Una spremuta di energia per il fotovoltaico

Energia elettrica dalle arance, dai mirtilli e dalle bucce di melanzana. Non si tratta di fantascienza ma di un progetto di eccellenza che porta la firma dell’università di Tor Vergata.

La fase di sperimentazione è terminata e ora i ricercatori del Polo Solare Chose (Center for hibrid and organic solar energy), il centro d’avanguardia situato nel Tecnopolo Tiburtino dell’università, sono pronti a passare alla fase di produzione di una prima linea di pannelli fotovoltaici, grazie ai finanziamenti della regione Lazio e di tre aziende Erg Renew, Dyesol e Permasteelisa.
La tecnologia del “solare organico” si ispira al processo della fotosintesi clorofilliana, utilizzando una miscela di materiali in cui un pigmento assorbe la radiazione solare e gli altri componenti estraggono la carica per produrre elettricità.

Nei laboratori Chose – spiega il prof. Aldo Di Carlo, responsabile del progetto e direttore del Polo – faremo uno sviluppo della fase di industrializzazione del fotovoltaico organico. Attraverso i laboratori verrà realizzato il trasferimento tecnologico verso le imprese che vogliono investire in questo settore. I laboratori sul fotovoltaico organico – continua Di Carlo – si basano su processi industrializzati simili a quelli utilizzati dall’industria per la stampa, per realizzare le celle si utilizzano infatti macchine che ricordano la serigrafia“.

La linea avrà inizialmente una produzione limitata a 10.000 metri quadri l’anno a un costo contenuto per essere facilmente implementato da piccole e medie aziende.
Essendo i materiali impiegati di basso costo e i metodi di fabbricazione molto semplici, infatti, l’industrializzazione del fotovoltaico organico permetterà una notevole riduzione dei costi. Le celle realizzate possono essere trasparenti e colorate, prestandosi ottimamente per l’integrazione architettonica. Attualmente il gruppo di ricerca è composto da oltre trenta ricercatori provenienti da varie parti del mondo, tra cui alcuni “cervelli ritornati in patria” (dall’Inghilterra, Francia e Germania).
Dal punto di vista del business le prospettive di questa nuova tecnologia sono legate all’assenza di silicio nel processo di produzione, l’elemento che rappresenta oltre la metà dei costi del pannello fotovoltaico tradizionale. In tal modo, sempre secondo Di Carlo, i costi diminuirebbero da 4 euro a 1 euro per watt.

Leggi anche
Nuove tecnologie per celle fotovoltaiche

Mauro Ferrarini


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico