Aperture partite IVA. Il regime forfettario è il più adottato

Aperture partite IVA. Il regime forfettario è il più adottato

I dati sulle partite IVA sono stati analizzati su Il Sole 24 Ore che parla di 32.900 nuove posizioni nel 2019, un numero che corrisponde ad un aumento su base annua del 6,4%. Tuttavia il totale delle nuove partite IVA non ha superato i picchi del 2014, anno del vecchio regime dei minimi e del 2012, anno della crisi economica.

La metà delle partite IVA 2019 è stato aperto dagli under 35 (44,8%), ma tra il 2018 e il 2019 le posizioni attivate dai contribuenti più anziani sono aumentate (+29,1% su base annua).

Qual è stato il regime più scelto dalle partite IVA? Metà dei professionisti e degli autonomi ha optato per il regime forfettario che rappresenta un’alternativa al normale regime IRPEF, ed è caratterizzato dalla determinazione del reddito di lavoro autonomo in via forfettaria, appunto, e non come differenza tra ricavi e costi deducibili.

Si conferma, inoltre, la scelta della flat tax per le partite Iva 2019 che hanno ricavi o compensi sotto la soglia dei 65 mila euro.

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Perché optare per il regime forfettario? Vantaggi e svantaggi

Tra i vantaggi operativi che offre questo tipo di regime per i professionisti, vi sono:

  • esonero delle scritture contabili sia ai fini IVA, sia ai fini reddituali. Rimane l’obbligo della numerazione e conservazione delle fatture;
  • non assoggettamento a IVA delle operazioni attive (per contro, però, c’è l’indetraibilità dell’IVA sugli acquisti) con conseguente esonero dalle liquidazioni e dai versamenti periodici IVA, dalla dichiarazione annuale e dagli altri adempimenti fiscali periodici;
  • non assoggettamento a ritenuta alla fonte a titolo d’acconto;
  • non assunzione della qualifica di sostituto d’imposta (il soggetto forfettario non opera ritenute alla fonte);
  • esclusione dall’IRAP e dagli studi di settore/parametri (oggi sostituiti dagli indici sintetici di affidabilità: ISA).

Per le partite IVA che aderisco al regime forfettario, qualsiasi costo pur documentato, non incide sul reddito e non può essere portato in deduzione a differenza dei contributi previdenziali nella misura in cui sono stati effettivamente versati durante l’esercizio (indipendentemente a che siano riferiti all’esercizio in corso, o no).

Così come non sono riconosciute le deduzioni, non sono riconosciute le detrazioni, di alcun tipo. Difatti il professionista, che ha i requisiti e che sceglie di restare nel regime forfettario non potrà usufruire, tra le altre, di detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio su un eventuale unità abitativa, né di quelle per interventi finalizzati al risparmio energetico (neanche se relativi all’unità produttiva ove esercita la propria attività), né di detrazioni per spese mediche, etc.

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Partite IVA 2019 e regime forfettario. Chi può adottarlo?

Il regime forfettario, può essere considerato un regime “di favore” e non è aperto a tutti in quanto esistono delle limitazioni, ovvero:

sono ammessi i professionisti

  • che conseguono ricavi o percepiscono compensi fino a 65 mila euro;
  • che hanno sostenuto spese complessivamente non superiori a 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti;
  • il cui costo complessivo dei beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superi, alla data di chiusura dell’esercizio, i 20.000 euro.
  • che non hanno recepito nell’anno 2019 redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati di importo superiore a 30.000 euro (dato irrilevante per rapporto di lavoro cessato nel 2019);
  • che non sono in possesso di partecipazioni in società a responsabilità limitata di cui all’articolo 116 del testo unico 917/1986, che ne hanno il controllo di diritto o influenza dominante che esercitino attività riconducibili alla propria, in base alle attività effettivamente esercitate.
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sono esclusi i professionisti

  • che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;
  • che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati e relative porzioni o di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi;
  • che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, di cui all’articolo 5 del TUIR, o a società a responsabilità limitata aventi ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale;
  • che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato (sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro).

Nonostante l’adozione del regime forfettario sia la più diffusa, non è detto che si tratti della più conveniente anche se si è di fronte ad un’aliquota sostitutiva invitante.

Difatti questo tipo di regime è da escludersi nel caso in cui vi sia una marginalità esigua, o per la presenza di ricavi bassi, o per la presenza di costi elevati o nel caso di consistenti detrazioni da far validare nella dichiarazione dei redditi.

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