Ammortizzatori sociali anche per gli Studi professionali

Arriva anche per i professionisti titolari di uno studio la possibilità, in questo periodo di crisi, di ricorrere ad alcuni ‘ammortizzatori sociali’ per garantire il posto di lavoro dei propri collaboratori/dipendenti e per avere un sostegno economico. È quanto emerge dal recente interpello del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (interpello n. 33/2011), in risposta a un quesito posto dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro circa l’applicabilità agli studi professionali dei contratti di solidarietà di tipo “B” (art. 5 del d.l. 148/1993, convertito dalla l. 236/1993).

 

Detti contratti (contratti di solidarietà di tipo “B”) prevedono una riduzione dell’orario di lavoro dei lavoratori titolari di un rapporto di lavoro dipendente subordinato (compresi apprendisti, lavoratori part-time, contratti a termine, ecc.). Grazie a tale riduzione è prevista, a carico dell’Inps, un’integrazione salariale del 25% della retribuzione corrisposta al lavoratore, ed il restante 25% a carico dell’azienda.

 

I tecnici del Ministero, premettendo che da una prima lettura dei commi 5 e 8 del d.l. 148/1993 sembrerebbe che i datori di lavoro qualificati come studi professionali non rientrino nelle categorie di imprese destinatarie di tali ammortizzatori sociali, si rifanno a un orientamento consolidato della Corte di Giustizia delle Comunità europee del 16 ottobre 2003 (causa C/32/02).

 

Ebbene, secondo tale interpretazione occorre dare al termine ‘imprenditore’ un’accezione più ampia rispetto a quella in uso nel nostro Paese. I giudici comunitari, infatti, scrivono che è necessario “incentrarsi su una nozione intesa in senso più ampio di datore di lavoro […], di superare lo stretto perimetro della nozione di imprenditore”. Dunque, per la Corte di Giustizia, imprenditore è qualunque soggetto che svolge attività economica e che sia attivo su un determinato mercato.

 

Stante così le cose, sono legittimati a fruire dei contratti di solidarietà di tipo “B” (art. 5, comma 5, d.l. convertito con l. 236/1993) anche i datori di lavoro qualificati come studi professionali, poiché ne ricorrono i requisiti di legge.


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