Agenda Verde: la politica Green che verrà

Il presidente dei Verdi Angelo Bonelli non ha dubbi sul mal operato del Governo Monti e sul Ministro del non Ambiente Clini. “L’agenda Monti è stata, è e sarà molto black perché risponde alle logiche economiche delle lobby dei costruttori, dei petrolieri e di chi inquina” afferma Bonelli, che rimarca la continuità con il precedente Governo Berlusconi sulla scia della demolizione della legislazione ambientale.

 

L’Agenda Verde di Clini (non candidato), è un documento che, nella visione di chi l’ha stilato, servirà al prossimo Governo per individuare gli strumenti della leva ambientale per l’economia, l’innovazione e l’occupazione in particolare nelle piccole e medie imprese.

 

Gli 8 punti dell’Agenda Verde sono i seguenti:
1. seguire le indicazioni contenute nelle conclusioni degli Stati Generali della Green Economy, che si sono tenuti a Rimini il 6 e 7 novembre del 2012, per consolidare i risultati ottenuti in competitività, crescita e occupazione aggiuntiva dalle imprese italiane che hanno deciso di seguire una chiave “verde” per il proprio sviluppo.

 

2. Utilizzare il Piano nazionale per la decarbonizzazione dell’economia italiana e la riduzione delle emissioni di CO2, come quadro di riferimento per le politiche necessarie affinché vengano rispettati entro il 2020 gli impegni del pacchetto europeo “clima-energia”.

 

3. Istituire la lista delle tecnologie, dei sistemi e dei prodotti “verdi” che prevedono l’applicazione del sistema di carbon management e di carbon foot printing, grazie ad accordi volontari con le imprese. La lista è lo strumento per il regolare accesso prioritario di imprese e soggetti privati:
– ai fondi strutturali 2014-2020;
– al Fondo Kyoto (rifinanziato per il periodo 2014-2020);
– ad una riduzione del 55% dell’IVA o al credito di imposta.

 

4. Promuovere le Smart Cities.

 

5. attuare il Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la messa in sicurezza del territorio.

 

6. cooperazione ambientale internazionale, nell’ambito degli impegni e dei programmi approvati dalla Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro nel giugno 2012, RIO+20.

 

7. semplificazione e trasparenza delle autorizzazioni ambientali che non proteggono l’ambiente: dalle bonifiche dei siti contaminati alla riqualificazione ambientale degli impianti industriali, dai progetti per le infrastrutture a quelli per le nuove imprese industriali.

 

8. introduzione della fiscalità ambientale per spostare progressivamente la tassazione dal lavoro all’impiego delle risorse naturali (acqua e suolo) e di quelle energetiche (carbon tax).

 

I Verdi, però, analizzano i vari punti e stilano anche loro una lista di osservazioni su ciò che a loro avviso è stato fatto di grave:
– Decreto ILVA: per la prima volta nella storia della Repubblica, il Governo ha annullato i provvedimenti dell’autorità giudiziaria per decreto: il decreto salva-Ilva, che non tutela né salute umana né ambiente;
– dissesto Idrogeologico: è stata aggravata la drammatica situazione del territorio italiano permettendo la cementificazione semplificata per decreto: introduzione del silenzio assenso anche nelle aree vincolate;
– rinnovabili: il Governo ha messo in pericolo più di 140 mila posti di lavoro, riducendo drasticamente le agevolazioni, estremizzando la burocratizzazione per l’accesso incentivi e      rendendo incerta la possibilità d’erogazione degli stessi. Allo stesso tempo, il Governo Monti ha presentato un piano energetico che si basa su petrolio e carbone, con aumento delle trivellazioni;
– Ponte di Messina: sono ripartite le procedure per il Ponte sullo Stretto di Messina, un regalo alle lobby del cemento, per un’opera discutibile anche dal punto di vista ambientale;
– cemento: esenzione dell’Imu (Decreto Sviluppo) sulle case invendute dei costruttori ed approvazione delle procedure semplificate in materia edilizia: un incentivo a continuare a      cementificare il territorio;
– mare: sarà più semplice ricevere l’autorizzazione a trivellare i fondali marini italiani per l’estrazione petrolifera, anche per siti vicini alla aree marine importanti (le Tremiti e le Egadi, ad esempio);
– trasporto pubblico: tagliate le risorse a Regioni e Comuni, il trasporto pubblico è collassato, mentre lo smog è diventato emergenza ambientale e sanitaria;
– TAV: è stata trovata una nuova intesa con la Francia per la tratta Torino-Lione, nonostante esista già una linea ferroviaria per il trasporto merci adiacente al tracciato individuato, utilizzata solo per 2,5 milioni di tonnellate a fronte di una capacità di 20 milioni di tonnellate;
– parchi: i tagli del governo Monti (spending review) colpiscono i Parchi nazionali, aree naturali protette che, oltre ad avere un valore inestimabile dal punto di vista naturalistico, sono anche una realtà economica ed occupazionale molto importante;
– demolizione del principio “chi inquina paga”: nel decreto semplificazioni, proposta dal ministro Clini, c’è una norma che prevede che bonifiche e messa in sicurezza delle falde inquinate dovranno essere sostenute da chi ha causato il danno, ammesso che gli interventi siano economicamente sostenibili.

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti:
www.libero.it – 9 gennaio 2013
www.ansa.it – 9 gennaio 2013
www.ediltecnico.it – 9 gennaio 2013
www.edilportale.it – 11 gennaio 2013
http://www.tekneco.it – 14 gennaio 2013


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