Tunnel Archimede. Ingegneria estrema tra i fiordi norvegesi

Tunnel Archimede. Ingegneria estrema tra i fiordi norvegesi

Già nel nome viene descritto il principio sul quale si baserà il sistema strutturale del tunnel Archimede.

Il tunnel Archimede, che ospiterà l’autostrada subacquea e migliorerà il collegamento lungo la costa occidentale della Norvegia, è stato infatti battezzato con il nome dello scienziato Archimede, padre del noto Principio che enuncia: “un corpo immerso in un fluido in quiete è soggetto a una forza diretta verso l’alto (spinta di Archimede) dovuta alle pressioni esercitate sul corpo dal fluido, pari al peso del fluido spostato e applicata nel centro di gravità di quest’ultimo”. (Fonte Treccani.it)

Attualmente per percorrere la strada costiera E39, lunga 1.100 chilometri, si impiegano circa 21 ore di viaggio dalla città settentrionale di Trondheim a quella meridionale di Kristiansand. Necessaria non solo l’automobile per effettuare la traversata, ma anche i traghetti, ben 7, in quanto il percorso si compone di tratti marittimi che si alternano a quelli costieri, tra i fiordi norvegesi.

Le difficoltà di collegamento oltre ad interessare 5,3 milioni di cittadini costieri, si riversano sulle attività commerciali presenti lungo l’area occidentale della Norvegia. Un’arteria attraverso la quale si muove il 60% delle merci esportate dallo stato scandinavo. Una condizione problematica che, dopo anni di ricerca e oltre 34 miliardi di euro da investire, il parlamento norvegese (Stortinget) ha deciso di risolvere, fissando come obiettivo il 2050, al fine di ridurre i tempi di percorrenza e potenziare l’infrastruttura.

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E39 e tunnel di Archimede. Cosa prevede il progetto?

Il progetto Coastal Highway Route E39 dell’intera e complessa infrastruttura, prevede la realizzazione di viadotti di collegamento, il tunnel sottomarino di Rogfast, scavato nella roccia per 27 chilometri ad una profondità di 392 metri, oltre al tunnel Archimede.

Il tunnel sottomarino Rogfast, i cui lavori sono in corso, vanterebbe un primato per via delle sue dimensioni, mentre un altro record spetterebbe al tunnel Archimede per via delle soluzioni tecnico-strutturali adottate. Ad essere precisi la struttura non la si può considerare un vero e proprio tunnel, difatti viene definita Rørbru, difatti si tratterebbe di una struttura in cemento armato flottante dalla forma tubolare che passerebbe a 30 metri di profondità dalla superficie dell’acqua senza ancoraggi sul fondale.Tunnel Archimede

Si tratterebbe di ingegneria estrema perché il tunnel Archimede non essendo ancorato in fondo al mare, risulterebbe sospeso dai pontoni galleggianti che, una volta realizzati, verrebbero interamente rivestiti di vegetazione risultando visibili sulla superficie acquatica, permettendo alle navi di passare liberamente sul tunnel subacqueo.

Un’ ipotesi valutata dai tecnici scandinavi coinvolti nel progetto con il fine di minimizzare l’impatto visivo e ridurre l’inquinamento acustico che avrebbe decimato la fauna locale.

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L’ingegnere Arianna Minoretti a capo del gruppo di studio sul Tunnel Archimede

Il Tunnel Archimede è stato per anni considerato un mero concetto, un’opera di difficile realizzazione. Ma molto probabilmente, oggi, i tempi sono maturi.

L’ingegnere Arianna Minoretti, Chief Engineer presso la Norwegian Public Roads Administration, laureata al Politecnico di Milano in ingegneria strutturale è a capo del gruppo di studio sul Tunnel Archimede che sta ingegnerizzando il progetto con l’obiettivo di dare vita al “ponte invisibile” fino ad ora considerato irrealizzabile.

Durante la conferenza di presentazione del progetto l’ingegnere Minoretti ha ricordato che l’idea del tunnel subacqueo non è un’assoluta novità in quanto fu avanzata dall’architetto navale britannico Sir James Edward Reed 100 anni fa, senza mai essere realizzata. Durante la presentazione, sono stati mostrati gli elaborati di progetto ed il risultato delle analisi condotto sulla struttura. L’ingegnere ha dichiarato che al momento sono in atto test e simulazioni finalizzati alla pianificazione della sicurezza, priorità assoluta come in ogni opera opera ingegneristica di grandi portate.

La soluzione del Rørbru Archimede, non è stata la unica ad essere valutata tuttavia al momento sembra essere tra le prescelte per via della conformazione geomorfologica dei fiordi che quando risultano essere più profondi di 100 metri o più larghi di 2-3 chilometri, rendono di difficile applicazione le soluzioni ingegneristiche esistenti. Il fondale marino sarebbe troppo profondo per un tradizionale tunnel di roccia perché implicherebbe l’uso di un’enorme quantità di terra sulle rive.

All’imponete progetto collaborano le tre università nordiche The Norwegian University of Science and Technology, The University of Stavanger and Chalmers University of Technology e sono coinvolti circa 50 ricercatori chiamati a trovare soluzioni innovative alle sfide relative al progetto Coastal Highway Route E39.

Tra i diversi temi oggetto di studio ed implementazione da parte del gruppo di ricerca, ci sono: infrastrutture sostenibili e riduzione delle emissioni di gas serra, tecnologie per ponti sospesi, sistemi di trasporto intelligenti (ITS), gestione e manutenzione digitale delle infrastrutture, aspetti finanziari legati alla gestione di opere di ingegneria complessa, degrado e corrosione del calcestruzzo.

Soluzioni che potranno essere messe in atto non solo per il progetto in corso ma anche per future opere in giro per tutti i paesi che al momento, incuriositi dal progetto del Tunnel Archimede e dell’intera infrastruttura norvegese, puntano gli occhi e programmano il futuro.

Immagini di copertina ©Statens vegvesen

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