Andrea Dari, direttore tecnico SAIE 2013, per superare la crisi ci vuole una rivoluzione copernicana

Una “rivoluzione copernicana” nell’approccio al costruito e al mercato immobiliare rappresentano le chiavi di volta per fare uscire il settore delle costruzioni dalla crisi. È questa la convinzione dell’ing. Andrea Dari, direttore tecnico del SAIE 2013, il salone internazionale dell’industrializzazione edilizia.

 

La crisi mondiale, che dura ormai da cinque lunghissimi anni, ha colpito duramente proprio il nostro settore: 446.000 posti di lavoro persi da inizio crisi, che diventano quasi 700.000 se consideriamo anche i comparti collegati … e l’anno in corso è iniziato male con un -18,6% delle ore lavorate e livelli di produzione regrediti a quelli di 40 anni fa.

 

La crisi ha cambiato la visione dell’edilizia“, ci dice Dari. “Ci si deve rendere conto che è ormai passato il periodo in cui l’importante era avere un tetto sopra la testa e attribuire importanza solo alla posizione degli immobili acquistati, rispetto alla qualità intrinseca del «prodotto casa»”.

 

Ingegneri. Ma esiste una ricetta segreta per superare questa crisi?
Andrea Dari. Nessuna ricetta segreta ma, come ho accennato, occorre superare un modo vecchio di vedere il settore dell’edilizia. La nuova variabile che si è inserita nell’equazione è il «come costruire». Ma questo cambio di mentalità, necessario per superare la crisi, porterà a un vero e proprio scombussolamento dei meccanismi classici che governano il mercato delle costruzioni e, di conseguenza, del mercato immobiliare.

 

Ingegneri. Si spieghi meglio.
Andrea Dari. In passato l’investimento “della vita” per qualsiasi famiglia era “la casa”. Su questo concetto ruotava tutto il mercato: chi comprava una casa aveva la certezza della sua rivalutazione nel tempo e la possibilità, rivendendola, di potersi permettere un immobile di maggiore pregio. Oggi questo meccanismo si è inceppato e la svalutazione degli immobili, specie per quelli più vetusti e maltenuti, è una nuova realtà a cui ancora la nostra società non è stata capace di guardare con occhi nuovi. Tutto questo porta anche a un’altra considerazione …

 

Ingegneri. E sarebbe?
Andrea Dari. Oggi le nuove tecnologie nei materiali, la domotica, l’efficienza energetica stanno portando a uno scardinamento del sistema edilizio basato sull’acquisto dell’immobile proposto da società che perseguono la logica del “costruire in fretta e vendere in fretta”. Si deve passare da un approccio al mercato di tipo meramente speculativo a un mercato di investimento, dove ciò che conta non è il “costruire più in fretta”, magari a costi bassi, ma “costruire bene”. Questo porta alla conseguenza che gli immobili diventano più costosi e più difficilmente acquistabili tramite il meccanismo che ricordavo prima: l’immobile acquistato 10 anni fa oggi vale meno, non di più.
Questo mutamento di approccio potrebbe portare, ad esempio, a una rivalutazione dell’affitto.

 

Ingegneri. Aspetti, mi sta dicendo che è meglio vivere in affitto che avere una casa di proprietà?
Andrea Dari. A certe condizioni, sì. Avviene già in Germania e in Inghilterra, dove grandi società immobiliari gestiscono interi quartieri, dando in affitto gli appartamenti ai privati che non sentono più come priorità l’acquisto di una casa purchessia, ma chiedono immobili di qualità immersi in un contesto urbano fatto di servizi alla persona: scuole, parchi, orti urbani, mezzi di trasporto, reti wireless per gestire anche a distanza le funzioni della casa, ecc.

 

In questo modo le società immobiliari operano sul mercato un investimento e non una speculazione; diventa importante offrire immobili con alta durabilità, alta gamma di servizi, alta efficienza energetica; si cambia, insomma, il classico rapporto tra locatore e locatario.

 

Ingegneri. In che modo?
Andrea Dari. Se si offre a chi vive in affitto un prodotto a basso consumo energetico, per esempio, si crea un valore aggiunto. L’affittuario si ritrova ad avere una maggiore liquidità disponibile, quindi non solo paga con maggiore facilità la pigione, ma può liberare risorse per consumare di più e creare domanda di beni e servizi. In quest’ottica, allora, l’efficienza energetica del costruito non diventa solo un elemento di “coscienza ecologica”, ma anche una leva economica. Un esempio, in questo senso, viene dalla Danimarca, dove le banche forniscono con maggiore facilità prestiti per mutui quando si acquistano case con alta tecnologia incorporata e basso consumo di combustibili.

 

Ingegneri. Ma allora, qual è la soluzione per questa crisi?
Andrea Dari. È la crisi stessa che indica la soluzione: il Better Building, il costruire bene non per semplici obblighi normativi ma per fattori economici in un’ottica di investimento e non più di speculazione. In questo senso al Better Building va affiancato il concetto di Smart City, che abbraccia l’immobile e tutto il suo contesto in una politica di rigenerazione urbana che va intrapresa secondo una politica lungimirante di lungo periodo. Pensiamo all’housing sociale. Ancora oggi siamo ancorati al vecchio modo di pensare: “edilizia popolare” uguale “bassa qualità” e bassi costi di costruzione. Ma il nuovo approccio deve ribaltare questa visione: migliore qualità del costruito e dell’ambiente ad esso collegato conentono un miglioramento della qualità della vita delle persone. Più servizi a disposizione liberano risorse alle famiglie, aumentando la propensione al consumo e, quindi, alla ripresa dell’economia. E proprio questo sarà il tema portante dell’edizione 2013 del SAIE: Better Building e Smart City, un concetto di edilizia realmente nuovo.

 

Ingegneri. I tempi per fare questo non saranno brevi. Intanto si corre ai ripari con gli sgravi fiscali, gli incentivi … basterà a tamponare la crisi?
Andrea Dari. Forse a tamponarla, non certo a risolverla. È bizzarro che si cerchi di risolvere una crisi che ha avuto la sua origine dalla finanza con strumenti esclusivamente finanziari, come quelli che ha ricordato. Sul tappeto abbiamo solo agevolazioni fiscali per chi ristruttura, misure per incentivare la concessione dei mutui, ma nessuna proposta che cerchi di affrontare la crisi da un punto di vista sociale. Si lascia l’IMU sull’invenduto nella speranza che i prezzi si abbassino e la domanda di alloggi cresca ma, ripeto, non è con i soli strumenti fiscali e finanziari che questa situazione troverà una soluzione positiva.

 

Ingegneri. Mi dica 3 motivi per cui un professionista tecnico dovrebbe venire al SAIE 2013.
Andrea Dari. Primo motivo: i temi del Better Building e della Smart City saranno affrontati in maniera approfondita con la partecipazione del mondo delle professioni, dell’università, delle imprese e della politica. Sarà il primo spazio dedicato a un confronto serrato e costruttivo sul futuro del nostro settore e della società.

 

Secondo motivo: SAIE 2013 sarà un luogo di aggiornamento vero. Per la prima volta siamo noi a definire e coordinare il programma formativo di incontri e convegni. Abbandoniamo il vecchio concetto di fiera come “affittacamere” con centinaia di convegni, incontri, seminari, workshop, magari sovrapposti, spesso poco approfonditi. Ci facciamo carico di coordinare e definire insieme ai nostri collaboratori un programma coerente e completo. Il professionista che visiterà il SAIE avrà così la possibilità di aggiornarsi con contenuti di grande valore e confrontarsi con i migliori esperti del settore.

 

SAIE 2013 tratterà dei temi più critici, quelli che definiranno le costruzioni nel prossimo futuro: il BIM, la Sismica, il Costruire Sostenibile, le Smart City. Ma non dimentichiamoci l’importante presenza della Sicurezza sul Lavoro con la presenza di Ambiente Lavoro e dei lavori in galleria con Expo Tunnel, tutte manifestazioni che si terranno in contemporanea con SAIE.

 

Per concludere, abbiamo voluto ribaltare l’ottica della fiera “classica”, investendo sui visitatori perché l’esperienza della visita all’edizione 2013 del SAIE sia un’esperienza di formazione e arricchimento professionale e personale.

 

Ingegneri. E il terzo motivo per andare a Bologna?
Andrea Dari. Il terzo motivo è un nuovo approccio alla visita agli stand. Cominceremo quest’anno e proseguiremo in futuro nel tentativo di coinvolgere le aziende espositrici ad abbandonare sempre più un atteggiamento “passivo” per diventare attori protagonisti dell’evento. A questo scopo l’azienda non sarà più “solo” stand, ma ad esso sarà affiancato un luogo dove poter spiegare cosa si offre, cosa si fa. Non uno spazio anonimo, ma costruito ad hoc per il tema specifico.

 

Ingegneri. Una domanda “scomoda” per concludere. I tecnici e le aziende se lo chiedono da quando è iniziata la sovrapposizione temporale tra MADE e SAIE. Perché?
Andrea Dari. Vede, il SAIE è sempre stata, e sempre sarà, la fiera specializzata “del cantiere”. Non è un caso il fatto che sia indicata come “Salone internazionale dell’industrializzazione edilizia”. Non ha mai snaturato la sua missione nei 49 anni di vita che la contraddistinguono. Quando penso a fiere internazionali, penso a fiere caratterizzate da una forte specializzazione: il SAIE, appunto, il Cersaie per le ceramiche, il BAU di Monaco per le finiture. È finita l’epoca delle fiere campionarie, delle fiere modello “supermercato” dove viene esposto di tutto e, quindi, niente. È impensabile credere possa essere vincente un modello generalista, oggi ancora di più, in un contesto che vede l’Italia passare dalla sesta posizione alla trentesima, nella classifica di mercato del settore delle costruzioni mondiali. Il SAIE non si è mai snaturato e continua a essere la manifestazione internazionale dedicata al cantiere.

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini.
L’intervista ad Andrea Dari è pubblicata anche sul numero 5/2013 del tabloid Ingegneri


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