Un Natale ecologico

Come ogni anno, anche questo dicembre si è aperta la “caccia all’albero di Natale”. E come si suol dire ce ne sono per tutte le tasche, partendo da un costo di 15 euro, sino ad arrivare a 500!
Difficile dire se si è più amici dell’ambiente acquistando un albero vero o viceversa optare per uno sintetico, ma riciclabile anche gli anni a venire.

Qualora avessimo optato per una pianta vera, il Corpo Forestale dello Stato si prodiga a dare consigli per la salvaguardia dei nostri alberi di Natale.
Prima di tutto al momento dell’acquisto dobbiamo assicurarci che l’albero provenga da un vivaio, mediante il tagliandino di riconoscimento, che indica denominazione del vivaio, luogo di origine, specie di appartenenza ed età della pianta.
È importante sapere che il 90% degli abeti natalizi proviene da coltivazioni vivaistiche, che occupano stagionalmente oltre mille aziende agricole specializzate, mentre solo il restante 10% proviene dalla normale pratica forestale, che prevede interventi colturali di “sfolli”, ovvero diradamenti o potature indispensabili per lo sviluppo e la sopravvivenza dei boschi.
Maggiore attenzione si deve porre nel caso dei “cimali”, cioè gli abeti senza radici sostenuti dalla classica croce di legno, perché se non provengono da produzioni vivaistiche ad hoc, possono essere il  frutto di diradamenti forestali non autorizzati.
Le regioni italiane maggiormente dedite alla coltivazione dell’albero di Natale sono la Toscana e il Veneto. I terreni agricoli utilizzati sono terreni marginali, incolti e pascoli altrimenti destinati all’abbandono e al conseguente degrado idrogeologico. Tuttavia sul mercato possiamo trovare anche abeti provenienti da altre nazioni europee. Questo aspetto è da tener presente nel caso in cui la pianta sia destinata al rimboschimento al fine di evitare la mescolanza genetica tra le specie autoctone e quelle provenienti dall’estero.

Una volta nelle nostre case, sta a noi la cura dell’abete, che in ogni caso soffrirà a causa degli addobbi natalizi, delle temperature elevate, dei terricci inadatti e dell’aria troppo secca dovuta ai riscaldamenti domestici. Per alleviare in parte queste sofferenze occorre evitare addobbi pesanti, cosi da non  spezzare i rami, e non usare sostanze decorative che intacchino la superficie delle foglie, quali la neve artificiale e gli spray coloranti. Inoltre occorre ricordarsi che le radici della pianta devono essere mantenute costantemente umide.
Nel caso dei “cimali” è importante riporli in recipienti pieni di acqua tiepida, cosi da agevolarne l’assorbimento.
Il luogo in cui vengono riposte le piante deve essere luminoso, fresco, lontano da qualsiasi fonte di calore e al riparo da correnti d’aria.

Terminate le feste, gli alberi con radici possono essere posti all’esterno, sui balconi o piantati in giardino, tenendo presente che sono piante che possono raggiungere i 15-20 metri di altezza, e che necessitano di una particolare altitudine (nel caso degli abeti 1.000 metri).
Se non si ha la possibilità di piantare l’albero, si può sempre donarlo ai centri di raccolta indicati dai vivaisti o dai Comuni. Infatti dagli alberi ormai inutilizzabili può pur sempre essere ricavato il legno, mentre le piante in migliori condizioni vegetative vengono trasportate e trapiantate in luoghi idonei al loro attecchimento.
Da eco-blog arrivano altri validi suggerimenti per vivere il Natale all’insegna del rispetto per l’ambiente e della propria salute, stilando una lista di ciò che dobbiamo evitare:
neve o colori spray: anche se privi di clorofluorocarburi (CFC) nocivi per lo strato d’ozono, possono contenere il solvente diclorometano, sospetto cancerogeno;
alluminio e carta da regalo metallizzata: tra i materiali d’imballaggio, la produzione di alluminio è in prima posizione per consumo di energia, acqua e per l’inquinamento atmosferico. E anche il così tanto incentivato riciclaggio non sempre risulta semplice;
ornamenti natalizi in materiale sintetico: soprattutto quando si tratta di PVC, risultano problematici per salute ed ambiente, nel momento della produzione, dell’uso o dello smaltimento;
i capelli d’angelo: spesso in fibra di vetro, sostanza che può irritare la pelle, le mucose e le vie respiratorie – e può, se riesce a penetrare fino nei polmoni (a seconda della dimensione delle fibre) risultare cancerogena;
le candele magiche: contengono nitrato di bario, velenoso. Bruciandole all’interno di locali chiusi – specie se mal ventilati – nell’aria vengono rilasciate sostanze nocive. Da evitate assolutamente il loro utilizzo su torte o altri cibi;
lampade ad olio: odori e colori degli olii stimolano i bambini all’assaggio e possono in questo modo causare degli avvelenamenti.

Dal comune di Rimini arriva un suggerimento su come rendere la città natalizia ma ecocompatibile. Infatti l’albero che svetta in centro, in piazza Cavour, alto ben 12 metri e proveniente da un terreno forestale della provincia di Arezzo, è stato addobbato da Hera Luce con 8.050 lampadine, a elevata intensità luminosa ma a basso consumo energetico, che permetteranno di consumare 2 kW giorno, contro i tradizionali 20 richiesti dalle comuni lampade a incandescenza.

Per le utenze domestiche arriva un’altra idea su come addobbare il proprio albero: frutta fresca di stagione locale, come tradizione nordica insegna. Questa iniziativa rientra in un più ampio progetto proposto ad asili e scuole elementari della provincia di Avellino, denominato Idefics (Identification and prevention of Dietary and lifestyle induced health EFfects in Children and InfantS) che aiuta i più piccoli ad apprendere un corretto stile alimentare.
Insomma le idee e i suggerimenti non mancano per avere un Natale ecologico.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

La redazione di ingegneri.cc augura a tutti i lettori un sentito augurio di buon Natale e felice anno nuovo.


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