Titoli edilizi e professionista. Quale ruolo, competenza e responsabilità?

Titoli edilizi e professionista. Quale ruolo, competenza e responsabilità?

Titoli edilizi

I professionisti sono gli attori, i protagonisti fondamentali nell’ambito dei titoli edilizi e procedure abilitative come CILA e SCIA, principalmente in quelli sottoposti alla forma dell’autodichiarazione, ma in larga parte, anche in quelli sottoposti al regime del rilascio in forma espressa di atti da parte della pubblica amministrazione.

I soggetti dell’attività edilizia, in generale, sono:

  • i professionisti;
  • le imprese di costruzione;
  • le pubbliche amministrazioni.

Sia le imprese che i professionisti hanno responsabilità relativamente alla corretta realizzazione delle opere edilizie assentite e si assumono a tal riguardo le responsabilità, penali, amministrative, civili e deontologiche.

Il ruolo del professionista è sempre più importante nella fase gestionale del procedimento amministrativo. Ormai da quasi trenta anni, il legislatore, in un intento di semplificazione e snellimento burocratico, ha stabilito funzioni del pubblico e del privato, in una logica di acceleramento dei tempi procedurali in questo indirizzo:

  • la pubblica amministrazione svolge un ruolo iniziale di indirizzo e programmazione, con la redazione di leggi, atti di pianificazione e regolamentari;
  • la fase gestionale intermedia, necessaria per fare iniziare l’attività è ormai affidata pressoché integralmente all’iniziativa del privato, in particolare al professionista, che si è sostituito alla pubblica amministrazione, mediante gli istituti delle autodichiarazioni ed asseverazioni;

IFnfine la pubblica amministrazione ritorna nella fase finale, per esercitare una funzione di controllo e di eventuale azione repressiva nei confronti di abusi edilizi, ove necessario, verificando il contenuto degli asseveramenti e le dichiarazioni.

Titoli edilizi. Quale ruolo e quali responsabilità spettano al tecnico?

Il professionista svolge i seguenti ruoli:
• asseveramento di tutti i titoli edilizi (SCIA, permesso di costruire, sanatorie edilizie, dichiarazioni in genere, ecc.);
• asseveramento della segnalazione certificata di agibilità dei fabbricati o similare in relazione alla specifica e diversa legislazione regionale;
• in qualità di direttore dei lavori, assume la responsabilità relativamente alla corretta realizzazione delle opere in conformità ai relativi titoli edilizi.

L’art. 19, comma 6 della L. n. 241/1990 e l’art. 20, comma 13 del d.P.R. n. 380/2001 letteralmente recitano: “Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni […] dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al medesimo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni”.

Normativa che ha aumentato competenze e responsabilità del tecnico asseverante, è stata la modifica dell’art. 19 della legge n. 241/1990, apportata dalla L. n. 122/2010 con la sostituzione della DIA con la SCIA, ha comportato le seguenti modifiche:

  •  la DIA prevedeva semplicemente un corredo documentale costituito da certificazioni e attestazioni normativamente richieste (anche per mezzo di autocertificazioni);
  • oggi con la SCIA il corredo documentale è più ampio ed è costituito da dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà (per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali e i fatti previsti negli artt. 46 e 47 del testo unico di cui al d.P.R. n. 445/2000), quindi, attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati, oltre ad elaborati tecnici, che possano dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti e dei presupposti.

In conclusione, la disciplina della SCIA sposta ancora di più rispetto alla DIA, i compiti istruttori a carico del privato, aggravando gli oneri e le responsabilità a carico del “dichiarante” con particolare riferimento al tecnico professionista asseverante. Infatti, si può parlare di ulteriore “privatizzazione della funzione istruttoria”, ancora di più svolta dal soggetto privato.

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Normativa. Cosa è cambiato negli ultimi anni?

La modifica dell’art. 19 della legge n. 241/1990, apportata dalla L. n. 122/2010 comporta ulteriori considerazioni, infatti:

  • nella DIA nella parte relativa all’indicazione delle sanzioni, non si dava nessuna indicazione, pertanto si applicava l’art. 481 c.p. (reclusione fino ad un anno o multa da 51,00 euro a 516,00 euro);
  • oggi con la SCIA è previsto un aggravamento delle sanzioni, infatti la legge stabilisce: “Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni che corredano la SCIA, dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti è punito con la reclusione da uno a tre anni”.

Pertanto, in generale si può ragionevolmente affermare che in relazione alle modifiche normative intervenute negli ultimi anni sono state incrementate le responsabilità del professionista, in qualità di tecnico asseverante, per le seguenti ragioni:

  • il professionista deve asseverare obbligatoriamente tutti i titoli edilizi, comprese le istanze di permesso di costruire. Nel caso che l’asseveramento del professionista consenta l’attivazione dell’istituto del silenzio-assenso e l’inizio dei lavori, in ipotesi di dichiarazione erronea o mendace, oltre alle possibilità di incorrere in sanzioni penali, espone il professionista al rischio di risarcimento danni civili da parte della committenza, per l’avvenuta esecuzione di opere abusive;
  • l’art. 3 del d.lgs. n. 222 del 2016, ha modificato l’art. 20 del d.P.R. n. 380/2001 comma 1, nel seguente modo:
    “[…] La domanda è accompagnata da una dichiarazione del progettista abilitato che asseveri la conformità del progetto agli strumenti urbanistici approvati ed adottati, ai regolamenti edilizi vigenti, e alle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, alle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie nel caso in cui la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali, alle norme relative all’efficienza energetica”.

In sostanza è stata eliminata la frase “nel caso in cui la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali”.
Pertanto, secondo le nuove disposizioni diversamente dal passato, la relazione asseverata del professionista è dovuta anche in presenza di valutazioni tecnico discrezionali e quindi è stato esteso l’ambito delle competenze dell’asseveramento con le conseguenti ulteriori responsabilità;

  • è aumentato il numero dei titoli abilitativi e questo ha determinato maggiore difficoltà nell’inquadrare la corretta procedura abilitativa dei lavori da realizzare, in tal senso devesi tenere conto che l’errato titolo abilitativo può determinare il presupposto di esecuzione di opere in assenza di titolo, con le relative conseguenze sanzionatorie penali, amministrative e civili;
  • maggiore possibilità di sostituire il rilascio di autorizzazioni da parte dell’amministrazione pubblica con l’asseveramento del professionista. Infatti, la legge a L. 7 agosto 2012, n. 134, c.d. “salva-Italia”, all’art. 13 comma 1 recita “nei casi in cui la normativa vigente prevede l’acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi l’esecuzione di verifiche preventive, essi sono sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni o asseverazioni o certificazioni […] salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti”. Ferma restando l’impossibilità di sostituire con l’asseveramento del tecnico il rilascio dell’autorizzazione della pubblica amministrazione nei casi di vincoli, storico, paesaggistico, idrogeologico, sismico, in altri casi il professionista può sostituire con il proprio asseveramento il rilascio di un atto di assenso, nulla-osta, parere o similare di competenza di enti pubblici;
  • il ruolo del professionista, in qualità di tecnico asseverante è di maggiore responsabilità rispetto a quello del dirigente dell’amministrazione pubblica che rilascia un atto amministrativo in forma espressa.

Infatti, il dirigente della pubblica amministrazione rilascia il provvedimento in forma espressa ad esempio il permesso di costruire ed inserisce nel provvedimento la nota formula “fatti salvi e riservati i rapporti fra terzi”. Pertanto, si assume una responsabilità unicamente sotto il profilo pubblicistico, cioè di verifica della conformità urbanistico-edilizia, non anche relativamente alle norme del diritto privato, quali quelle civilistiche, ad esempio distanze, affacci, servitù, situazioni legate al riconoscimento di diritti di natura privatistica, ecc., che rimette alla decisione della giustizia ordinaria.
Il professionista assevera la relazione di conformità a tutto il quadro normativo e regolamentare e non inserisce la nota formula “fatti salvi e riservati i rapporti fra terzi”.

Pertanto si assume una più ampia responsabilità, sia sotto il profilo pubblicistico, cioè di verifica di conformità urbanistico-edilizia, ma anche relativamente al diritto privato, cioè alle norme civilistiche, finalizzate al riconoscimento di diritti di natura privatistica, per le quali in caso di errore può essere chiamato a risponderne, in termini di danni civili, da parte della propria committenza.

Le responsabilità del tecnico asseverante sono:

  • penale, ai sensi dell’art. 44 del d.P.R. n. 380/2001 e dell’art. 181 Codice dei beni culturali;
  • civile, per danni nei confronti del proprio committente e/o a terzi;
  • deontologica disciplinare, nei riguardi al proprio ordine o collegio di iscrizione;
  • amministrativa, per quanto attiene alla responsabilità delle procedure sanzionatorie amministrative, nel caso di realizzazione di abusi edilizi.

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La disciplina edilizia e paesaggistica dopo il c.d Madia SCIA 2 e il d.P.R. 31/2017

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