Uni En Iso 9001, nuova versione

Il 26 novembre scorso ha visto la luce la nuova edizione della norma Uni En Iso 9001 e si è completata la fase di evoluzione dei sistemi di gestione per la qualità, partita nel 2000.
La nuova edizione è il risultato delle attività di verifica e aggiornamento periodico che l’Iso ha integrato con azioni ad hoc: una valutazione di opportunità, un riesame sistematico condotto nel biennio 2003-2004, la valutazione dei risultati del lavoro del Gruppo “Interpretazioni” e alcune indagini condotte a livello internazionale presso gli utilizzatori.

Queste azioni hanno definito i limiti entro i quali doveva muoversi il processo di revisione:
– limitato impatto sugli utilizzatori;
– cambiamenti connessi a benefici evidenti;
– priorità di chiarificazione;
– sinergie con i sistemi di gestione ambientale.

Il processo ha generato un testo migliorato, ma non rivoluzionato, che sebbene non introduca nuovi requisiti, né cambi quelli già esistenti, incide in modo significativo sulla “vecchia” norma. Si contano infatti numerose modifiche al testo, soprattutto per la necessità di chiarire il significato di alcuni requisiti, di difficile o difforme applicazione.
In estrema sintesi, il nuovo testo denota maggiore attenzione per il mercato in cui operano le organizzazioni, per i processi intermedi e per quelli che vengono sempre più frequentemente esternalizzati, per le risorse umane e per il corretto inquadramento delle attività di verifica, di riesame e di validazione del sistema.

Non è questa la sede dove approfondire le novità della norma, bensì quella per fare alcune considerazioni generali.
La prima considerazione è sul potenziale dei sistemi di gestione per la qualità, ancora ampiamente inespresso. Purtroppo in molti casi i retaggi di un approccio riduttivo alla qualità, con tutta l’attenzione concentrata ad evitare la non conformità, sono ancora troppo presenti nella pratica quotidiana. Risulta infatti eccessiva l’enfasi data all’ottenimento del certificato, anteponendo la forma alla sostanza, con il conseguente aumento del terreno fertile per l’offerta di servizi per la certificazione al limite della legalità.
La situazione non è certo stata favorita da alcune iniziative che hanno forzato l’obbligatorietà della certificazione di parte terza in alcuni settori, con la conseguenza di mettere seriamente a repentaglio l’efficacia, l’efficienza e la credibilità della qualità che il sistema di certificazione ed accreditamento debbono perseguire.

Lo sviluppo della cultura della qualità purtroppo non ha futuro se si fonda sull’approccio quantitativo: essere il secondo paese al mondo per numero di certificazioni, solo dietro la Cina, può infatti non essere un vanto. L’unica base solida sulla quale costruire le nuove sfide sono la credibilità e la legittimazione, che comportano rigore e selezione di merito.
La seconda considerazione è proprio sulle caratteristiche di questa nuova edizione della norma. Esse possono aiutare le organizzazioni a cogliere di più e meglio le opportunità dei sistemi di gestione per la qualità.
Una revisione fortemente innovativa, come fu quella del 2000, avrebbe distolto l’attenzione delle organizzazioni da quanto è stato già fatto, per proiettare tutti gli sforzi verso il futuro, sottovalutando tante positività acquisite e accentuando gli sforzi su un non necessario cambiamento, con nuove onerose consulenze e nuove modalità di lavoro.
D’altro canto, una mera conferma di validità della “Vision 2000” o un tentativo di sminuire le modifiche, i chiarimenti e gli affinamenti di questa nuova edizione liquidandoli con un “…non è cambiato nulla…” porterebbe a replicare superficialmente tutti i comportamenti e gli approcci attuali ai sistemi di gestione per la qualità, con banale ripetitività da parte di chi si attiene alla forma anziché alla sostanza.

La vera occasione è quella di rivedere criticamente, alla luce dei chiarimenti contenuti nella nuova edizione, l’interpretazione applicativa che è stata data alla “vecchia” Iso 9001 e di valutare le eventuali modifiche da applicare senza l’ansia di dover “cambiare tutto”. Si può applicare conseguentemente il modello Plan – Do – Check – Act per realizzare le azioni necessarie nei tempi coerenti, comunicandone i risultati, sia all’interno, sia all’esterno delle organizzazioni.

Fonte Uni


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