Abbattere il particolato: l’albero, lo smog e il software

Abbattere il particolato: l’albero, lo smog e il software

(di Roberta Lazzari)

In autunno in città ci si rende conto della quantità di alberi presenti (o della loro assenza) quando, dopo una notte di vento e pioggia, si vedono i marciapiedi invasi da foglie gialle, pronte ad essere raccolte ed ammucchiate dai netturbini.

Eppure in città, la presenza di alberi è sempre al di sotto delle nostre aspettative. Là dove vengono costruiti nuovi parcheggi, difficilmente vengono previste delle “zone d’ombra” naturali.

Basterebbe invece così poco per poter respirare tutti meglio: una spesa di appena 4 dollari per abitante. Questo quanto sostiene una ricerca della Ong internazionale The Nature Conservancy, dal titolo “Più alberi per un’aria più sana”, presentata al meeting annuale dell’American Public Health Association, a Denver (Colorado).

In particolare in questo studio viene osservata la mitigazione della temperatura dovuta ad un aumento della copertura arborea. Gli alberi possono eliminare fino a un quarto dell’inquinamento e, se piantati nei punti giusti, possono essere un’efficace barriera filtrando l’aria nociva e proteggendo gli abitanti. Ma gli alberi possono anche abbattere la temperatura di 2°C nelle loro vicinanze. Si è stimato che a fronte di un investimento totale annuo di 100 milioni di dollari, gli alberi potrebbero garantire città più fresche a circa 77 milioni di abitanti e ridurre l’inquinamento da particolato per 68 milioni di persone.

Questi effetti benefici sono molto importanti se consideriamo che ogni anno 3 milioni di persone muoiono a causa degli effetti nocivi del particolato (valore in crescita fino a 6,2 milioni per il 2050). A questi vanno sommati quelli del caldo urbano, responsabile ogni anno di 12.000 decessi (valore in crescita fino a 250 mila per il 2050).

Ogni albero ha delle caratteristiche diverse, ecco perché è stato sviluppato il software i-Tree, che può aiutare, i singoli cittadini come le pubbliche amministrazioni, a fare le scelte giuste.

In assoluto, gli alberi più efficaci contro lo smog sono l’olmo, il frassino, il tiglio, l’acero e il carpino. Un albero di acero, ad esempio, nel corso della sua vita, circa cinquant’anni, è in grado di immagazzinare qualcosa come 6 tonnellate di anidride carbonica. Mentre una quercia arriva a 5,5 milioni di tonnellate.

In generale gli alberi a foglia larga (ad esempio: querce, roveri e betulle), più chiari, riflettono meglio la luce solare e pertanto assorbono più anidride carbonica, che è tra le principali cause del surriscaldamento del pianeta. Il bagolaro, il platano e il frassino sono gli alberi migliori in funzione antismog. L’acero e il tiglio sono perfetti per l’ombra e per la frescura naturale.

Purtroppo in molti Comuni non ci sono i soldi per manutenere gli alberi, che vengono pertanto abbattuti senza capire gli enormi vantaggi cui si va a rinunciare: lo smog catturato, l’ombra creata in alternativa all’aria condizionata e i conseguenti vantaggi economici.

Oggi in Italia vengono assorbite annualmente 12 milioni di tonnellate di CO2 (circa il 3% delle emissioni totali) da parte degli alberi piantati nei parchi urbani, nelle aree verdi delle città e nei giardini.

Anche in casa possono essere scelte delle piante anti inquinamento quali i Ficus Benjamin, le felci e le stelle di Natale.

Quindi ce ne sono per tutti i gusti, basta voler riempire di un po’ di verde il mondo che ci circonda.

I contenuti a cura della redazione di www.ingegneri.cc sono elaborati e visionati da Simona Conte, Giulia Gnola, Daniel Scardina, Gloria Alberti. Gli approfondimenti tecnici si rivolgono ad un pubblico di professionisti che intende restare aggiornato sulle novità di settore.

Potrebbero interessarti anche