Wow la Flat tax. Perché piace al 77% degli ingegneri?

Wow la Flat tax. Perché piace al 77% degli ingegneri?

Flax tax

La flat tax piace ai professionisti ma con riserva, perché il vantaggio fiscale di oggi rischia di determinare svantaggi di diversa natura nell’immeditato futuro.

Il dato relativamente al gradimento della tassa da parte degli ingegneri ci viene fornito dal Dipartimento Centro Studi del CNI – Consiglio Nazionale degli Ingegneri, attraverso un sondaggio eseguito lo scorso maggio 2019 (rilevazione avvenuta dal 2 al 22 maggio 2019) e ha visto la partecipazione di 9.986 ingegneri su un campione di quasi 10 mila ingegneri iscritti all’Albo Professionale.

Il regime fiscale della flat tax, previsto nella Legge di Bilancio 2019 (Legge 30 dicembre 2018, n. 145. Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), è entrato in vigore il 1° gennaio 2019 e ha introdotto l’aliquota contenuta al 15% per compensi non superiori ai 65 mila euro e semplificato le incombenze legate alla titolarità della partita IVA.

Vediamo quali sono state le opinioni dei liberi professionisti che hanno partecipato al sondaggio.

Flat tax si?

Il 77% degli ingegneri considera il regime della flat tax per le partite IVA particolarmente favorevole e più dell’85% è convinto che esso necessiti di correttivi. I consensi sono in parte motivati dall’adozione del regime, difatti circa la metà degli ingegneri iscritti all’Albo professionale ha optato per la flat tax nel 2019 e la prevalenza di essi appartengono alle classi più giovani (fino a 30 anni – 63%) e più anziane (oltre 60 anni – 54,6%), in cui prevalgono redditi più contenuti.

Tuttavia il giudizio positivo non è stato espresso solo dagli ingegneri che hanno optato per il regime, ma anche da coloro che non hanno la possibilità di accedere a tale regime, perché operanti in forme associate.

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Flat tax no?

Per quanto riguarda i dubbi ed i rischi legati all’applicazione della tassa piatta, uno di questi è dovuto al fatto che il nuovo regime fiscale si applica solo a chi nel 2019 presenterà un fatturato non superiore a 65 mila euro (nel 2020 l’aliquota sarà del 20% per un fatturato compreso tra 65 mila e i 100 mila euro). Inoltre, scegliendo il regime flat tax, l’ingegnere, non deve applicare l’IVA sulla propria prestazione (per la gioia del committente), a differenza di chi resta nel regime ordinario (per il dispiacere del committente).

Questa disparità di trattamento dell’Iva viene percepita dagli ingegneri intervistati come il primo vero rischio di distorsione della concorrenza nel mercato dei servizi professionali, in forte crisi negli ultimi anni. Difatti il 44% degli ingegneri ritiene, dunque, che la flat tax distorca fortemente la concorrenza, a cui si aggiunge il 43% di chi ritiene che questa distorsione sia limitata. Solo il 13% ritiene che non ci siano pericoli di questo tipo (Fig.1).

Flat tax

Fig.1_Fonte: INDAGINE CENTRO STUDI CNI 2019

 

In generale è preponderante l’opinione degli ingegneri secondo la quale la flat tax non causi il rischio di distorsione della concorrenza, in maniera rilevante. La potenziale distorsione sta nel livello di tassazione completamente differente tra chi ha redditi poco superiori ai 65 mila euro e chi rimane al di sotto di tale soglia.

Per capire meglio questo aspetto basti pensare che su una medesima prestazione, a parità di corrispettivo praticato da due professionisti, il committente finale pagherà prezzi diversi a seconda che si sia rivolto ad un professionista con flat tax o ad uno con regime ordinario.

Professionista associato? Fuori dalla flat tax

Va ricordato che il professionista che fa parte di associazioni o che detiene quote di società, non può accedere al regime della flat tax. Eppure il 61% degli ingegneri che operano in uno studio associato, il 58% di quelli che sono in una STP ed il 73% di chi è socio di una società di ingegneria ha espresso parere positivo sulla flat tax.

Questo aspetto penalizza fortemente la crescita non solo a livello di fatturato ma anche a livello dimensionale secondo forme organizzative come gli studi associati o le società relegando i servizi professionali ad una frammentazione di studi individuali.

Dall’indagine è emerso che quasi il 50% degli intervistati, ritiene che flat tax genererà vantaggi per gli studi professionali più “destrutturati”. Solo una minoranza, 7%, ha indicato che i principali vantaggi saranno per i professionisti più giovani per i quali i livelli di fatturato sono generalmente più contenuti e che sono quindi nelle condizioni oggettive di massimizzare i vantaggi derivanti dalla flat tax.

Quindi gli ingegneri abbandonerebbero la forma associata per quella individuale, pur di passare alla flat tax?

In termini percentuali la quota di chi abbandonerebbe lo studio sotto forma più articolata (associazione o società), per accedere al regime, sarebbe più elevata di chi vorrebbe fare il percorso inverso, infatti il 30% degli ingegneri negli studi individuali programma di passare ad uno studio associato o ad una società mentre il 40% degli ingegneri negli studi associati o in società prevede di dismettere la quota di partecipazione per ritornare ad essere studio individuale e usufruire della flat tax.

Il rischio che si corre pertanto, è quello di erodere, quella minoranza di studi professionali più articolati avviati negli anni con una struttura più solida e strutturata.

Quali correttivi sarebbero necessari?

Complessivamente il 67% degli intervistati ritiene necessaria l’applicazione di correttivi alla disciplina della flat tax, ovvero:

  • applicazione della tassa piatta ai titolari di uno studio associato nel rispetto del massimale di 65 mila euro per ciascun associato – 53%;
  • esclusione dal reddito del professionista che opta per la flat tax degli eventuali compensi erogati ad altri professionisti per le stesse attività o attività similari (come per esempio il compenso per attività di consulenza richiesta ad altro professionista) – 36%;
  • eliminazione dalle cause ostative all’ingresso nel regime il controllo di società che esercitino la stessa attività principale del professionista; anche per i soci di una società di ingegneria, in sostanza, si chiede l’applicazione della flat tax fino a 65 mila euro per ciascun socio – 24%.

Pertanto sarebbe auspicabile prevedere l’introduzione di meccanismi che non disincentivino l’appartenenza del professionista a studi associati e che non creino distorsione concorrenziale tra il regime IVA differente per contribuente con flat tax o meno, quindi estendere a tutte le partite IVA l’aliquota del 15% senza limiti di fatturato.

Leggi il rapporto completo

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