Vulnerabilità energetica e l’orso russo

Il contratto del gas tra Russia e Ucraina è un contratto bilaterale su base annuale, diverso dai contratti di lungo periodo stipulati dalla Russia con gli altri paesi europei, e riguarda principalmente due aspetti: il prezzo delle forniture di gas e i costi del transito del gas russo, destinato all’Europa, in territorio ucraino.

Dall’inverno 2006 la disputa del gas tra le due nazione dell’ex Unione Sovietica si ripete come un rituale all’arrivo del Natale. La Russia fornisce all’Europa un quarto del suo fabbisogno di gas, di cui l’80% attraverso le pipelines che passano in Ucraina. Quest’ultima per anni ha pagato un prezzo per il gas sottocosto (50 USD/1.000 mc) a Gazprom (gigante russo del gas), e ne ha accettato di mal grado l’aumento avuto successivamente alla crisi del dicembre 2005-marzo 2006. Il prezzo concordato lo scorso anno era di 179,50 USD/1.000 mc.
Di fatto l’Ucraina, avendo pagato solo le forniture di settembre e di ottobre 2008 (800 milioni di dollari), ha un debito nei confronti della Russia di 2,4 miliardi di dollari per le forniture pregresse e di 1,5 miliardi per il gas erogato a novembre e dicembre 2008.
Per quanto riguarda la tassa di passaggio, l’Ucraina riceve 1,60 USD/1.000mc ogni 100 km, che è esattamente la metà di quanto richiesto dalle altre nazioni.

Il 2 ottobre 2008 era stato firmato un memorandum intergovernativo fra Mosca e Kiev, nel quale veniva stabilito che il debito e le penali sarebbero stati saldati, e che il passaggio del prezzo del gas al prezzo di mercato (450 USD/1.000 mc attualmente) sarebbe avvenuto in maniera graduale, in tre anni, ovvero, a prezzi scontati del 30% per il 2009, del 20% per il 2010, fino al prezzo di mercato a partire dal 2011. Tuttavia le condizioni del memorandum non sono state accettate dall’Ucraina, non disposta a pagare un prezzo così alto, e un dubbio consiglio a Kiev ha annullato questo accordo.
Alla proposta di Gazprom di vendere il gas a 250 USD/1.000 mc e di lasciare la tassa di passaggio inalterata, l’Ucraina controbatte con un prezzo di 201 USD/1.000 mc e una tassa di passaggio almeno di 2$/1.000mc ogni 100 km.
Non arrivando ad una soluzione il 5 gennaio 2009 la Russia decide di chiudere i rubinetti all’Ucraina e quindi anche all’Europa, nel tentativo di attirare l’attenzione di Bruxelles, che fino a quel momento se ne era rimasta in disparte.
Solo il 17 gennaio riprendono le trattative sul prezzo e il 19 gennaio, dopo un vertice a Mosca tra i primi ministri russo, Putin, ed ucraino, Tymoshenko, viene firmato un accordo tra i numeri uno di Gazprom e Naftogaz, Miller e Dubyna. Tale contratto, della durata di 10 anni, prevede che Kiev pagherà nel 2009 un prezzo europeo con un ribasso del 20% (circa 360 USD/1000 mc), ma a tariffe di transito invariate a 1,7 USD/1000 mc ogni 100 km, per poi passare ai normali prezzi di mercato, sia per le forniture che per il transito, dal gennaio 2010.

La crisi del gas tra Ucraina e Russia è solo l’ennesimo campanello d’allarme per l’Europa, che deve lavorare duramente per diversificare le sue fonti d’energia, al fine di conseguire anche i suoi ambiziosi obiettivi nella lotta ai cambiamenti climatici.
Durante quest’ultimo scontro è stato puntato nuovamente il riflettore sul progetto Nabucco, ovvero la costruzione di nuove pipelines che forniscano all’Europa il gas direttamente dall’Azerbaijan e, forse, dall’Asia centrale attraverso la Turchia, bypassando il territorio russo e quindi le lotte interne tra gli ex stati dell’Unione Sovietica. Tuttavia la costruzione di pipelines e di impianti di liquefazione del gas sono molto onerose e richiedono molti anni, oltre ad essere rischiose per l’ambiente.
Emerge chiaramente, quindi, come le fonti di energia rinnovabili (solare, eolico, geotermico, idrico, biomasse) possano essere una valida soluzione per rendere l’Unione Europea indipendente ed energicamente più stabile.

Articolo dell’Ing. Lazzari

Fonti:
Ragioni economiche della crisi e cronologia dei fatti – di Margherita Salucci (REI) del 20 gennaio 2009 (www.agienergia.it)
The Economist – settimana dal 10 al 16 gennaio 2009


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