Arredare la città

Panchine, cestini, porta bici, dissuasori e transenne, fioriere e fontane … Questi elementi sembrano essere da sempre presenti nelle nostre città, quasi fosse scontata la loro esistenza. In realtà essi costituiscono nel loro complesso: l’arredo urbano, che è diventato pian piano una vera e propria disciplina per lo sviluppo delle città, tanto da essere promosso a materia di studio delle facoltà di architettura e di ingegneria.

La dotazione di attrezzature di interesse collettivo iniziò a partire dal 1968, quando per la prima volta venne utilizzata la nozione di standard urbanistico (decreto interministeriale n. 1444). Nel dopoguerra italiano, probabilmente, le amministrazioni pubbliche sentirono l’esigenza di apportare un miglioramento alla qualità dell’assetto urbanistico, andando a disciplinare l’ampliamento cittadino,  creando allo stesso tempo spazi fruibili da tutti (spazi verdi), piuttosto che apponendo una segnaletica che ricordasse al cittadino che la città e’ tanto sua quanto di tutti, e quindi che occorre rispettare i limiti di velocità o i sensi unici, o aiutare i turisti a raggiungere i luoghi di interesse.
Insomma, come una casa è in grado di comunicare con chi vi entra a seconda della bravura dell’arredatore, anche la città deve comunicare con il cittadino, invogliandolo a sedersi su una panchina in mezzo ad un’isola verde o pedonale, a gettare i rifiuti riciclabili negli appositi contenitori e così via.

Il verde pubblico attualmente viene sempre più apprezzato, specie nei contesti più urbanizzati in cui, tra condomini con posti auto precari, l’unico verde distinguibile è quello dei semafori.
Anche l’illuminazione pubblica è andata via via migliorando passando da lampioni tristi a faretti che dal pavimento illuminano le facciate dei palazzi d’interesse, o accompagnando la sagoma di cavalcavia con colori che tendono al blu, quasi si trattasse di una pista di decollo.
Sembra quasi, e non è da escludere, che dietro allo studio di un contesto urbano vi sia anche uno studio psicologico, tendente a rendere più gradevole vivere in città spesso caotiche e poco armoniose.
Si tratta del “welfare urbano”, ovvero la capacità di un sistema urbano o territoriale di fornire ai cittadini, o coloro che gravitano attorno al territorio specifico, un adeguato livello di benessere.
Si può quindi affermare che arredare una città è un compito molto complesso che vede l’interazione di diverse discipline e non solo l’inserimento di singoli elementi in contesti slegati tra loro.

Spulciando su internet si trovano moltissime ditte specializzate in arredo urbano, ed esattamente come i mobilifici, ognuna propone innovazioni, che anche se non sempre comode da fruire o non sempre economiche, cercano di contraddistinguere le zone in cui vengono collocate.
Un’idea quanto meno originale viene proposta sul sito www.designpubblico.it. Si tratta della fattoria urbana, un’oasi nel mezzo della città, una vera e propria fattoria con tanto di animali, aperta a visite guidate, al fine di permettere anche ai bambini cittadini di avvicinarsi alla natura. Come ogni azienda agricola, anche questa fattoria si auto-sosterebbe, producendo e vendendo i propri prodotti.
Altro articolo che si trova nel catalogo di Design Pubblico è l’albero mobile, ossia un cassone di legno (di varie misure), con rotelle e sedute a ribalta lungo i quattro lati e all’interno un albero rigoglioso e piccole piante anti-smog. L’innovazione sta nella mobilità di questi angoli d’ombra che possono essere spostati da una piazza all’altra, a seconda dell’esposizione al sole delle varie aree della città durante il giorno, sino a creare temporanei viali alberati e piccoli boschi.

Idee stravaganti e originali non mancano quindi per rendere le città meno grigie, ma soprattutto per conferire loro un’identità nuova!

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti:
Costruire Venezia n.3 del 2009
www.designpubblico.it


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