca di dare degli spunti su come poterla ri-vivere.

 

Alla presentazione del libro, svoltasi all’Ateneo Veneto e preceduta dalla presentazione dell’Associazione dei collegi ingegneri del Veneto, c’è stato spazio anche per toccare un altro argomento di attuale interesse per il territorio veneziano: il Palais Lumière di Pierre Cardin.

 

L’ing. Vittorio Drigo, presidente del collegio provinciale degli ingegneri, e l’ing. Ivan Antonio Ceola, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Venezia, si dimostrano a favore di quella che potrebbe venir paragonata alla Torre Eiffel di Parigi, sostenendo che con questo intervento si potrà supportare la riqualificazione di aree che altrimenti difficilmente uscirebbero dal loro attuale stato di decadenza.

 

Che abbia inizio lo sviluppo della città metropolitana?

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti:
L’ottavo Sestiere di Venezia. Il rapporto tra la Laguna e la Città – ingegneri.cc – giugno 2011
L’ottavo sestiere. La Laguna come matrice di connessione – a cura di Piero Pedrocco – Aracne Editrice
Via libero dal collegio ingegneri. Un’opportunità da cogliere – di Vettor Maria Corsetti – Il Gazzettino di Venezia – 16 dicembre 2012
Gli ingegneri ricuciono la laguna abbandonata – di Vera Mantengoli – La Nuova Venezia – 16 dicembre 2012


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