AIA: il recepimento della direttiva 2010/75/UE e le novità in materia

L’11 aprile 2014 è entrato in vigore il decreto legislativo 46/2014, che recepisce la Direttiva 2010/75/UE introducendo novità in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per le installazioni, che spaziano dal campo di applicazione della normativa, ai principi generali, alle regole sui valori di emissione, alle norme di coordinamento con le altre normative ambientali, alle procedure per autorizzazioni, rinnovi e modifiche.

 

Vi sono novità anche in ambito sanzionatorio, con l’introduzione di nuovi casi sanzionati a livello amministrativo o penale, e l’eliminazione di violazioni marginali alle prescrizioni previste dall’AIA.

 

Vengono poi introdotti nuovi obblighi in materia di ripristino del sito. In tal senso vengono previsti controlli quinquennali sulle acque di falda e ogni dieci anni sui terreni, questo al fine di monitorare anche in corso d’esercizio le installazioni industriali impattanti.

 

Ovviamente per procedere con questo tipo di controlli occorre avere dei valori in partenza, ovvero ante installazione occorre redigere una relazione di riferimento. Pertanto verranno condotte delle analisi sullo stato di qualità dei suoli e della falda prima della messa in esercizio dell’impianto. Tale verifica verrà condotta al momento di rinnovo dell’AIA per gli impianti già in essere.

 

Laddove si dovesse verificare un deterioramento della qualità delle matrici ambientali indagate, il gestore dell’impianto dovrà provvedere al loro ripristino, così come riportate nella relazione di riferimento.

 

L’articolo 29–sexies del decreto legislativo 152/2006 e s.m.i. parla chiaro:

1. L’autorizzazione integrata ambientale rilasciata ai sensi del presente decreto, deve includere tutte le misure necessarie a soddisfare i requisiti di cui ai seguenti commi del presente articolo nonché di cui agli articoli 6, comma 16, e 29-septies, al fine di conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso. L’autorizzazione integrata ambientale di attività regolamentate dal decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 216, contiene valori limite per le emissioni dirette di gas serra, di cui all’allegato B del medesimo decreto, solo quando ciò risulti indispensabile per evitare un rilevante inquinamento locale.

 

Il fine ultimo è quindi un elevato grado di protezione dell’ambiente del suo complesso, ecco perché nell’AIA devono già essere previste le misure da attuare in fase di arresto definitivo dell’impianto.

 

Resta inteso che l’analisi della qualità dei suoli e della falda va condotta secondo quanto disposto dalla Parte IV Titolo V del decreto legislativo 152/2006 e s.m.i., ovvero secondo la normativa delle bonifiche dei siti contaminati. Laddove l’analisi sito specifica evidenziasse l’assenza di pericolo per la salute e per l’ambiente, il deterioramento potrebbe essere accettato. Viceversa laddove si evidenziassero superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) il gestore è obbligato ad attivare le attività di bonifica anche se il sito è ancora in esercizio, mediante delle messe in sicurezza operative.

 

Insomma, con questo nuovo decreto si cerca di prevenire situazioni critiche, monitorando costantemente quelle realtà altamente impattanti per l’ambiente.

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Il Sole24ore – 23 giugno 2014

http://aia.minambiente.it/

http://www.reteambiente.it


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico