AIA, la modifica sostanziale richiede la preventiva ispezione

L’identificazione del carattere sostanziale di una modifica all’impianto necessita di una verifica effettiva e concreta da parte dell’amministrazione competente in merito ai possibili effetti negativi e significativi sull’ambiente.

 

Il TAR Lazio, sez. I-ter, con sentenza 28 marzo 2014, n. 3418, si è pronunciato sul concetto di modifica sostanziale di un impianto sottoposto ad Autorizzazione Integrata Ambientale.

 

Nel merito, l’AIA era stata rilasciata dalla Regione per l’esercizio di una discarica di rifiuti urbani per un invaso di discarica pari a 380.000 metri cubi e per un quantitativo di rifiuti smaltibili pari a 342.000 tonnellate circa.


Successivamente veniva approvata una variante all’impianto ritenuta non sostanziale (collocazione in discarica di 80.000 metri cubi) senza considerare tuttavia, ad avviso della ricorrente associazione ambientalista, che la procedura da seguire avrebbe dovuto essere quella concernente le modifiche sostanziali di cui al d.lgs. n. 152/2006 (che prevede il riesame e non una semplice integrazione dell’autorizzazione già rilasciata).

 

Del medesimo avviso della ricorrente è il TAR, che risolve la questione partendo dalla definizione di “modifica sostanziale” di cui all’art. 5, comma 1, lett. l-bis del Testo Unico Ambientale.

 

Difatti, secondo la disposizione citata, tale modifica si configura in presenza di una “variazione delle caratteristiche o del funzionamento ovvero un potenziamento dell’impianto, dell’opera o dell’infrastruttura o del progetto che, secondo l’autorità competente, producano effetti negativi e significati vi sull’ambiente. In particolare, con riferimento alla disciplina dell’autorizzazione integrata ambientale, per ciascuna attività per la quale l’allegato VIII indica valori di soglia, è sostanziale una modifica che dia luogo ad un incremento del valore di una delle grandezze, oggetto della soglia, pari o superiore al valore della soglia stessa“.

 

Secondo il TAR, avuto riguardo alla discarica in oggetto, occorre fare riferimento all’Allegato VIII, Parte II, del d.lgs. n. 152/2006, il quale, in relazione alla Categoria IPPC, al punto 5.4, indica le discariche che ricevono più di 10 tonnellate al giorno o con una capacità totale di oltre 25.000 tonnellate. Ciò detto, il Tribunale precisa tuttavia che “l’inciso «In particolare», contenuto nell’articolo 5, comma 1, lett. l-bis, del codice dell’ambiente, induce a ritenere che il legislatore abbia individuato ipotesi in cui la variante deve essere considerata sempre sostanziale (in caso di incremento del valore di una delle grandezze, oggetto della soglia), ma non abbia, per questo, escluso che, negli altri casi (ivi compresi quelli in cui, per gli impianti di smaltimento dei rifiuti, si resti al di sotto delle descritte soglie), per valutare la natura sostanziale o non sostanziale di una variante, occorra procedere ad una verifica circa gli effetti negativi e significativi della stessa sull’ambiente”.

 

Pertanto, esaminando la fattispecie, “anche ove, a seguito della variante in questione, non fossero state superate le soglie di 10 tonnellate al giorno di rifiuti conferiti e della capacità totale di oltre 25.000 tonnellate non sarebbe stato possibile escludere, a priori, effetti negativi e significativi sull’ambiente, se non a seguito di una verifica in concreto da parte dell’amministrazione procedente”; verifica che, nello specifico, non risulta essere stata effettuata, con la conseguenza di determinare l’illegittimità del provvedimento autorizzatorio.

 

Articolo di Paolo Costantino


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico