Per le aperture finestre, serve il permesso di costruire?

Per le aperture finestre, serve il permesso di costruire?

Aperture finestre

Le aperture finestre, rappresentano spesso un’ esigenza che nasce dal bisogno di aerare, dare luce ai locali o per necessità particolari. Questo tipo di intervento, da attuare sull’involucro dell’edificio, non è sempre possibile in quanto bisognerà valutare bene la tipologia dell’immobile eventualmente vincolato e le distanze minime, all’apertura di finestre su pareti antistanti, altri stabili.

La realizzazione di finestre costituisce, una di quelle opere edilizie minori di grande diffusione per le quali non è agevole individuare l’esatta tipologia ed il relativo regime normativo di riferimento. Normalmente le norme tecniche dei piani regolatori comunali prevedono apposite discipline che regolamentano l’apertura di finestre ed, in tale campo, sono da applicare le norme dettate dal codice civile in tema di distanza delle finestre da altri edifici confinanti nonché quelle che fanno riferimento alla disciplina della cosa comune.

Difatti spesso chi realizza aperture finestre è un condomino e si trova ad operare tale trasformazione in una porzione del muro comune esterno e pertanto, si può ipotizzare un’innovazione della cosa comune, anche se la giurisprudenza, chiamata a pronunciarsi su tale questione, si è espressa qualche volta in senso negativo (Cass. n. 3549 del 29/7/1989).

Come risolvere il dilemma dei permessi sulle aperture finestre?

La Circolare del Ministero delle finanze e Ministero dei lavori pubblici 24 febbraio 1998, n. 57/E. , inserendo l’apertura di finestre, per esigenze di aerazione dei locali, all’interno delle opere di restauro e risanamento conservativo (di cui alla lett. c) art. 31 della legge n. 457/78 (ora art. 3 lett. c) del d.P.R. 380/2001) può contribuire a risolvere uno dei principali dilemmi sull’argomento. Difatti è spesso sembrato all’interprete una forzatura che l’apertura di una semplice finestra necessitasse di permesso di costruire, quando ad essa non fosse collegato un insieme sistematico di altre opere, in particolare indirizzate al cambio di destinazione d’uso dell’immobile (in tal senso la giurisprudenza amministrativa si è già espressa: vedi T.A.R. Lombardia, sez. II, n. 120 del 5/5/1987).

La circolare sembra cogliere tale perplessità ed inserendo le aperture finestre all’interno della categoria delle opere di restauro e risanamento conservativo, ne assimila il procedimento amministrativo il quale consiste nella denuncia d’inizio attività.

Tuttavia questo procedimento sembra maturo solo per le finestre che siano necessarie ai fini dell’aerazione dei locali e, pertanto, abbiano una finalità di risanamento. Non sembra, quindi, utilizzabile nel caso di realizzazione di finestre o di porte finestre che siano su prospetti esterni (filo perimetrale) in modo antiestetico o in modo funzionale alla modifica della divisione delle unità abitative interne. Per assentire tali opere appare ancora necessario il rilascio del permesso di costruire, salvo diversa indicazione delle norme urbanistiche locali.

Quali sono le sanzioni previste?

La mancanza del titolo abilitativo alla realizzazione di una finestra necessaria ai fini dell’aerazione dei locali comporta l’applicazione della sanzione amministrativa prevista all’art. 37 del D.P.R. 380/2001.

Negli altri casi siamo in presenza di un reato penale sanzionato ex art. 44 del d.P.R. 380/2001 per il quale è anche prevista la sanzione accessoria della riduzione in pristino, sempre che non vi siano le condizioni urbanistiche per richiedere la concessione in sanatoria di cui all’art. 36 del D.P.R. 380/2001.

Esistono dei vincoli nella realizzazione delle aperture finestre?

In caso di realizzazione o modifica di aperture esterne o di finestre a tetto non è richiesta l’autorizzazione paesaggistica, ai sensi del d.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31, per gli interventi che non interessino i beni vincolati ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c) del Codice dei beni culturali e del paesaggio, purché siano eseguiti nel rispetto degli eventuali piani del colore vigenti nel comune e delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture esistenti.

Occorre invece ottenere l’autorizzazione paesaggistica semplificata di cui al D.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31, nel caso in cui gli immobili siano soggetti a tutela ai sensi dell’articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c) del Codice dei beni culturali e del paesaggio, sempre che siano eseguiti nel rispetto delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture esistenti (Allegato B, punti B.2), ovvero per interventi sulle coperture diversi dai precedenti anche mediante modifica delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali o delle finiture esistenti, quali: realizzazione di finestre a tetto, lucernari, abbaini o elementi consimili (Allegato B, punti B.4).

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