24 indicatori per affermare la sostenibilità delle bioenergie

Sentendo parlare di bioenergie vengono in mente figure positive di sviluppo rurale, mitigazione al cambiamento climatico e garanzia di accesso a servizi energetici moderni, ma occorre considerare anche il rovescio della medaglia, che spesso contempla: perdita della biodiversità, deforestazione, sfruttamento delle risorse idriche.

 

Ecco perché la Global Bioenergy Partnership (GBEP) nel suo rapporto The Global Bioenergy Partnership Sustainability Indicators for Bioenergy ha elencato 24 indicatori che individuano ed interpretano eventuali impatti derivanti dalla produzione e dall’utilizzo delle bioenergie: emissioni di gas serra, biodiversità, costi, disponibilità alimentare, accesso all’energia, sviluppo economico, sicurezza energetica.

 

Il rapporto è il primo accordo a livello governativo e fornisce ai Paesi interessati strumenti operativi per misurare e indirizzare le proprie strategie di sostenibilità, e testimonia con esito positivo i mandati che la GBEP ha ricevuto ai Summit G8 del 2008, 2009, 2010. Ma già nel 2005 nel Summit G8 di Greneagles viene sottolineato il bisogno di sostenere un ampio ed efficiente uso delle biomasse e dei biocombustibili, specialmente nei Paesi in via di sviluppo dove l’uso delle biomasse è prevalente.

 

Nel maggio 2006, 23 Paesi e 13 organizzazioni e istituzioni internazionali si riuniscono in GBPE, mentre altri 22 Paesi e 11 organizzazioni e istituzioni internazionali partecipano in qualità di osservatori. Il Ministro dell’ambiente Corrado Clini è il presidente della GBEP, co-presieduta da Mariangela Rebuà, direttore del dipartimento dell’Energia del Ministero brasiliano per gli Affari Esteri.

 

La partnership globale ha lo scopo di definire misuratori ambientali, sociali ed economici, che consentano di affrontare lo sviluppo delle bioenergie e della sostenibilità seguendo una linea uniforme. L’adesione è volontaria in quanto e’ stato osservato che in un contesto volontario le barriere politiche vengono abbassate e si riesce a discutere più apertamente, e quindi si raggiungono risultati più produttivi rispetto a contesti obbligatori. Sono stati scelti otto indicatori per ognuna delle tre aree di interesse: ambientale, sociale ed economica.

 

Gli indicatori ambientali prendono in considerazione:
– emissioni di CO2;
– qualità del suolo;
– livelli delle risorse forestali;
– altre emissioni inquinanti (CO2 esclusa);
– utilizzo ed efficienza delle risorse idriche;
– qualità delle acque;
– biodiversità nel territorio;
– uso del suolo e cambiamenti conseguenti al suo utilizzo per la produzione di materie prime destinate alle bioenergie.

 

Gli indicatori sociali prendono in considerazione:
– assegnazione e proprietà delle terre per la produzione di bioenergie;
– prezzi e offerta del paniere alimentare nazionale;
– variazione del reddito;
– nuovi posti di lavoro creati dal settore;
– contributo delle bioenergie all’accesso all’energia;
– mortalità e morbosità attribuibili alla presenza degli impianti;
– infortuni sul lavoro, malattie e decessi.

 

Gli indicatori economici prendono in considerazione:
– produttività;
– bilancio energetico;
– variazioni nel consumo di combustibili fossili e nell’uso tradizionale della biomassa;
– formazione e riqualificazione della forza lavoro;
– infrastrutture e logistica per la distribuzione dell’energia.

 

Il Ministro Clini è convinto che la sostenibilità sia la chiave per assicurare che le bioenergie raggiungano il loro potenziale sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Inoltre grazie a questi indicatori sarà possibile dare un valido contributo alle politiche in materia e per monitorare lo sviluppo sostenibile delle bioenergie.
Grandi economie di transizione come Messico e Brasile sono attivi e molto presenti nel GBEP, mentre Cina e India partecipano ancora poco.
Paese virtuoso è il Giappone, che già utilizza gli indicatori GBEP per misurare la situazione nazionale, e nella stessa direzione stanno andando anche Germania, Stati Uniti, Brasile, Olanda e Italia.

 

Nel nostro Paese è presente l’impianto sperimentale del gruppo Mossi e Ghisolfi, a Crescentino (VC), che entro la seconda metà del 2012 produrrà bioetanolo di seconda generazione: un’eccellenza su scala mondiale. Parallelamente opera in Gruppo di Lavoro sul Capacity Building, che ha la funzione di rafforzare la collaborazione tra Partner e Osservatori della GBEP e far vincere lo scetticismo che ancora alcuni governi mostrano nei confronti delle bioenergie.

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti:
Bioenergie: i 24 indicatori per evitare la razzia delle terre nel Terzo mondo di Elisabetta Curzel – 23 gennaio 2012 – Corriere della sera.it
Ventiquattro indicatori per favorire lo sviluppo sostenibile delle bioenergie www.adnkronos.com
Indicatori di sostenibilità per le bioenergie – Acqua&Aria n. 2 febbraio 2012


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